Istruzioni per la gita di Pasquetta e non solo

28 Marzo 2016
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A,P,

Hai mangiato troppo per Pasqua? Hai sensi di colpa? Vuoi perdere calorie? Ti ci vuole una bella gita, in un bel posto, dove puoi camminare all’aria aperta. Vuoi sapere dove vado per pasquetta? Al mio paese, a Nuxis a vedere il pozzo sacro di Tattinu e la Chiesetta di S. Elia. Ti dò alcune indicazioni così puoi andarci anche tu una domenica, E’ una bella gita a 60 km. da Cagliari.


Come arrivare
Per chi viene da Cagliari, si percorre la SS 130 verso Iglesias e si prendono la SP 2 e successivamente, dopo il Castello di Siliqua, la SS 293 fino al paese di Nuxis. Superato l’abitato si trovano sulla s. i cartelli turistici che indicano il sito campestre di Sant’Elia di Tattinu, meta di pellegrinaggi. L’ultimo tratto, pavimentato a ciottoli, conduce alla chiesa. La chiesa di Sant’Elia si eleva sulla valle percorsa dal rio Tattinu. L’area, antropizzata fin dalla preistoria, fu abitata anche in età nuragica, come testimoniano un villaggio e un pozzo sacro. La successiva presenza romana ha lasciato strutture edilizie oggi allo stato di rudere. L’impianto della chiesa in età bizantina è connesso a insediamenti legati allo sfruttamento delle risorse minerarie.
Per apprezzare la chiesa di Sant’Elia di Tattinu nelle sue forme originarie bisogna ricorrere a vecchie fotografie in bianco e nero, poiché il restauro moderno ha stravolto i dettagli dell’edificio, chiaramente riconducibile all’architettura cruciforme della Sardegna bizantina.
Le murature d’impianto dovevano essere caratterizzata dall’uso di conci squadrati agli angoli dell’edificio, mentre i tamponamenti dovevano essere in pietrame misto di minori dimensioni.
La pianta è cruciforme con bracci uguali sormontati nel punto di incrocio da un tiburio quadrangolare sovrastato da ciò che appare come la parte più alta di una cupola molto allungata quasi ogivale, completamente intonacata così come il tiburio.
Nella facciata, sormontata da campanile a vela, si apre il portale principale, del tipo ad architrave monolitico gravante sulle murature perimetrali. I quattro bracci sono voltati a botte ed esternamente coperti da tetti a spioventi con tegole. All’incrocio dei bracci si eleva la cupola, impostata su rudimentali scuffie. L’attuale cupola è moderna poiché l’originale crollò nel 1909. Non è originario neanche il braccio O, ricostruito più corto rispetto all’originale.
La chiesa, praticamente sconosciuta fuori dalla zona prima degli anni Sessanta del secolo scorso, è stata pubblicata da Renata Serra, che l’ha inserita nel novero dei piccoli edifici cruciformi della Sardegna bizantina. 
Era meta di una processione due volte all’anno, in primavera e in autunno, quando la statua di S. Elia dalla Chiesa di Nuxis (dove viene custodita) veniva portata nella sua chiesetta. La messa era seguita da una grande abbuffata collettiva, chiara reminescenza di feste contadine precristiane.  

Finita questa prima visita torni indietro fino a  Tattinu, distante poco più di un km.. Dopo qualche centinaio di metri vedi l’indicazione del Pozzo sacro nel mezzo di un villaggio di capanne di diversa tipologia.

Ingresso al pozzo sacro

Tattinu, ingresso al pozzo sacro

Il pozzo di Tattinu si differenzia dagli altri pozzi nuragici per l’assenza di strutture a vista e del vestibolo. Un’altra particolarità è costituita dalla continuità lineare di scala (28-29 gradini) e di vano d’acqua che formano insieme un vuoto rettangolare lungo m 8,12 e largo 1,25-1,10. Anche la sezione “a bottiglia” del pozzo, ellittico in pianta (m 1,82 x 1,25 altezza m 5,12), lo diversifica dagli templi a pozzo della Sardegna. L’opera muraria interna è di tipo poliedrico. Tra gli ex voto rinvenuti nel sacello, tutti in ceramica, ricordiamo alcune olle globoidi a collo, ollette ovoidi con orlo piano, vasi panciuti con ansa a gomito rovescio, scodelle carenate biansate e ciotole a spigolo, riferibili al Bronzo finale, ed alcuni vasi piriformi con ornato a tratteggio.
Il pozzo era conosciuto e visibile prima degli scavi, che risalgono agli anni 2002 e 2003, quando Fabio Nieddu ha condotto le indagini archeologiche per conto della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di Cagliari e Oristano, sotto la direzione scientifica di Vincenzo Santoni.
Dopo la visita hai due possibilità. O prosegui lungo lo strada verso i monti e, andando sempre dritto, seguendo le indicazioni stradali, dopo circa due o tre km. trovi la sorgente de Su Tipu, dove puoi mangiare al sacco in un’area attrezzata in mezzo a un bosco merabiglioso. Puoi anche arrostire qualche bistecca o una bestia negli appositi spazi in pietra. Oppure rientri a Nuxis, al Ristorante Letizia, in via S. Pietro, al centro del Paese, e lì puoi gustare i rinomati piatti di Lele, che ha rappresentato la cucina sarda anche all’Expo di Milano. Meglio prenotare.

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