Intervista a Simona Fanzecco, segretaria della Camera del Lavoro di Cagliari

4 Giugno 2024
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 Gianna Lai

Abbiamo già pubblicato una parte di questa intervista, ora la proponiamo nella sua veste integrale, comprendente  anche le parti che riguardano specificamente la Sardegna.

Buongiorno Simona, il mondo del lavoro tutto si mobilita con Cgil e Uil per i morti nei cantieri, 3 al giorno, un grande dolore dopo la tragedia nella centrale Enel emiliana. Una condizione di vita ormai insopportabile, certo non siamo un paese civile, pur avendo una Costituzione tra le più avanzate in termini di diritti civili e sociali. Intervenendo durante la manifestazione di protesta a Cagliari, dopo l’incontro col prefetto, hai denunciato le politiche che mirano a comprimere i costi della sicurezza.

Il lavoro precario è lavoro sfruttato, senza formazione, secondo tipologie di assunzioni precarie e instabili, un turnover elevato, appalti e subappalti a maggior rischio di infortuni. Già qui a Cagliari vogliamo costruire collaborazioni con l’Università cittadina e con l’Inail, per creare insieme un protocollo e istituire un osservatorio su infortuni, malattie professionali e sfruttamento. Anche da noi, trattamenti economici e normative diverse tra operai che fanno lo stesso lavoro, e poi su salute e sicurezza la mancanza di ogni garanzia, se pensiamo in particolare alla logistica: la morte recente del lavoratore schiacciato dal rimorchio del macchinario usato per movimentare i container, durante le operazioni di scarico da una nave, nel Porto Canale di Cagliari. Lavorazioni che prevedono manovre impegnative, ad elevatissimo rischio di incidente anche mortale, come nel caso, nessun compagno ad affiancare l’operaio: ciò che offende è il pianto e l’indignazione dei primi giorni, poi tutto torna come prima, il rischio di incidenti sempre a minacciare i cantieri.

Sì “Zero morti sul lavoro” è lo slogan che ha aperto a Cagliari l’11 di aprile la manifestazione Cgil-Uil : cancellare le leggi che negli anni hanno reso il lavoro precario e frammentario, superare il sub appalto a cascata e ripristinare la parità di trattamento economico e normativo per le lavorazioni e i lavoratori di tutti gli appalti pubblici e privati. Mai più lavoro senza un’adeguata formazione e diritto alla formazione continua. Si blocchino le attività alle imprese che non rispettano la sicurezza, condizione prima, la sicurezza, per accedere ai finanziamenti pubblici, e diritto di eleggere i propri rappresentanti a garantirla. E obbligo di applicare i Contratti Collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni più rappresentative. Perché ormai non si vogliono firmare i contratti, né si recupera l’inflazione. E drammatico si prospetta il futuro se il governo istituisce una patente a crediti, per “premiare” l’azienda che fa prevenzione, partendo da un tetto di 20 punti, -15 dopo un incidente: la vita dell’operaio vale cioè 15 punti, mettendo in formazione le maestranze l’imprenditore può, infatti, recuperare subito i suoi crediti, come non fosse successo niente. Brutale svalorizzazione del lavoro, qualità e sicurezza sempre sconosciuti per gli imprenditori.Il lavoro precario è lavoro sfruttato, senza formazione, secondo tipologie di assunzioni precarie e instabili, un turnover elevato, appalti e subappalti a maggior rischio di infortuni. Già qui a Cagliari vogliamo costruire collaborazioni con l’Università cittadina e con l’Inail, per creare insieme un protocollo e istituire un osservatorio su infortuni, malattie professionali e sfruttamento. Anche da noi, trattamenti economici e normative diverse tra operai che fanno lo stesso lavoro, e poi su salute e sicurezza la mancanza di ogni garanzia.

