Legge elettorale ammazza minoranze: a chi giova?

15 Febbraio 2014
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Andrea Pubusa

Francesco Pigliaru è sostenuto da 11 liste che compongono la coalizione (Pd, Centro democratico, RossoMori, Psi, La Base, Sel, Partito dei Sardi, Rifondazione Comunista-Pdci, Irs, Verdi-Id e Upc).
Del PD ho più volte detto. E’ un partito di centro con pulsioni anticostituzionali. Ne volete la prova? L’incontro Renzi-Berlusconi al Nazareno. I due hanno concordato una legge elettorale truffa perché pensata dichiaratamente in funzione antiminoranze e con un premio di maggioranza sproporzionato, in violazione del carattere “uguale” del voto secondo la Costituzione. Renzi e B. hanno poi concordato una progetto di manomissione della Costituzione, quello stesso tentato dal Cavaliere con Bossi e battuto dal referendum del giugno del 2006. Del resto, Letta con B., con la benedizione di Napolitano, avevano già avviato la forzatura dell’art. 138 Cost. per facilitare lo stravolgimento della Carta in ben 60 articoli. Ora Renzi disarciona Letta perché ha mostrato incertezza nell’attuare questo disegno e per realizzarlo con più decisione.
Quel partito è poi attraversato da pulsioni liberiste e antioperaie, come dimostra l’appoggio a tutte le proposte di Monti anti-lavoro e anti-pensionati, di cui Letta è il continuatore.
Un partito moderato con l’occhio rivolto a destra e anticostituzionale. Chi vota PD deve sapere che vota una variante del PDL (ora FI), senza neanche un tasso migliore di etica pubblica. Tutti i suoi gruppi dirigenti regionali sono, insieme ai dirigenti di FI, inquisiti per peculato (fondi regionali).
E le altre 10 liste? Presentano carattere non dico di alternatività, ma di concorrenza rispetto al PD? Contendono a questo partito l’elettorato per un progetto diverso, più a sinistra? O sono funzionali al PD, cioè a carpire il voto di chi non voterebbe mai direttamente Renzi? Non me ne vogliano
Centro democratico, RossoMori, Psi, La Base, Partito dei Sardi, Rifondazione Comunista-Pdci, Irs, Verdi-Id e Upc, ma ormai sono poco più che sigle vuote. Alcune lo sono sempre state. Altre come Rifondazione-Pdci lo sono diventate per insipienza della loro dirigenza. Ricordate quando persino avevano ministri? E quando Bertinotti era addirittura presidente della Camera? Ebbene, il loro minoritarismo li ha portati da forze di governo con un discreto radicamento sociale a diventare marginali, prima scindendosi, poi facendo cadere due volte il governo Prodi, poi scindendosi ancora.
Anche IRS aveva una sua funzione critica. Ha fatto belle battaglie. Ma quando nel 2009 è giunto alla soglia del Consiglio regionale è scoppiata la bagarre con scissioni e scomuniche. La triste fine è che due leader (si fa per dire) di IRS, Sale e Sedda, sono ora, con sigle diverse, sotto la stessa ala protettiva del PD a tentare di grattare un seggio in funzione sulbalterna. Sale ha perso forza positivamente provocatoria.  Sedda ha messo su per l’occasione il Partito dei sardi con Paolo Maninchedda, uomo di molte qualità, esclusa quella della pazienza che, se avesse avuto gli avrebbe consentito di capitalizzare il grande movimento che abbiamo creato nella battaglia contro la Statutaria e per una nuova democrazia in Sardegna. Forse Paolo avrebbe saltato un giro in Consiglio regionale, ma avrebbe creato qualcosa di stabile. Ora, è uscito lo stesso di scena come Soru, ma con una creatura (il Partito dei sardi) scialba e dall’avvenire incerto.
Mi perdonerà il mio vecchio compagno Muledda e il giovane compagno Tore Melis, ma anche per i Rossomori vedere una vita senza il PD è difficile. Centri di convogliamento di voti per il partito maggiore in cambio - se va bene - di un seggio, senza possibilità di vita autonoma. Per i Verdi e l’IDV il discorso è simile a quello di Rifondazione-Pdci. Si sono ridotti, per insipienza, a percentuali da prefisso telefonico con scissioni, vicende poco esemplari, dirigenti poco disinteressati, nonostante i programmi.
