Carbonia. 72 giorni del prefetto e del questore: “Ordine e sicurezza pubblica non son stati turbati grazie al tempestivo intervento delle forze di polizia che hanno frenato gli istinti della massa agitata dai propagandisti di professione”

18 Dicembre 2022
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Gianna Lai

Oggi domenica (anniversario dell’inagurazione nel 1939) nuovo post sulla  storia di Carbonia dal 1° settembre 2019.

Risponde Terracini, “il diritto al lavoro contiene in sé implicitamente il diritto allo sciopero: ottenere il lavoro, la soddisfazione di un diritto sancito dalla Costituzione”.
“L’affermazione del diritto al lavoro dà un’impronta di legittimità a tutte le iniziative e a tutte le lotte che mirano a realizzare l’obiettivo costituzionale. Cioè il diritto al lavoro contiene in sé implicitamente il diritto allo sciopero, alla lotta. Iniziative, atti, azioni che potrebbero apparire alcune volta passibili di sanzioni, in base alla legislazione vigente, sono invece rese immuni proprio in virtù della loro caratterizzazione finalistica e cioè quella di ottenere e o conservare il lavoro. La soddisfazione, dunque, di un diritto sancito dalla Costituzione”. Così Umberto Terracini contro la politica repressiva del lavoro in Italia. E dei movimenti popolari, che dapertutto combattono contro la disoccupazione e la miseria imposta a operai e contadini e contro gli incidenti e i morti in fabbrica. Perchè le sinistre e il sindacato pongono la sicurezza del lavoro a tutela della democrazia e delle istituzioni repubblicane, vera applicazione della Carta appena entrata in vigore. E vediamo allora come si esprime la rappresentanza di governo nella periferia della nazione, a Cagliari, prefetto e questore, quando si parla di lavoro in provincia e degli operai di Carbonia: il prefetto al 1 gennaio 1948, “I partiti della sinistra si sforzano per sobillare le masse, specie i minatori e i disoccupati, contro le autorità, sfruttando il disagio delle masse stesse”. E se ha ottenuto “ largo consenso il partito democratico per il suo atteggiamento fermo e legalitario”, ancor più rassicurante, contro gli attacchi della sinistra, il “recente rimpasto operato dall’on. De Gasperi, con l’immissione nel governo di esponenti del Partito Repubblicano e Socialista dei lavoratori italiani”. E il questore, nella nota del 25 febbraio, “Rimane depresso lo spirito pubblico, a causa della condizione finanziaria e della situazione alimentare in Italia. Preoccupazione per la possibile decisione governativa di ridurre l’indennità di carovita”. Dunque, uno sguardo fugace alle questioni sociali, per segnalare tuttavia, subito dopo, quanto “incide sui benpensanti la paura del comunismo”, nel clima determinatosi in provincia con l’apertura della campagna elettorale.
Così il 29 marzo, ancora il questore, “mentre la Dc fa da centro di raccolta nelle cui sfere d’azione si muove l’elemento benpensante e intellettualmente emancipato del popolo, il socialcomunismo, inquadrato nel fronte democratico del popolo, riscuote la fiducia nella massa amorfa degli operai, specie in quelli del bacino minerario del Sulcis, ove i dirigenti sindacali, quasi tutti comunisti, esercitano un sensibile ascendente su detta massa, inconscia del programma e delle ideologie marxiste, che aderisce perciò agli scioperi susseguentisi, specie in questi ultimi tempi a catena, col precipuo scopo di ingenerare malumore e critiche sull’operato del governo e dei suoi rappresentanti nell’ambito della provincia, il cui sforzo, tante volte irto di ostacoli, contribuisce ad alleviare lo stato di disagio in cui versano le varie classi sociali”. Ed ancora, nel mese successivo, sugli esiti del 18 aprile, “la lotta ha assunto carattere specialissimo in difesa della libertà contro il totalitarismo, del cittadino contro la dittatura”, onde impedire “la formazione e il conseguente predominio di correnti dittatoriali e illiberali”, e contro una maggioranza delle “correnti estremistiche che avrebbero potuto, se vittoriose, sovvertire i valori morali e spirituali dell’intera nazione”. Non son finite tuttavia le preoccupazioni, pur di fronte alla vittoria della Dc, fortemente aggravato il contesto perché si “paventa una nuova guerra mondiale”.