La Camera del lavoro e il sindacato. Quale il rapporto tra Cagliari e la Confederazione generale? Siamo gli ultimi in Europa in termini di salario e occupazione: sul Contratto nazionale, quali i vostri impegni nella città metropolitana e come si sviluppa nel territorio la linea di Landini

Certo la crisi di rappresentanza riguarda anche il sindacato. Si perdono gli iscritti con le crisi aziendali e con il lavoro che cambia e quando le aziende vengono meno. Lavoriamo sulle vertenze, ma il precario non si iscrive al sindacato, vive la sua esperienza in solitudine, ha paura. Perciò difficile avviare una vertenza, trattativa collettiva che ti rassicura. Un indebolimento della forza collettiva che noi verifichiamo anche nei possibili referendum sul mercato del lavoro e sulla precarietà, che invece necessitano della partecipazione più ampia.

Nel territorio facciamo tanto, come Camera del lavoro metropolitana siamo nell’esecutivo nazionale e abbiamo contezza piena di quello che fa la Confederazione generale a Roma. Cagliari l’unica Camera del lavoro in Sardegna ad avere tra i suoi iscritti più attivi che pensionati, un territorio più strutturato a caratterizzare l’economia del luogo, un’occupazione più giovane rispetto al resto dell’isola. A Cagliari una popolazione più giovane, un’occupazione, diciamo così, più fluida. E, rispetto all’aggravarsi della disoccupazione siamo impegnati, nel nostro Centro Studi della Cgil regionale, ad analizzarne tutte le possibili variazioni e mutamenti: vogliamo costituire il Sol-Cgil, Sportello di orientamento al lavoro, come risposta a chi si vede espulso dal mercato, o rischia di esserlo, e deve essere avviato alla riqualificazione. Prendere in carico la persona, sostenerla nei percorsi istituzionali di formazione quando non ha un lavoro o lo sta perdendo, seguendo l’andamento del fenomeno: questi i dati sull’occupazione nella città metropolitana di Cagliari, 2023, 61,7% quella maschile, 56,6% quella femminile. Secondo un incremento che riguarda tuttavia solo lavori a tempo determinato e precari, stagionali e comunque instabili, pur avendo Cagliari, con i dati appena riportati, un tasso di disoccupazione inferiore rispetto al resto della regione. Perciò, rispetto al tasso di inattività, quelli che non lavorano e che non cercano lavoro, contro il 37,5% che caratterizza l’isola, a Cagliari riscontriamo il 30,2%, con una prevalenza marcata per le donne, naturalmente, fino al 45, 4%, il 24,2 per gli uomini.

E ci impegnamo per l’applicazione del Contratto nazionale, che rappresenta un grande valore garantendo a tutti i lavoratori uguale retribuzione, il lavoro espressione di solidarietà, un diritto al disotto del quale non si può andare e che, se venisse gestito dall’Autonomia differenziata, vedrebbe i più deboli subire condizioni di percorso formativo più scarso, salari più bassi, quindi ancor più emigrazione. Perché oggi il Contratto di riferimento risulta quello maggiormente applicato, quello al ribasso firmato col sindacato pirata, secondo la legge delega del governo in tema di contrattazione e retribuzione: i contratti che si applicano non quelli delle rappresentanze e erga omnes, il contratto più applicato, al ribasso, costruito in azienda con i sindacati pirati. Su mille contratti nazionali solo 300 risultano, appunto, firmati da Cgil Cisl e Uil e quello più applicato prevale, secondo, naturalmente, l’imposizione padronale. Per un nuovo modello sociale e di fare impresa, dobbiamo rimettere al centro delle politiche economiche e sociali il valore del lavoro, a partire dal rinnovo dei Contratti nazionali e da una legge sulla rappresentanza; e poi la centralità della persona e della salute, l’innovazione del sistema produttivo a partire dal Mezzogiorno. Per questo ci battiamo a Cagliari e per un un Pnrr a sostegno dei più deboli. E se i lavoratori dipendenti e pensionati pagano oltre il 90% del gettito fiscale Irpef e l’evasione risulta pari a 90 miliardi l’anno, diciamo no a sanatorie e concordati e condoni, sì alla tassazione degli extraprofitti e delle rendite, secondo un fisco progressivo, come da Costituzione. Andando a prendere le risorse là dove sono, per finanziare sanità e istruzione e diritti sociali.