Bisogna riconoscere che l’unico partito che era riuscito a proporsi come competitore del PD, pur essendo ad esso alleato è SEL. Vendola era riuscito a collocare SEL in una posizione che delineava un orizzonte di sinistra al centrosinistra. Le elezioni di Milano con Pisapia e quella di Cagliari con Zedda, ma prima ancora Vendola stesso, nelle due elezioni a presidente della Puglia, sono gli esempi più felici di questa strategia. Anche l’alleanza con Bersani alle ultime politiche è stata fruttuosa per SEL: una cinquantina fra deputati e senatori, grazie al porcellum, con una forza che al massimo ne avrebbe mandato 5 o 6 o nessuno, come la lista Ingroia, che però ha avuto la pretesa di presentarsi da solo.
E’ ancora così? SEL è ancora alleato-concorrente del PD? Bisogna ammettere che nel meccanismo qualcosa si è inceppato. Nel PD, dove l’uscita di scena di Bersani, ha chiuso gli spazi a SEL. Ora Renzi ha parlato chiaro insieme a B.: la legge elettorale da votare subito è pensata contro i piccoli partiti, destinati o allo scioglimento nei grandi partiti o a star fuori e scomparire. In questo ha giocato anche l’evoluzione di SEL, ormai formata da dirigenti ossessionati soltanto dal seggio. Per costoro, l’idea di una battaglia autonoma di lunga lena è impensabile, è fuori dalla loro ottica. Vendola prende atto di questo e dà segnali anche a Renzi, il quale è stato chiaro: o resa ideale e politica o fuori. Del resto, SEL proprio per questa deriva, ormai percepibile anche ai distratti, si sta avvicinando, quanto ai consensi, al mitico numero da prefisso telefonico. Dunque, anche SEL, come soggetto autonomo e concorrente del PD, è morta o agonizzante. Del resto, a loro ha tolto spazio anche il M5S, di cui si può dire tutto, ma non che non si ponga come alternativo al PD e al PDL (ora FI).
Fatto questo excursus sommario, che dire sulle elezioni di domenica? Nelle liste minori ci sono dei buoni candidati e qualcuno, fra tre indagati, c’è anche nel PD. Noi ne abbiamo presentato alcuni, Franco Ventroni (PD), Clara Murtas (SEL), Nicola Ibba (Rifondazione-Pdci) e Michele Pipia (Rossomori). Tutte persone di prim’ordine. Ce n’è anche qualche altro e non solo nella circoscrizione di Cagliari. Meritano il voto. Ma, nel darlo, bisogna sapere, che si sta eleggendo qualche capobastone, predestinato, delle loro liste e, poi, infine  si rafforza il PD di Renzi, partito d’indagati, liberisti, anti o acostituzionali. Si dà fiato al disegno di Renzi concordato con B.
Infine, ma non per importanza, non si può invocare per il PD la scriminante di una legge elettorale regionale incostituzionale. Questa legge truffa non è stata imposta dal centrodestra, ma è stata votata anche dal PD sardo.
Penso che sia stata una scelta masochista, così come lo è quella di Renzi a livello nazionale. Per una semplice ragione: la destra è meno propensa all’astensione rispetto alla sinistra militante. Non si pone problemi di etica pubblica. Ha più facilità di coalizione. Lo si vede già a livello nazionale dove B. sta già riaprendo, con successo, le porte ai fuoriusciti, primo fra tutti Casini, mentre Renzi è in difficolatà su questo versante e rischia di fare l’errore di Veltroni. Tuttavia, Renzi, anche se riunisce sigle come SEL, certo non fa il pieno dei voti della sinistra non pentita, che preferisce l’astensione all’attuale PD. Non è un caso che in Sardegna sia in difficoltà Pigliaru per la presenza della Murgia e non Cappellacci per quella di un cane sciolto di destra come Pili. Alla Murgia, del resto, si possono nuovere tante critiche (per me è dirimente l’indipendentismo), ma certo non può dirsi che sia subalterna al PD. Le va riconosciuta la dignità dell’autonomia politica. Ecco perché costituisce un’attrativa per una parte non insignificante dell’elettorato sardo.
Per tanti motivi, dunque, le elezioni regionali sarde saranno un test significativo, un oggetto di studio, anche per il livello nazionale. Almeno se nel centrosinistra c’è qualcuno disposto a guardare in faccia la realtà, anziché prendersela con chi non ce la fa a votarlo a causa della sua politica, o con chi vota Michela perché si propone, lo sia o meno, come alternativa. O stigmatizzare chi si astiene, senza accorgersi che il non voto è l’estremo, consapevole atto di resistenza a questa intollerabile situazione.

