Andrea Pubusa
Ho partecipato ad un interessante dibattito sulla storia di Carbonia alla presena di Alberto Vacca, che sulla vicenda ha scritto molto, Antonangelo Casua, ex sindaco, e Gianna Lai, che sta ultimando un’ampia monografia sulle lotte minerarie degli anni ‘40. L’aspetto centrale di questa vicenda è la sofferenza della città e le inumane condizioni dei minatori e delle loro famiglie. Colpisce la repressione selvaggia delle lotte, che in fondo erano dirette a migliori e accettabili condizioni di vita e alla difesa delle miniere. L’elemento sorprendente è che tutto avveniva mentre era al lavoro l’Assemblea costituente e subito dopo l’approvazione della nostra legge fondamentale. Quale è il trattamento del diritto al lavoro e dei lavoratori nonostante l’art 1 ponga a base della repubblica proprio il lavoro? Un grande movimento per il lavoro che viene represso violentemente. Si organizza la repressione più severa contro quelle forze sociali del cambiamento, anziche’ assumerle a base della trasformazione democratica dell’Italia. Siamo in presenza non solo di un’inattuazione della Costituzione, ma di un suo tradimento. Viene in risalto l’azione reazionaria del governo De Gasperi e il suo continuismo rispetto al carattere antipopolare del fascismo, viene salvato e rimesso in campo tutto il personale dell’amministrazione del regime, mettendo all’angolo la Resistenza e i suoi protagonisti. La repressione dei minatori di Carbonia è espressione di questo processo più generale.



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