La Sardegna “si trasferisce” a Cagliari, città metropolitana, lo spopolamento delle zone interne a rischio di abbandono e degrado: tanti i paesi senza medico di base, chiuse scuole, poste e faramacie, pur grande l’impegno della popolazione a impedirlo e del sindacato a sostenerla, anche durante l’ultima campagna elettorale.

E’ grave nell’isola lo spopolamento delle zone interne, intanto perché sta venendo meno la connessione dei vari paesi tra loro, ancora da realizzare quella con il capoluogo, la città metropolitana appunto: ridottissima infatti la presenza del mezzo pubblico, risibile la rete ferroviaria. Cosa sarà dei comuni del centro Sardegna, destinati ad ulteriore isolamento? Diversificazione e aumento delle diseguaglianze in quei luoghi, a partire dall’assistenza sanitaria, a partire dall’uso generalizzato del mezzo privato, le strade, così in cattive condizioni, rese più insicure dalla massa dei pendolari che raggiungono quotidianamente la città: inquinamento e sinistri già adesso, ad aggravare la terribile statistica degli incidenti stradali e dei morti sul lavoro. Sì, perché gli infortuni, quelli in particolare di cui sono vittime le donne, accadono spesso in itinere, la stanchezza alla fine della giornata, la fretta di rientrare a casa per accudire la famiglia, dare il cambio alla baby sitter, prendere i bimbi all’asilo.

E se le donne non fanno figli per mancanza di lavoro, il problema della denatalità, un corto circuito molto prossimo, il mercato del lavoro precario, invecchiamento della popolazione, senza giovani che producano welfare per i sardi dall’età anagrafica molto alta: lo Stato sarà costretto ad aumentare il trasferimento di risorse verso l’isola. Se di nuovo ci riferiamo infatti alla sanità, per la quale il sindacato chiede assoluta priorità di programma a questa Giunta, già oggi il 18% delle persone rinuncia alle cure, a causa del venir meno del sistema pubblico. Non nuove riforme dunque, ma puntare sui presidi territoriali, i medici di famiglia, i pronto soccorso e i consultori a partire dalla assistenza psicologica per i giovani: le strutture di prossimità, oltre ai punti di eccellenza. E, contro il costo altissimo dei farmaci, prevenzione, ponendo al centro la persona: cura universale e pubblica, abbiamo indicato alla Todde nei nostri incontri in campagna elettorale, per un programma contro le lobby della sanità, per dare nuova speranza alle persone.

5) La Sardegna della deindustrializzazione, a Cagliari le attività prevalenti denotano una produzione che “tiene” anche di fronte a industrie particolarmente inquinanti, Saras, Eni, Fluorsid? Quale integrazione con il mondo dell’agricoltura e del turismo, ora che prepotentemente si impongono le nuove servitù energetiche?

Nella città metropolitana Start up e percorsi importanti di innovazione in quei settori che la caratterizzano, commercio, servizi, turismo e pubblica amministrazione, ma bisogna subito fare i conti con gli alti i costi della logistica e dell’energia, qui come in tutta la Sardegna. Bisogna intervenire sulla continuità territoriale e sulle politiche nazionali, onde stimolare l’autogestione dell’energia, le comunità energetiche come approvvigionamento diretto a favore delle attività produttive e degli gli usi civili.