E a giugno, sempre il questore, contro l’organizzazione sindacale sulcitana e la Camera del lavoro di Carbonia, risultato di un “sistema ormai inveterato negli esponenti estremisti, che manovrano le masse a loro piacimento e che di un futile argomento ne fanno motivo di sciopero, come la recente vertenza nata a seguito dei trasferimenti preannunciati dalla SMCS. Esponenti dei partiti di sinistra speculano sulla buona fede della massa che, presa dalle promesse, si abbandona a manifestazioni sconfessate dai benpensanti, costituendo causa, tante volte, di disordini e di impedimento al ritorno della normalizzazione della vita della provincia, la cui tranquillità è solamente turbata dalle agitazioni dei minatori, che non hanno ancora trovato una via sicura nel nuovo assetto politico economico”. Per poi proseguire, “lavora molto il partito comunista che non trova sosta nell’organizzare comizi e manifestazioni, che si risolvono in una accanita opposizione al governo”. E tuttavia, l’“aspra polemica fra i socialisti e i saragattiani”, fa ben sperare, “ci si augura che il Psi si convinca, una buona volta, a lasciare l’allenza con il Cominform”. Così a luglio, sull’ ordine pubblico a Carbonia, “allorché per un motivo qualsiasi, anche a scopo intimidatorio, viene sparato un colpo d’arma da fuoco, tutte le dimostrazioni, anche se violente, si sciolgono ed è facile ristabilire la calma”, quasi a voler introdurre i giorni dell’attentato a Togliatti: “L’attentato, un pretesto per scender in piazza,… i partiti di sinistra hanno fatto di tutto per radunare masse nelle piazze, incitandole, con discorsi incendiari, alla vendetta”. Ma rassicurante, subito dopo, il questore, “grazie all’intervento della polizia, la cui maniera forte ha riscosso il plauso della popolazione, immediata la denuncia dei responsabili, non tutti esponenti sindacali: è ormai manifesto che un provvedimento giudiziario smascheri la loro attività velata di sindacalismo, di umanità e comprensione verso la classe lavoratrice”. Così il prefetto ad agosto, “L’episodio di Bacu Abis, il risultato dell’odio che cova negli animi degli esponenti faziosi e intemperanti” mentre, “dopo i numerosi arresti seguiti in continente, i comunisti hanno imposto quasi una sosta alle manifestazioni”. Per concludere sul tema, il questore: “il 14 luglio 4000 operai di Bacu Abis, in una manifestazione di protesta contro l’attentato a Togliatti, si abbandonano a violenze, culminate col ferimento del consultore Fiorito e del segretario della DC Marras. Il 15 luglio 4000 operai guidati dalla Camera del lavoro dimostrano per le vie cittadine, abbandonandosi a violenze: invase e danneggiate le sedi dell’Uomo Qualunque e delle Acli e il negozio di Multineddu, molta merce asportata”.
Questa la sintesi sui fatti, nella lunga nota prefettizia di settembre, “Gran parte della popolazione si convince che le agitazioni e gli scioperi e le manifestazioni di piazza son causa di sgretolamento sociale e di rovina della classe lavoratrice che, una volta sobillata, viene abbandonata, per subire le conseguenze di atti inconsulti consumati solo per istigazione e per odio di classe e non per intimo convincimento”. Così “i fatti di Carbonia, dove elementi irresponsabili hanno, durante le manifestazioni, perpetrato inconsulte aggressioni e vandalici saccheggi, contribuendo a perpetrare la situazione di disagio caratteristica del dopoguerra nazionale. Le correnti di sinistra si ostinano, con atteggiamenti del tutto in malafede, a insistere nella loro azione deleteria e perturbatrice, senza però riuscire a influenzare la situazione politica e a ricavare i frutti sperati. Esponenti dei partiti di sinistra che malvedono l’operato dei rappresentanti del popolo al governo”.
E ancora la denuncia del prefetto sui 72 giorni, contro i sindacati e contro il loro “atteggiamento inconsulto per l’esiguità degli aumenti,… già concordati col Consiglio di gestione, nel quadro del risanamento economico dell’azienda”. Cui segue il questore, a dicembre, “Lo sciopero dovuto a un atteggiamento voluto solo dagli organi sindacali per mere speculazioni politiche”, e tuttavia “l’ordine e la sicurezza pubblica non sono stati turbati grazie al tempestivo intervento delle forze di polizia che hanno frenato gli istinti della massa, agitata dai propagandisti di professione”.

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