Zedda assolto, ma la sentenza non è inattaccabile

23 Settembre 2016
5 Commenti


Andrea Pubusa

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E’ stata finalmente depositata la motivazione della sentenza di assoluzione di Massimo Zedda nel caso Crivellenti. Gli avvocati sanno che esistono sentenze fatte per essere disintegrate nei successivi gradi del giudizio. Questa di Zedda sull’affaire Crivellenti-Teatro Lirico, a prima vista, sembra una di queste. La tesi del Tribunale è in estrema sintesi questa: Marcella Crivellenti aveva i titoli per essere nominata, non era amica di Zedda, c’era una grave situazione finanziaria del teatro, Zedda era animato dalla volontà di risanare il bilancio, ossia dall’interesse pubblico. Ergo non c’è abuso d’ufficio. Non sussiste neppure il fatto, a prescindere dall’elemento psicologico.
Il Tribunale critica anche la sentenza del Tar, di cui non condivide l’impianto. Il Giudice amministrativo, infatti, aveva annullato la nomina principalmente perché disposta fuori dalla procedura deliberata dalla stesso consiglio di amministrazione del Teatro lirico, che prevedeva la indizione di una procedura ad evidenza pubblica, che iniziava con la manifestazione di interesse, da presentare entro una certa data a pena di decadenza (così recitava l’avviso). Inoltre, pur non essendo un concorso e non dovendo formulare una graduatoria,  la nomina doveva avvenire tra persone dotate dei requisiti fissati dallo Statuto dell’Ente Lirico, e cioè una comprovata esperienza nella gestione di istituzioni musicali (che la Crivellenti non possedeva, essendo stata preposta alla biglietteria del Teatro). Il Tar ha rilevato un fatto incontestato, e cioé che la Crivellenti non aveva mai presentato la sua manifestazione d’interesse e che il curriculum, neanche sottoscritto, era stato presentato da Zedda alla riunione del Consiglio di amministrazione del 1° ottobre, convocata per la nomina del sovrintendente. E’ vero che l’Italia è un paese scassato e che ormai si stenta a distinguere fra legalità e illegalità, lecito e illecito, legittimità e illegittimità. Ma il diritto amministrativo ancora esiste e i Tar, bene o male, lo applicano. Ora, nel caso di Zedda è evidente che lui (o, se si vuole, il cda nella sua interezza) aveva violato la procedura formalmente deliberata. Ma - si dirà -se è decisa dal CDA, questo può anche disattenderla. E questo sembra pensare il tribunale penale. Questo è vero, ma, ecco il punto, per farlo il CdA deve modificare la delibera che aveva fissato la procedura iniziale e stabilirne un’altra e deve motivare sul punto, ossia spegare le ragioni d’interesse pubblico della nuova procedura (si ricordi che esistono anche gli interessi legittimi di quanti hanno presentato la manifestazione d’interesse). Questo passaggio è del tutto svalutato. Dunque, la Crivellenti doveva essere esclusa dalla procedura, anzi non doveva neanche essere considerata, posto che nella procedura non era mai entrata. Si tratta di principi elementari del diritto amministrativo e il caso Zedda-Crivellenti può essere considerato un caso di scuola, di quelli che si mostrano agli studenti per far capire i vizi dell’atto amministrativo.
Il Tribunale dice che dissente, ma, pur nell’opinabilità che le questioni giuridiche sempre presentano, si può senza tema di smentita dire che l’illegittimità della nomina della Crivellenti è indiscutibile, tant’è che il prof. Lubrano, che difendeva Zedda in primo grado, correttamente non gli ha consigliato l’appello.
Certo l’illegittimità è concetto diverso dall’illiceità. Non tutti gli atti illegittimi comportano la responsabilità penale di chi li ha adottati. Anzi, pochi casi di illegittimità - per fortuna - finiscono davanti al giudice penale. Quindi la sentenza del Tar non comportava l’automatica responsabilità penale di Zedda. Tuttavia quella sentenza non poteva essere “saltata”, considerata tamquam non esset, come inesistente. E invece il Tribunale penale ha compiuto questo salto, che pare un azzardo. Poteva benissimo assolvere, come fece per Soru in Saatchi, dicendo che mancava l’elemento psciologico, il dolo, la volontà di avvantaggiare o svantaggiare qualcuno, ma è andato oltre, ritenendo inesistente il fatto, il che pare francamente un eccesso.
Pensate se in una procedura di tipo concorsuale o di gara il presidente della Commissione tira fuori dal cilindro un candidato o un’impresa che non ha neppure presentato domanda, minimo lo arrestano. I sindaci dell’appaltopoli sarda sono stati indagati o reclusi per molto meno. Si comprende (e si deve condividere) la prudenza nel decidere su una imputazione che comporta la decadenza del primo cittadino di Cagliari, un personaggio emergente nella politica sarda e non solo. Tuttavia, la sentenza del Tribunale presenta sul piano giuridico dei vuoti, delle forzature (il discostamento dal Tar, prima di tutto), che nei gradi successivi, e sopratutto in Cassazione, che è giudice di legittimità e conosce il diritto amministrativo, potrebbero risultare fatali. Ma queste sono congetture, eventualità: l’abuso d’ufficio è un reato molto “liquido”. Al momento, pur ritenendo discutibile la motivazione, bisogna prendere atto, con rispetto, della decisione dei giudici penali cagliaritani e felicitarci col primo cittadino, mettendo, tuttavia, in guardia gli altri sindaci dal seguirne l’esempio in procedure consimili! Potrebbero essere meno fortunati!