La minaccia di deindustrializzazione a colpire il nostro territorio, significativi certo i siti di Macchiareddu, Assemini, Elmas e la raffineria di Sarroch, eccellenze nella produzione agricola a Pula e nell’intero Campidano, nei resort e nelle imprese di piccole potenzialità, ma ci deve essere sviluppo integrato, né può venire la ricchezza solo dal turismo. Fondamentali le politiche per preservare ambiente e clima, ma bisogna intervenire sulle produzioni industriali molto inquinanti, ci vuole insomma l’imput per la transizione ecologica e digitale, sennò si può entrare gravemente in una crisi irreversibile. Perciò molte le preoccupazioni sulla tenuta dell’economia nel territorio. Se rivolgiamo ad esempio lo sguardo alla stessa Saras, dopo la vendita dei Moratti agli svedesi, già potremmo aspettarci una diversa politica: potrebbe esserci un orientamento persino verso la dismissione, acquistare e chiudere perché venga meno la concorrenza a livello internazionale. Pur non essendoci stata comunicazione alcuna in tal senso, tuttavia sappiamo bene che le raffinerie devono essere riconvertite secondo una gestione green e sostenibile e si tratta quindi di vedere come si orienterà il mercato del petrolio. Un ragionamento di prospettiva è assolutamente necessario per questi 4.000 dipendenti, 1500-1700 i diretti, sopratutto chimici, gli altri in appalto, sopratutto metalmeccanici e edili. Il pericolo è che la nuova gestione Saras potrebbe anche ridurre il personale e spingere di più verso l’appalto, impegnativa già in tal senso la situazione sotto i Moratti, abbassando così, radicalmente, la qualità del lavoro. Per quanto ci riguarda, noi già pronti a porre in atto una contrattazione di secondo livello con la richiesta di insediamento di un presidio medico e di un servizio di trasporto a disposizione delle maestranze, che raggiungono la raffineria da tutto il territorio: inquinamento e, ancora, pericolo di infortuni in itinere, per l’uso massiccio del mezzo privato da parte dei circa 6.000 dipendenti. Mentre prosegue alla Saras, secondo un progetto della Comunità Europea, la produzione di energia elettrica, oggi veramente in sovracarico, senza che noi se ne abbia beneficio alcuno in termini di costi per le imprese. Così come è sempre avvenuto circa l’uso, nel territorio, di benzine e gasolio, pur prodotti qui, neppure a risarcire, almeno parzialmente, l’inquinamento della zona. E se la Sardegna, come tutto il Meridione, resta la più vicina all’Africa fornitrice prima di petrolio, oggi l’aumento dei suoi costi per il trasporto in sicurezza, ci pone alla mercé dei cambiamenti del mercato, come esito primo delle guerre in atto.

Oltre alla Saras, molte nel territorio le produzioni inquinanti, politica regionale sempre disattenta, grave la speculazione delle aziende che, raggiunto un certo livello di contaminazione dell’ambiente, abbandonano l’isola piuttosto che affrontare il peso della bonifica, senza che la Regione intervenga. Ancora un esempio eccellente, l’Eni insediata nel tempo con risorse pubbliche, produzione altamente inquinante, non ha più interesse a stare in Sardegna e abbandona il territorio, così la speculazione degli imprenditori a Saline Conti-Vecchi. Eni dismette quasi tutto, ridotti i dipendenti senza che la politica abbia mai posto vincoli, mentre il disastro ambientale resta. E la Fluorsid, prima azienda per la produzione di derivati da fluoro, altra importante azienda tra le più inquinanti, i parametri troppo alti rispetto alla realtà, è vero disatro ambientale, ettrai di sversamenti illegali: qui funziona il ricatto, mi insedio alle mie condizioni, se volete lavoro “di qualità”, ovvero Contratto chimici a tempo indeterminato e occupazione garantita; sulle spalle delle future generazioni tutte le conseguenze. Complessivamente, in area Sulcis iglesiente, solo il 6% del territorio è stato ripristinato

Ci vuole progettazione, secondo un unico obiettivo a lungo termine, per preservare l’ambiente, invece tutto risulta frammentato e esposto alla speculazione del primo che arriva e che si insedia senza intervento alcuno della politica. Dunque non terreni da dedicare alla produzione di energia da esportare, quella è servitù a vantaggio di altri territori e l’Autonomia differenziata cavalcherà l’onda e gli svantaggi non verranno mai superati. Si deve invece concordare col territorio secondo un progetto e integrare insediamenti e attività produttive in funzione dei bisogni delle persone e del lavoro: di qualità, a tempo indeterminato, da svolgere in sicurezza, in contrasto con ogni forma di sfruttamento

6)Da due anni tu dirigi la Camera del lavoro di Cagliari, non è usuale vedere una donna occupare così alte cariche, vuol dire che stanno dando frutti i cambiamenti da tempo in atto nella Cgil. Come vedi questa esperienza iniziata in così giovane età, tale da accomunarti a tante altre vicende di ragazze e ragazzi, per i quali il sindacato potrebbe essere oggi significativo punto di riferimento?

