Si arrendono anche i vertici del battaglione Azov. Ora bisogna vigilare sul trattamento e sul processo

20 Maggio 2022
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Red

Azovstal: si arrende anche Svyatoslav Palamar, il vicecomandante del battaglione Azov

Svyatoslav Palamar

La vicenda del battaglione Azov sembra avviarsi a conclusione. Il vicecomandante, Svyatoslav Palamar, è stato tra gli ultimi soldati dell’Azovstal che si sono arresi. Lo ha annunciato il comandante militare Dmitry Steshin: “Kalina ha lasciato Azovstal ieri sera alle 21”. Palamr è il primo soldato di alto grado ad arrendersi. Ieri il leader della Repubblica separatista di Donetsk, Denis Pushilin aveva dichiarato che fra i mille ad alzare bandiera bianca all’acciaieria non c’era nessun comandante.
Zelensky non parla di resa ma di evacuazione, ma non cambia la sostanza: gli uomini di questo corpo filonazista diventano prigionieri dei russi. La decisione del governo di Kiev di indurre quegli uomini a cessare la loro resistenza appare saggia. Gli uomini è sempre meglio salvarli. Non camba del resto il giudizio, favorevole o contrario , sul loro operato recente e passato.
La questione a questo punto si sposta nel senso, che al di là dei giudizi sulla natura politica del battaglione, i prigionieri devono essere trattati secondo le regole delle convenzioni internazionali. Occorre quindi che gli organismi preposti, l’ONU innazitutto, garantiscano questo trattamento e vigilino su di esso. E’ certo che i russi sottoporranno a processo questi uomini, come del resto gli ucraini ne hanno già aperto uno contro un soldato russo fatto prigioniero. Qui il probema è molto delicato perché si tratta di assicurare una procedura giusta, col rispetto delle regole del contraddittorio. La responsabilità penale poi è personale, quindi bisogna accertare quale parte abbiano avuto i singoli nelle diverse vicende contestate. E’ intuitivo che su varie migliaia di persone non tutte hanno avuto un ruolo simile e di pari peso sui fatti. Il rischio è che si faccia una giustizia sommaria, che è sempre contraria ai principi generali del diritto e alla giustizia.
Un altro aspetto fondamentale sono le pene. Queste non possono essere stabilite dopo i fatti e prima del processo. Quindi occorre opporsi alla ventilata reintroduzione della pena di morte, che comunque è contraria sempre ai principi generali del diritto. Lo Stato non può mai essere dominus della vita delle persone.
Si dirà che fare questi discorsi con Putin è una ingenuità da chiricchetti. Ma questi principi di civiltà si fanno valere non verso chi li professa e li pratica spontaneamente, ma proprio nei confronti di coloro che sono poco sensibili o lontani. Si sa quanti problemi giuridici ha sollevato il processo di Norimberga. Sii è richiamata la straordinaria gravità dei fatti, la Shoa, i crimini di guerra per giustificare la retroattività di pnene e procedure. Ma qui la situazione è diversa e più limitata. E’ possibile rimanùere nell’ambito delle regole generali sulla responsabilità penale e sul giusto processo. Per questo bisogna battersi. Occorre scongiurare che gli orrori della guerra si proiettino nel giudizio sui prigionieri. Anche questa è una irrinuciabile battaglia democratica. Intanto, alcuni rappresentanti della Croce Rossa hanno visitato il carcere di Olenivka, in territorio controllato dai separatisti filorussi, dove sono detenuti i militari ucraini dell’Azovstal. 

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