1 commento

  • 1 Ospitone
    15 Febbraio 2014 - 08:49

    Ritengo che M. Murgia non possa che accettare l’invito a far fuori questa legge elettorale, ma intanto domenica voteremo secondo la legge esistente.
    Se l’elettore vuol essere PROTAGONISTA, pur non riconoscendosi in quelle due formazioni che si spartiranno la totalità dei seggi risultando prima e seconda, può fare soltanto una cosa: VOTARE PER QUELLA CHE E’ DATA COME TERZA, con l’obiettivo appunto di DISTURBARE l’ingordigia dei primi, e di punirli. Nulla vieta che, brulla brulla, chi era dato per TERZO risulti alla fine SECONDO o persino PRIMO.
    A livello nazionale i due grandi (B. - R.) hanno subito lo spauracchio delle 5S, ma in Sardegna attualmente il bastone per le ruote è in mano alla Murgia che, se riesce a raccogliere anche il voto di gran parte dei grillini, POTREBBE GIOCARE QUALCHE AMARO SCHERZETTO AI DUE MASSIMI CONTENDENTI.
    A questo punto faccio presente ad Amsicora e al prof. Pubusa che resistere con l’astensione va bene come ultima scelta, ma sicuramente i grandi schieramenti proprio quello preferirebbero, IL NON VOTO rispetto ad un voto che potrebbe scompigliare le carte o persino rovesciare il tavolo. Data la situazione dunque si resiste meglio contrattaccando, votando per una di quelle formazioni date per spacciate e “INUTILI”, meglio se quella più forte. Troppo indipendentista e poco “costituzionale”? Non è separatista, e il buon senso mi dice che l’autodeterminazione dei popoli non è contro i princìpi a cui si ispira la nostra Costituzione.
    Non so se Amsicora vorrà davvero astenersi come dice, o se in cabina deciderà diversamente, ma certo non cambierà idea Vito Biolchini, che ha già dichiarato che mai e poi mai voterà per M. Murgia. Ma credo che questa decisione sia poco politica e molto personale, e dunque non dovrebbe far testo per gli indecisi. Ciò che ha portato Biolchini a questa reazione è stato sicuramente il mancato accordo che lo vedeva come possibile alleato e protagonista con la neoformazione Sardegna Sostenibile e Sovrana. Peccato, perché Biolchini è un bravo giornalista, solitamente abbastanza imparziale e capace di condurre delle analisi complesse con linguaggio semplice e chiaro, ragion per cui un pubblico numeroso e attento frequenta il suo vivacissimo blog. Molti dei suoi fans gli rimproverano questo insolito atteggiamento, non del tutto logico per uno che ha conquistato la fiducia proprio col suo equilibrio e l’estrema coerenza, ridotto ora a sostenere un PD che ha spesso CRITICATO ASPRAMENTE, e che non può essere improvvisamente guarito per la presenza di Pigliaru o per l’alleanza con alcuni gruppi indipendentisti. Speriamo che prima del voto cambi idea.

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