In Sardegna sei Camere del lavoro e quattro donne a dirigerle, così importante qui, come nella penisola, la presenza femminile. Cambia la Cgil, a garanzia di parità le donne hanno superato il 40% delle presenze, io la prima Segretaria Generale di una Camera del lavoro nell’isola: la mia esperienza significativa anche dal punto di vista anagrafico, nessuno mai così giovane, mai al di sotto dei 50 anni i dirigenti camerali. In Sardegna son stata la prima segretaria di categoria donna e la più giovane nella Filcams: ero perito informatico, lavoravo in un centro commerciale a tempo determinato e combattevo per il tempo indeterminato, delegata sindacale a 20 anni, mentre la Camera del lavoro usciva appena dalla “fase delle componenti”. Venivo dal Pci, come i miei genitori, e in Cgil davo una mano all’avvio dell’ informatizzazione, da volontaria, quando mi son trovata a gestire il Congresso in mezzo a persone decisamente attempate, assente il responsabile per motivi di salute. E ho vinto quel Congresso, son diventata Segretaria Filcams di Cagliari a 27 anni. A 35, Segretaria regionale, portando in breve tempo gli iscritti da 3.000 a 28.000. Con le tante donne dei servizi, del commercio, delle imprese di pulizia o lavoratrici presso gli studi professionali (l’assistente di poltrona del dentista è Filcams), un periodo di grandi battaglie: ricordo l’appalto storico delle pulizie in Regione, una mobilitazione che ha dimostrato alle lavoratrici quanto sia importante avere una rappresentanza, sicché il sindacato è cresciuto nel settore. Donne dignitose e forti nella difesa dei diritti e del lavoro, prima di tutto per il riconoscimento stesso della fatica del lavoro.

Sono partita da un’ottica di genere, gli uomini volevano imporsi, ed è stata molto impegnativa la mia elezione alla segreteria della Camera del lavoro, pur sempre sostenuta dal basso, da lavoratori e lavoratrici memori delle numerose assemble preparatorie e di altrettante vertenze. Certamente in contrasto con le pratiche della cooptazione, a prevalere la rappresentanza diretta, per dare valore all’assemblea dei lavoratori che crea consapevolezza e processi democratici. Un percorso che ho scelto e che mi piace, credo si debba essere generose nell’organizzazione, vorrei dare le stesse opportunità che ho avuto io ai ragazzi e alle ragazze e garantire sicuro ricambio generazionale, il coinvolgimento dei giovani il primo tra i valori da trasmettere.

Perché, su occupazione giovanile, ragazzi altamente formati che non riescono a inserirsi in un lavoro che resta povero e precario, di gran lunga al di sotto della media nazionale il livello nell’isola. Prendiamo ad es. il Contratto del commercio, se hai part-time involontario, percepisci 800 euro al mese: non soddisfa i giovani questa occupazione, un percorso dequalificante, perciò la fuga delle intelligenze non valorizzate.

Resta fondamentale per noi il rapporto con gli studenti, vogliamo sostenerli ancora ispirandoci all’unità del movimento così come si caratterizzava nel passato, e nella scuola e nell’Università; mentre ora, invece, sembrano mancare le figure adatte ad essere nostre interlocutrici in termini di relazioni e rapporti duraturi. Per metà aprile abbiamo fissato una iniziativa con Unicaralis e Udu, Unica e Reset, gruppi molto politicizzati, vicini ai partiti politici, che spesso mancano di visione libera sui temi della rappresentanza, alcuni dei leader sperando di potersi affermare dentro i loro stessi partiti di provenienza. Più facile avvicinarli invece nelle nostre iniziative rivolte ai giovani e alle donne sulla 194 e sulle piattaforme rivendicative, già avviate, per discutere i temi del diritto allo studio, certo i figli degli operai difficilmente riescono a frequentare l’Università, e dell’abitare e delle case dello studente.

