Il NO al referendum in difesa delle nostre libertà

4 Febbraio 2026
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Andrea Pubusa

Il dibattito politico è ormai infarcito di così tante falsità da essere ormai del tutto decentrato rispetto alle questioni gravi sul tappeto. Ora siamo nel vivo di una campagna referendaria che ha ad oggetto il testo costituzionale, ossia la legge fondamentale del nostro ordinamento democratico. La questione su cui come cittadini siamo chiamati a decidere è centrale per la nostra libertà, si discute della separazione delle carriere dei magistrati requirenti e di quelli giudicanti, ossia fra P.M. e giudici. Il quesito referendario investe anche l’organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dell’ordine giudiziario dagli altri poteri e in particolari dall’esecutivo. I governi non tollerano di buon grado il sindacato giurisdizionale sui propri atti e i governanti pretendono di essere esentati dalla responsabilità penale. La legge vale per tutti i cittadini, esclusi quelli dotati di pubblici incarichi. Così in Italia la magistratura durante il periodo fascista era del tutto asservita al regime, e per gli oppositori politici fu addirittura introdotto un giudice speciale, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, che aveva il compito di condannare duramente gli antifascisti, come avvenne per Gramsci, Terraccini e tanti altri.

La Costituzione col CSM, il Consiglio superiore della magjstratura, ha spezzato la dipendenza dal governo tramite il Ministro della giustizia perche’ ha attribuito a questo organo, presieduto dal Presidente della Repubblica il compito di reclutare i magistrati  di assegnar loro le sedi, di disporre i trasferimenti e di adottare i provvedimenti disciplinari. L’ordine giudiziario così non dipende e non è condizionabile dal governo. E ci spieghiamo così l’attacco ormai sistematico del governo Meloni e del ministri infastiditi del fatto che i giudici applicano solo la legge senza condizionamenti. Gli errori dei giudici, che pure esistono, sono corretti dallo stesso sistema giudiziario con le impugnazioni, che  consentono l’annullamento o la modifica delle sentenze dei giudici dei gradi inferiori.

Ora, tornando al referendum non è vero che il testo di Nordio riforma la giustizia nel senso di velocizzarla o renderla più efficiente o immune da errori. Le procedure non vengono toccate, quindi se sono ferraginose, tali rimangono e i magistrati rimangono con la testa che hanno. Nordio vuole staccare i magistrati inquirenti, i PM, da quelli giudicanti. Ma è vero che l’attuale sistema subordina i giudici ai PM? Le statistiche dicono di no. Ma anche la semplice cronaca giudiziaria ci dimostra che raramente i giudici si adeguano ai PM. Il procuratore chiede la condanna e il giudice spesso assolve, il procuratore chiede una pena e il giudice spesso ne irroga una diversa.

Il costituente ha voluto inquadrare PM e giudici nelli stesso ordine affinche’ i PM  siano dotati delle stesse garanzie di autonomia e indipendenza dei giudici. Infatti, mentre per questi ultimi è improponibile una qualche influenza dell’esecutivo, per i PM che siano separati dai giudici è più plasibile ammettere indirizzi tramite il Ministro della giustizia, ad esempio l’indicazione dei reati da perseguire e quelli da esentare dall’azione penale. Oggi - com’è noto - l’azione penale è obbligatoria, non possono essere disposte esenzioni o limitazioni, neppure temporanee. Insomma la separazione delle carriere favorisce nel tempo lo scivolamento verso forme di dipendenza dei PM dall’esecùtivo, cosa impossibile con l’attuale disciplina costituzionale. Ecco una delle tante ragioni per dire col voto un NO a Nordio. Dobbiamo mantenere la Costituzione come è, difendere le nostre garanzie di libertà.

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