Candidato sotto processo: le 25 domande di un’elettrice

22 Gennaio 2016
Nessun commento


Gianna Lai


Ma perchè devo scegliere tra un candidato della destra e uno del centrosinistra, attualmente sotto processo? Ha  una valenza etica il voto di ciascuno, non solo nella sua espressione singola, ma anche per l’esito finale che riguarda tutti? Devo accettare come limite alla mia libertà di voto, che sia il giudice a decidere se quel tale alla sbarra farà o no il sindaco? Che la politica sia del tutto regolata dalla Procura della Repubblica, fin nei  momenti più importanti della vita di una comunità? Che la candidatura suoni sorta di sfida della politica nei confronti del giudice, come se potesse essere sollecitato ad assolvere, e della comunità degli elettori, tenuta in sospeso fino alla sentenza del Tribunale? Non sembra quella acclamazione senza primarie, e poi la benedizione di Renzi nel suo governo protettore di indagati, il segno che non c’è niente da discutere? Che è quella stessa politica a decidere tutto, pur ormai incapace di controllo e di etica, al punto da farsi regolare dai giudici, in particolare nelle assemblee istituzionali e in occasione di quasi tutte le scadenze elettorali? Non avrebbe dovuto, il candidato, rivolgendosi ai suoi elettori, ma alla città intera, mettersi semplicemente in attesa della sentenza? L’onesto elettore che non sa che fare, deve procedere col cuore stretto fino a quando? Avvilito e offeso, impedito di partecipare, per pudore, alla campagna elettorale, ovvero spogliato della sua stessa identità di elettore, sarà ancora in grado di ricordare come una volta essa fosse invece  caratterizzata dall’orgoglio di poterlo dichiarare a fronte alta il proprio voto, sì da  indurre anche gli altri a votare tale lista e tale candidato? Procediamo così per tutta la campagna elettorale, fino alla sentenza? E se il giudice deciderà, assolvendolo, che il candidato sotto processo potrà fare il sindaco, il mio voto avrà la stessa valenza che avrebbe se avessi votato, ed eletto,  un non indagato, un cittadino non sotto processo al momento della candidatura? E poi, il Pubblico Ministero appellerà? E dovrò ancora farmi carico di nuovi “disordini della politica”, nel caso in cui le cose andassero in altro modo? Di fronte alle centinaia, alle migliaia, di persone serie e non indagate da candidare ed eleggere, dobbiamo accettare questa ingiustizia della candidatura di una persona alle prese con la giustizia per abuso d’ufficio? Di un cittadino, al momento, compromesso e, con facilità, politicamente condizionabile, tutti noi ben capendo che il tempo e l’attenzione di una persona sotto processo non possono essere dedicati ad altro, se non, appunto, al proprio processo? Come elettori, abbiamo la responsabilità enorme di definire la rappresentanza, di scegliere chi governerà, possibilmente  sostenendolo il nostro candidato, e facendolo votare e contribuendo alla buona riuscita della sua campagna elettorale: dobbiamo del tutto spogliarci di questa nostra alta prerogativa, alta perlomeno così come la Costituzione la assegna a ciascuno di noi, uno per uno, cittadino per cittadino? Avrebbero mai i Costituenti, quelli che hanno scritto questa Costituzione, immaginato cose simili, stendendo l’Articolo 1 della Carta? E i partigiani che hanno combattuto e son morti per questa Repubblica, l’avrebbero immaginato, lì sulle montagne o in pianura, preparando la democrazia? E le donne di tutto il mondo, rivendicando il diritto di voto? Per quanto tempo ancora ci si chiederà di  far finta, di non capire che c’è in ballo la cittadinanza in questo maltrattamento dell’elettorato, in questo pretendere che si faccia finta di niente? Far finta che un candidato vale l’altro, che non c’è tempo per operare scelte diverse, che il corpo elettorale, cioè,  bisogna continuare a trattarlo come una manica di fessi, che se vuole votare vota, sennò si arrangi, lui e tutte le sue pretese? E al singolo elettore continuare a mandare l’informazione che la sua presenza in cabina è del tutto irrilevante, che le scelte sono già fatte in luoghi a lui rigorosamente inaccessibili, che anzi, va bene l’astensione, così c’è meno gente che rompe e ci si adegua più in fretta alla morte della partecipazione? Come in America, dove la stessa cosa avviene ormai da tempo, e continuano a essere felici, a passarsela tutti abbastanza bene ugualmente?
Mi chiedo, dopo  questa sfilza di domande: come diavolo si intende procedere nella campagna elettorale, nessuno avendo ancora posto in modo aperto la questione? Non può sembrare che i due schieramenti più grossi giochino, già d’accordo su un risultato che possa essere per entrambi soddisfacente, a non disturbarsi troppo? Si può lasciare che tutto avvenga sulla base di un’intesa da cui l’elettore è ignorato, escluso, reso privo della sua stessa dignità, quale che sia l’esito futuro? Ed infine, ci sarà tra i progressisti un candidato e una lista che porranno questa  questione, prendendosi a cuore l’insofferenza- indignazione del singolo elettore, ma la rispettabilità dell’intero corpo elettorale?

0 commenti

  • Non ci sono ancora commenti. Lascia il tuo commento riempendo il form sottostante.

Lascia un commento