Per quanto riguarda la scuola, ci impegnamo in una vertenza che imponga investimenti da parte del governo e contro ogni forma di dimensionamento che non tenga conto di come è fatta la Sardegna, la morfologia del territorio, la distanza fra i luoghi, la precarietà della rete viaria e il venir meno del servizio pubblico.

Sulla Via maestra e l’associazionismo, contro l’Autonomia differenziata e contro la guerra, cosa dire a conclusione di questo interessante discorso? E poi vorrei conoscere il tuo punto di vista su una possibile riduzione delle servitù militari e una conversione delle industrie di armi in Sardegna, dati i documenti dell’ultimo Congresso, dicembre 2023.

Via Maestra in difesa e per l’attuazione della Carta e dei diritti sociali, il rapporto col vasto mondo dell’associazionismo antifascista e pacifista proposto da Landini: io ci credo fermamente, partendo dalla creazione di Comitati territoriali, in Sardegna un punto di forza contro premierato e Autonomia differenziata, che ci impone di pagare due volte, per l’assenza di interventi nazionali e per il drenaggio di risorse da parte delle cosidette regioni virtuose.

E ancora, portando qui la posizione del Nazionale, schieramento per il cessate il fuoco subito e dapertutto. E poi l’impegno contro l’invio di armi, attraverso una massiccia campagna di informazione, se pensiamo che persino il trattamento di fine rapporto dei lavoratori può essere utilizzato dalle banche, abitrariamente e senza essere tenute a dichiararlo, in investimento nel mercato delle armi. Contributo a promuovere trattative di pace e negoziati, questo dobbiamo chiedere in Sardegna alla Giunta appena insediata, e che si ritratti col governo nazionale il tema delle servitù militari e della riconversione delle fabbriche produttrici di armi, garantendo sicuri i posti lavoro: tante le possibili alternative, dall’insediamento di nuove produzioni, fabbriche e cantieri, allo sviluppo di attività sociali volte al territorio. E a por fine agli incentivi che umiliano le popolazioni e ne compromettono la cittadinanza.

Qualche considerazione infine sui rapporti tra noi, tra Cgil e Anpi a Cagliari, che durano da tanto tempo, sempre improntati all’autonomia reciproca. Già esiste un Protocollo d’intesa Anpi-Fiom ed inoltre del nostro direttivo fa parte un dirigente Fiom, particolarmente coinvolto nel lavoro della sezione. Si potrebbero indire

presso la Camera del lavoro vere e proprie giornate di tesseramento con i dirigenti e con le varie categorie per parlare di antifascismo, sindacato, memoria e Costituzione e via maestra?

Sì, è necessario rafforzare le iniziative che ci hanno visto lavorare insieme: come tutti gli anni già questo 25 Aprile, momento fondamenatle per la partecipazione di massa, antifascismo e Costituzione contro la guerra. E, per quanato riguarda il tesseramento, posto che la tessera resta sempre una richiesta sentita e spontanea, vorrei richiamare l’ultimo Congresso della Camera del lavoro 2023, che parla “dell’adesione all’Anpi cui invitiamo tutte le iscritte e gli iscritti alla Cgil di Cagliari”

Quando vado in categoria faccio anche il tesseramento Anpi, a sostegno della nostra politica antifascista. Ma vorrei che la nostra intesa e collaborazione si esplicasse anche in una battaglia contro la presenza in città di Casa Pound, perché la sede venga chiusa. Un’iniziativa comune già si potrebbe prendere fin dopo il 25 aprile. Grave la presenza dei suoi militanti nei supermercati cagliaritani, in pettina rossa, aiutano gli anziani ad imbustare e trasportare la spesa. Così come sarebbe necessario che insieme portassimo avanti nella scuola e nell’Università iniziative Anpi, Cgil e Fondazione Di Vittorio sui temi della Costituzione, del lavoro, dell’antifascismo e della memoria. Perché bisogna innazitutto impegnarsi sulla partecipazione e sul coinvolgimento dei giovani.

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