La Regina di VivaMè

27 Dicembre 2012
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Giulio Lobina 

La Regina di VivaMè, Giulio Lobina racconta il suo nuovo libro acquistabile on line Posted in Notizie ed Eventi.

Quando ho scritto “La Regina di VivaMè” stavo concludendo gli studi per la Laurea in Giurisprudenza all’Università di Cagliari. E non mi capacitavo del fatto che, seppur in cuor mio, da bambino, desiderassi diventare Medico, la specialistica in Giurisprudenza filava via liscia come l’olio. Certo, ci fu la classica bocciatura all’esame di Diritto Amministrativo Processuale da parte del Professor Pubusa, col quale poi mi laureai con lode con una tesi sull’accoglienza e l’integrazione dei minori stranieri non accompagnati in Italia. Le bocciature servono eccome! Ti obbligano a studiare di più e ti ricordano che la tua preparazione non è mai perfetta. Anche quando tu pensi che lo sia. Ringrazio ancora il Professore per gli insegnamenti ricevuti.
Avevo anche il desiderio di restituire ai bambini una fiaba che mi raccontava nonno Giulio in riva al mare. Uomo buono, nonno, maestro di molti sinnaesi e non solo. “Robertino e il Pesciolino Rosso” nei racconti di nonno non aveva mai una fine. E ogni volta aggiungeva particolari, credo proprio perchè noi nipotini stavamo crescendo e nonno come fosse uno strumento musicale, cercava ogni volta la giusta armonia. Lasciava a noi scoprire da soli la conclusione della storia. Noi eravamo bambini al tempo di quella storia e dovevamo seguire il nostro cuore. Così nel capitolo X c’è questa storia, inserita come tesi di laurea del birbante. Deliziosamente illustrata, come tutti gli altri capitoli del libro, dalla Signorina Diletta Mascia che frequenta il Liceo Dettori di Cagliari ed è in classe con mio fratellino (18 anni suonati) Davide.
La Regina di VivaMè vuole essere un insegnamento. Vuole restituire al lettore bambino o anche al lettore un po’ più grandicello una visione della realtà da un punto di vista diverso. Il birbante, vero protagonista della storia, guarda il mondo a testa in giù e dice sempre il contrario di ciò che uno vuol sentirsi dire. Anche se da lui ci si aspetta il pieno rispetto delle regole. Ho inserito allora qualche elemento a me molto caro: il gioco degli scacchi, l’insegnamento ai bambini, il rischio delle lauree con lode del “sapere” e non del “saper fare”, i ricordi infantili delle fiabe antiche con castelli e regine e quei desideri nel cassetto d’ognuno di noi dai quali ci allontaniamo perchè pensiamo sempre “a cosa vogliamo fare da grandi” e poco “a chi vogliamo essere da grandi”.
Ecco, La Regina di VivaMè nasce con questo folle desiderio di ricordare che seppure ognuno di noi sia al centro e il centro del proprio mondo, esiste una società culturalmente diversa, in movimento, in continua evoluzione con la quale dobbiamo avere a che fare. Concretamente, non solo nell’astrattezza dei Valori. Nel Regno di VivaMè, proprio per questo tutto ciò che è astratto non esiste. O meglio, esiste solo se capovolto. Solo se lo si guarda al contrario. Perchè ciò che è concreto è il contrario di ciò che è astratto. C’è persino uno spunto sul tema dell’Immigrazione a me molto caro.
E’ la surreale essenza della bellezza. I difetti, o quelli che a molti paiono tali, che diventano parte integrante della realtà e i vizi che sono, anch’essi completamento delle virtù. L’essere umano non è perfetto. E non lo sarà mai. E l’individuo, da solo, non si arricchisce di gioia. Se ci dimentichiamo degli altri siamo perduti.
Ho voluto utilizzare alcuni termini dimenticati: “Poffarbacco!”, “birbante”, “burlone”…e anche qualche termine inventato come “bambagioso”, che da l’idea di qualcosa di morbido come il cotone. Ho tracciato una linea filosofica della distinzione tra i tre poteri dello stato, alla Monteschiè (che scrivo proprio così perchè i bambini lo scriverebbero così!) e ho voluto anche raccontare come la Felicità non sia in ciò che facciamo per mestiere o per dovere, ma sia proprio nel pensiero che ci cattura quando ci riposiamo. In quel raccontarci costantemente che l’Amore è nel cuore e se uno Ama, non Ama mai per convenienza, ma perchè il suo cuore gli chiede questo.
