Daspo urbano a Cagliari? Se ne può parlare?

4 Novembre 2019
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 Andrea Pubusa

Daspo urbano a Cagliari? Pare proprio di sì. Il sindaco di Cagliari pensa infatti a una serie di norme, un vero e proprio Daspo in zone come piazza del Carmine per impedire atti di violenza. Ed anche in altre zone rese inaccessibili ai normali cittadini dallo stazionamento di migranti o, a seconda delle zone, di teppisti.
Contro l’idea insorge il centrosinistra, con una dura critica di Francesca Ghirra: “Il Sindaco di Cagliari intende garantire sicurezza, ordine e disciplina con la repressione. Ha, infatti, previsto l’introduzione nella nostra città del daspo urbano. Si tratta di un provvedimento inserito nel decreto “immigrazione e sicurezza” volto a sanzionare o allontanare da alcune aree urbane mendicanti, senzatetto, venditori ambulanti, parcheggiatori abusivi, prostitute, immigrati e sbandati. Un modo, neanche troppo velato, per fare la guerra ai più poveri e criminalizzare condizioni di disagio sociale che avrebbero bisogno di tutt’altre soluzioni. Un modo per allontanare e nascondere chi mostra il lato sgradevole della povertà in aree “prestigiose” delle nostre città”.
La critica, per certi aspetti, merita attenzione e approfondimento. Tuttavia la Ghirra dimentica o non sa una cosa, che ora le svelo. Salvini non ha inventato il daspo urbano e tantomeno o lo ha introdotto. Lo ha solo “migliorato” col
suo  decreto “immigrazione e sicurezza” approvato dal primo governo Conte. La misura fu invece introdotta per la prima volta dall’ultimo governo di centrosinistra. Salvini ha esteso i campi di applicazione del “DASPO urbano”, rendendo più severa una norma già esistente, coniata da Minniti, sul modello DASPO, acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, una misura adottata in Italia nel 1989 per contrastare la violenza negli stadi. L’allora ministro dell’Interno Marco Minniti (PD) promosse un “decreto sicurezza” in cui si parlava per la prima volta di “DASPO urbano”, una misura con cui un sindaco – in collaborazione con il prefetto – può multare e poi stabilire un divieto di accesso ad alcune aree della città per chi «ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione» di infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie e aeroporto).
A Milano, per esempio, i primi provvedimenti di DASPO urbano previsto dal decreto Minniti sono stati applicati in circostanze diverse. In un caso, i poliziotti della Polimetro hanno controllato una cittadina romena di 18 anni con precedenti che elemosinava sulle scale della fermata della metropolitana Duomo, impedendo l’accesso alla banchina ad alcuni passeggeri: per questa ragione contro di lei è stato adottato un provvedimento di allontanamento. La stessa misura è stata decisa nei confronti di un irregolare con precedenti che, ubriaco, infastidiva alcuni passeggeri del tram della linea 1.
Salvini ha completato l’opera, estendendo l’applicazione del DASPO urbano ai «presidi sanitari», alle zone di particolare interesse turistico, alle «aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli». La misura riguarda anche le persone indiziate per reati di terrorismo.
La Ghirra e con lei molti altri compagni dovrebbero stare attenti a lanciare semplicemente l’accusa di autoritarismo a queste misure o ai suoi promotori, salvo ammettere che anche Minniti & C. erano e sono neri.
Forse sarebbe più semplice porsi due domande. La prima: esistono in città zone impraticabili da normali cittadini per lo stazionamento di persone pericolose? Secondo quesito: è bene liberarle e renderle accessibili a tutti? Se la risposta è sì, è inutile chiudere gli occhi e far finta di nulla. Occorrono misure per risolvere il problema, perché la democrazia esige che tutti possano circolare liberamente ovunque. Certo la repressione da sola non basta, occorre affrontare il problema nella sua radice sociale, eliminando il disagio e le sacche d’incultura di molte fasce di abitanti, dando vera accoglienza ai migranti, tuttavia, nelle more e in concomitanza, non bisogna demonizzare le misure per eliminare o contrastare il fenomeno. Per esempio, schierando la forza pubblica nelle strade. Basta la presenza continua di una gazzella o di una pattuglia per rendere la piazza o la strada sicure. Basta rivitalizzare i luoghi con la presenza di esercizi pubblici. Pensate all’apertura di un bar-ristorante al bastione, ricordate che effetto benefico ebbe per l’accessibilità del luogo? E così via.
Siccome il problema c’è, anziché evocare l’autoritarismo altrui (che poi sarebbe anche proprio: Minniti docet) sarebbe il caso di avviare un percorso deliberativo condiviso in consiglio comunale e partecipato per trovare le misure adeguate a rendere libera la città in ogni sua parte. Anche la libertà di circolazione e soggiorno vuole la sua parte.

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