Elezioni regionali: divisi si perde! Che fare ora?

25 Febbraio 2019
2 Commenti


Andrea Pubusa

Giovedì alle 17,30 presso lo Studium Franciscanum in via Principe Amedeo n. 22 - Cagliari, il CoStat promuove una valutazione a caldo del voto con la partecipazione di esponenti delle varie liste, intellettuali e cittadini. Dopo una breve introduzione, seguirà un libero confronto al fine di individuare linee e indirizzi dell’opposizione alla giunta di centrodestra. Si cercherà di rispondere al quesito: come costruire un’opposizione forte e unitaria per la Sardegna?

Un tempo ai diceva: “quando le forze progressiste si dividono, passa la reazione“.  Ora, non è proprio così, perché il centrodestra non è reazionario in senso classico e neppure il PD & C. sono veri progressisti a giudicare dalle loro azioni di governo, ma all’ingrosso il detto, in queste  nostre elezioni regionali, c’azzecca. Passano Solinas e la Lega, tutte le altre forze, sparpagliate, perdono. E ci sono anche gli ingredienti tipici del caso: il centrodestra è tronfio per il successo, il PD & C. è felice perché temeva peggio e poi perché il suo avversario era ed è il M5S, le forze minori se la prendono col destino “cinico e baro” e sperano in miglior sorte.
E certamente in queste ore e in questi giorni sentiremo ripetere queste litanie. Ora, queste analisi sono il frutto di marchiani errori pregressi, di analisi e di impostazione, e sono foriere di ulteriori disastri per il Paese e per la Sardegna.
Prendiamo la posizione del PD e dintorni: avevano paura di perdere ancora di più per la consapevolezza di aver fatto malissimo al governo, tanto male da camuffarsi, ma sono paghi per non essere del tutto scomparsi. “Ci siamo“, dicono, tirando un sospiro di sollievo, abbiamo la forza per ripartire e Zedda è la garanzia della ripresa. Ma l’esito può essere letto anche in modo opposto. Con più sano realismo, si può dire che il risultato per il centrosinistra è un ulteriore passo verso l’irrilevanza a seguito della frantumazione progressiva delle forze che lo compongono. Il PD si riduce ulteriormente, mentre le altre sigle della coalizione sono niente più che scarti elettorali della diaspora della sinistra che fu. Quanto a Zedda, dovunque è passato, come Attila ha lasciato, in un inarrestabile crescendo, macerie fumanti e divisioni, da SD a  SeL a Campo Progressista.
E le forze c.d. natzionalitarie? E’ eccessivo dire che sono vittime di se stesse, della superbia dei propri leaders? Lo abbiamo detto più volte anche da questo blog. Il povero elettore, simpatizzante di quest’area, con una legge truffaldina, che mette una soglia di sbarramento al 5%, vedendo la frantumazione, perde speranza, non comprende le divisioni dei leaders presuntuosi e parolai, e che fa? Vota liste più sicure o se ne sta a casa, diserta l’urna.
Per i 5 Stelle, se si guarda l’esito travolgente del 4 marzo, siamo al tracollo, se teniamo conto che non erano presenti e che alle regionali il risultato non è male, perché il campo di battaglia vede all’opera turbe di candidati delle coalizioni maggiori che, come le cavallette di biblica memoria, s’infilano in ogni dove in cerca di voti. Un vero esercito di attivisti del porta a porta, del casa per casa, del famiglia per famiglia, che i grillini, nella loro sdegnosa solitudine, non hanno. Ma come non vedere la stupidità di avere rifiutato appoggi qualificati e disinteressati in nome di una linea (niente alleanze) che andava bene per fare l’opposizione, ma è perdente per governare. E come negare che, se i voti non vengono trasportati dal vento, ma vanno conquistati, occorrono candidature adeguate, non quelle di emeriti sconosciuti al dibattito pubblico?
Ora, però ciò che preoccupa è che i Progressisti sardi, partendo dalla loro analisi, pensano di dover continuare così, credono che basti un imbellettamento per riprendersi e fare il mazzo al centrodestra e, manco a dirlo!, ai vituperati grillini. I natzionalitari s’illudono che il loro messaggio sia stato deviato dalla presenza di Salvini  e dalla candidatura di Solinas, che in fondo è il segretario del partito storico dei sardi, il Psd’az. Anche loro credono d’essere sulla strada giusta e che tutto - come nelle belle favole - alfine si chiarirà. I pentastellati si consolano ricordando a se stessi che anche a livello nazionale non hanno vinto subito, a primo colpo, ma dopo una marcia paziente di avvicinamento.
L’esito di questi ragionamento sapete quale è? L’immancabile capocciata collettiva al muro, con conseguente ulteriore rottura della testa.
E allora? Allora occorre cambiare passo a partire dalle analisi. Per esempio, bisogna ammettere che M5S è una forza democratica con spiccata propensione verso la questione morale e sociale. L’area natzionalitaria  deve chiarirsi le idee e propendere in questa fase per una opzione federalista, come forma non di disarticolazione della Repubblica democratica, ma come riforma della sovranità popolare al suo interno e nei rapporti con la UE. Il PD & C. dovrebbe fare un grosso, quasi inumano sforzo, di riscoprire l’etica pubblica, di abbandonare il liberismo, di cui si sono infatuati e tornare ad una visione d’ispirazione socialista, il M5S ancora passare dall’isolamento e dal contratto all’idea che bisogna formare un blocco sociale e politico del cambiamento.
Nelle cinque righe che precedono c’è un programma di revisione delle forze politiche sarde (e non solo) che richiede uno sforzo immane da tutti. La verità è che in Sardegna occorre una rivoluzione culturale, una riforma intellettuale e morale, che rapidamente trasformi le forze di contrasto del centrodestra in forze del progresso e dell’equità sociale. Le sconfitte spesso sono la premessa del tracollo e della scomparsa. La storia conosce però anche una variante positiva, e cioè l’occasione per una profonda revisione autocritica e di una ripartenza vincente. Di questo ha bisogno la Sardegna e il popolo sardo, non dei soliti ritornelli che fanno rima immancabilmente con frammentazione e capitolazione. Dall’opposizione si può far partire un’azione unitaria per voltare pagina. Che Iddio ci assista!

2 commenti

  • 1 Valentina Boi
    25 Febbraio 2019 - 23:56

    Credo che la legge elettorale sia una delle note più tristi: toglie rappresentanza e quindi visibilità a molte forze che all’opposizione potrebbero far vedere qualcosa di nuovo….

  • 2 Aladin
    26 Febbraio 2019 - 14:11

    Anche su Aladinews: http://www.aladinpensiero.it/?p=93923

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