C’è il lieto fine, nella fiaba, come in tutte le fiabe. Perchè ai bambini bisogna raccontare sempre che la vita è bella. E che possiamo superare ogni difficoltà. Crescendo capiranno da soli i vizi del mondo e noi “grandi” che siamo stati bambini una volta (per riprendere Antoine de Saint Exupéry) dobbiamo essere capaci di indicare una strada da percorrere secondo il talento e i desideri dei bambini, non forgiandoli sul fuoco della nostra Anima. Ogni bambino ha il diritto d’essere unico e speciale.
E c’è il lieto fine anche perchè, nella vita, se vogliamo, siamo in grado di distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Se vogliamo possiamo cambiare il mondo o provarci, ma senza cambiare le persone. Le persone non si cambiano. Le persone vivono e s’arricchiscono delle Anime che frequentano. Tutti abbiamo appreso qualcosa dal passato e continuiamo ad apprendere qualcosa dal presente. E questo è ciò che conta. Dobbiamo saper ascoltare ed essere esempio di ascolto.
Del futuro nessuno sa nulla. Io non so cosa sia successo nel Regno di VivaMè quando Giagio ha richiuso il libro nel baule. Non so nulla. Ma so che, conclusa quella storia ho iniziato a scrivere di nuovo e con ancor più passione e desiderio, perchè la prosa, specialmente quella che immagino rappresentata a teatro, raccontata ai bambini con voci diverse, costumi di scena, paesaggi ed effetti speciali, partecipazione dei bambini nella commedia stessa, mi fa apprezzare ancor più la vita di tutti i giorni. Persino l’impegno politico che porto avanti. Mi sembra qualcosa di buono e se così è voglio continuare a scrivere.
Mi piace ricordarmi di quel messaggio di Exupery, altrettanto importante come “L’essenziale è invisibile agli occhi”. Il pilota che riposa tra la Sardegna e la Corsica, nel mare, dedicò il Piccolo Principe ad un suo amico…ma chiede scusa ai bambini di questo e si giustifica dicendo: A Leone Werth…quando era bambino.
Bambini lo siamo stati tutti. Dunque tutti abbiamo visto il mondo sottosopra. E forse proprio per questo tutti l’abbiamo visto nella sua bellezza.
VivaMè è l’io che si rispetta e rispetta il mondo. La Regina e il birbante sono i due volti delle persone. Sono quella mediazione tra il dovere e il piacere, tra stoicismo ed epicureismo che, ad un’attenta lettura possono fondersi nei due volti della medaglia “umanità”. VivaMè è ciò che uno o una deve dire prima di intraprendere qualsiasi cammino e qualsiasi azione. E’ la carica per una buona giornata e per un buon lavoro. Non per esaltarsi ma per riconoscersi nel mondo. E’ come dire: “Io valgo” e per questo rispetto gli altri perchè anche gli altri valgono quanto e come me. E’ un nuovo inizio!
E in un periodo in cui l’Italia è allo sbando e il lavoro dobbiamo cercarlo con il lanternino dobbiamo essere forti dell’esser uomini e donne di buona volontà. Con tutti i nostri difetti e con tutti i nostri pregi, nella certezza che ognuno di noi ha una missione da compiere o semplicemente un impegno da portare avanti. Mai per se stesso, ma per un equilibrio universale della pace.
Ci sono guerre che combattiamo tutti i giorni. Eppure ricerchiamo a voce alta la pace. Se iniziassimo ad educare i bambini alla cultura della Pace e alla Bellezza un giorno potremo certamente diventare persone migliori. Facciamolo! Noi siamo stati bambini una volta…

Dunque: VivaNoi!

Buona lettura!

“La Regina di VivaMè” si può acquistare su internet, nei siti delle librerie on-line su IBS con lo sconto del 15% cliccando qui, o rivolgendosi all’autore o alla disegnatrice, che saranno lieti di autografare le copie e di dedicarle a chi lo desidera! Potrebbe essere un piccolo-grande regalo di Natale per i più piccoli, o per gli adulti che sono stati bambini una volta…e non vogliono dimenticarselo.
 

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