La più bella del mondo

19 Dicembre 2012
1 Commento


Andrea Pubusa 

Avete visto Beningni l’altroieri al primo canale TV? Ci ha letto i principi fondamentali della Costituzione, la più bella del mondo. Dodici articoli nei quali c’è il sogno e c’è una possibile realtà. Ci sono le indicazioni generali per risolvere tutti i nostri problemi.
Begnini ha rafforzato una mia vecchia convinzione, e cioè che le leggi e sopratutto le Carte costituzionali non bisogna solo studiarle, bisogna capirle. Conoscerle e compenderle. Sì perché, a sentire taluni costituzionalisti, anche nostrani, la sensazione è ch’essi l’abbiano anche studiata, ma non l’abbiano capita. Non ne abbiano penetrato lo spirito.
Ha ragione Benigni, i primi dodici articoli della costituzione sono poesia e musica insieme, come Imagine di John Lennon, sono una spinta formidabile verso un mondo solidale e giusto. Sono un cazzotto forte e perentorio a tutto l’oscurantismo, a quanto di repressivo e di egoistico ci hanno consegnato le società del passato non solo fascista. Ma anche il liberismo di ieri e di oggi, compreso quello feroce di Monti.
Già la Repubblica è una rivoluzione, lo è il suo carattere democratico e il suo nesso indissolubile col lavoro quale carattere fondante dell’ordinamento. Lo è la sovranità popolare in luogo di quella del monarca o dello Stato. Lo sono i diritti fondamentali, che la Repubblica non crea, ma riconosce e dunque può solo garantire e promuovere ma non limitare o peggio estinguere. Lo è la solidarietà e l’uguaglianza. Quale spinta imprime alla Repubblica, ossia a tutte le istituzioni, questo principio-obiettivo, che è il sogno di tutte le generazioni di sfruttati e umiliati! Solo altri due ce ne avevano parlato con questa forza, entrambi barbuti: ma uno, dati i tempi suoi, il riscatto lo vedeva non in questa terra, ma nell’altro mondo; il secondo lo ha visto in terra ad opera degli stessi sfruttati, dei lavoratori. E l’articolo 3 è il frutto dell’incontro dei seguaci di entrambi. Questa norma imprime all’ordinamento un moto perpetuo, un continuo movimento per consentire a tutti di partecipare all’organizzazione economica, politica e sociale del Paese. L’uguaglianza come capacità di avere ed esercitare diritti. L’uguaglianza come punto di arrivo e di partenza insieme.
E poi ancora il diritto al lavoro. Il lavoro come modo di dare alla comunità la parte creativa di noi stessi ed avere reciprocamente la parte migliore degli altri. E ancora le autonomie locali, una nuova sovranità che, muovendo dal popolo, innerva tutte le istituzioni, secondo le competenze ripartite dalla Carta. Sovranità statuale addio! Sono espressione di sovranità anche comuni, province e regioni. Le minoranze linguistiche sono minoranze dal punto di vista numerico, ma non per il valore delle lingue, che hanno pari dignità. Ed ancora le relazioni pacificate fra Stato e Chiesa. La libertà di culto e delle confessioni religiose. Quale lontananza dagli istinti barbari espressi anche da uomini di governo in questi anni, di fronte alle nuove religioni che - come fu per il cristianesimo - vengono a noi dall’altra sponda del Mediterraneo!
La tutela del paesaggio e del patrimonio culturale del Paese è poi una assalto al cielo. Come lo è la pace e il ripudio della guerra. Mai più la guerra, il tormento, da sempre, dell’umanità, la sua negazione! Infine la bandiera, simbolo del nostro stare insieme come italiani.
E’ proprio vero! Ci vogliono gli artisti e i comici per comprendere lo spirito delle cose alte. Non è affare di tecnici al soldo di poteri forti, o di legulei, spesso venditori di interpretazioni, col capello in mano alla porta dei potenti o anche di qualche miserabile divenuto, per caso e per trama, presidente o assessore regionale. Ma è proprio perché sono questi a fornire le interpretazioni ufficiali e ad applicare le leggi che tra il sogno (la Carta costituzionale formale) e la realtà (la Costituzione materiale) c’è uno stacco innaturale. Un capovolgimento totale. Ci vorrebbero artisti e saltimbanchi al governo. Per ridare dignità e sorriso alle donne e agli uomini, sopratutto agli umili. Per ridare ad ognuno di noi e a tutti fiducia. Come non fa Monti e come invece ha fatto Benigni l’altra sera, spiegandoci come la politica alta può alimentare i sogni così da creare una spinta formidabile verso una vita migliore. E come ha fatto questo giullare con la sua canzone finale, un inno alla fiducia in noi stessi e negli altri. Poi, ahinoi!, il telegionale  e porta a porta…

1 commento

  • 1 Giulio Lobina
    20 Dicembre 2012 - 20:37

    Mi ha lasciato perplesso solo un fatto: “L’Europa è in pace da 60 anni”. Ne dubito fortemente. Lo sa bene Quirra, dove vengono provate le Armi, in terra Sarda. Lo sa bene Decimo, da dove partono i caccia. Lo sanno bene gli italiani quando PDL, PDL e company votano per comprare i caccia bombardieri F35. Lo sa la Macedonia e lo sanno anche i Paesi dell’ex Jugoslavia. Non mi è piaciuto il discorso sull’articolo 11 della Costituzione. Poteva essere più pacifista. Ma non mi è parso così. Ad ogni modo, forse sono io che ho un’idea diversa della Pace. Se iniziassimo a educare i bambini alla Pace, Tra 50 anni al massimo non ci sarebbe nemmeno bisogno degli eserciti. Ma non ne siamo capaci. Purtroppo.

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