5 commenti

  • 1 Tonino Dessì
    23 Settembre 2016 - 13:52

    Non si può certo dire che la dissonanza esplicitata dal Tribunale penale sul giudizio di annullamento di quella nomina da parte del TAR giovi molto alla comprensione dei meccanismi di funzionamento della giustizia in generale.
    Come hai giustamente scritto, per escludere, essendo questo l’oggetto del giudizio, l’illiceità penale del comportamento del Sindaco non c’era bisogno affatto di contestare ex post una sentenza definitiva che considera quel comportamento illegittimo sotto il profilo amministrativo.
    L’Italia si conferma sempre più un Paese incasinato in ogni suo angolo.
    A suo tempo, però, ho criticato la conduzione dell’indagine penale, che a mio avviso ha spostato l’attenzione dal nodo fondamentale della questione, condannando la parte accusatoria ad essere ritenuta poco attendibile.
    Il Sindaco, pur con modalità più o meno discutibili, si è impegnato a fronteggiare un disastro finanziario e gestionale provocato da altri prima che lui dovesse occuparsi della Fondazione culturale cagliaritana? Ha agito per evitare che le condizioni di quel disastro si riproponessero nelle persone che a suo avviso ne erano responsabili?
    Il collegio giudicante ha ritenuto di sì. Queste responsabilità ora sono nominativamente indicate dai giudici penali.
    A me forse tanto basterebbe. Peccato tuttavia che in ultima istanza quello scontro Zedda non lo abbia vinto. Forse anche per aver agito a sua volta in modo maldestro.

  • 2 Simone Righi
    24 Settembre 2016 - 10:57

    Secondo me, con tutto il rispetto, ma questo articolo è stato scritto semplicemente per dare un ultimo appiglio alle persone che ancora sostengono chi ha veramente affossato il Teatro Lirico di Cagliari nei debiti.
    Ormai ci sono nomi e cognomi perfino sui giornali, che certo non sono proprio dalla parte di zedda.
    Nomi e cognomi questi che, proprio perché l’Italia ha i problemi descritti sopra, possono ancora oggi, continuare la loro amara opera.
    Pensate, a livello europeo, questo teatro è conosciuto per i debiti, per le persone che li hanno creati e per non pagare artisti e fornitori, non per i meriti artistici, e a livello locale si continua a giustificarli invece di allontanarli.
    In questo teatro sembra che esista un sistema di compiacenze e favori striscianti che quelli si, impediscono una vera rinascita e una conduzione seria della cosa pubblica.
    Perché il teatro è pubblico e il sindaco Zedda sembrava averlo capito.
    Ormai le responsabilità, quelle vere, iniziano ad apparire sempre più spesso, ma come spesso accade, si sceglie di guardare dall’altra parte.
    Conviene così, a pochi, ma, evidentemente, conviene così.

    Risposta

    D’accordo sui debiti e sulle responsabilità pregresse che non sono di Zedda, ma la contestazione al sindaco era di non aver rispettato la procedura che il CDA aveva stabilito decidendo una nomina al di fuori di chi aveva presentato regolare domanda e dunque danneggiando questi ultimi e avvantaggiando la sig.ra Crivellenti. Il debito non costituiva oggetto della imputazione. Ma è mai possibile che fra quei 40 non ce ne fosse uno propenso a contenere le spese?

  • 3 Simone Righi
    25 Settembre 2016 - 14:43

    Ma è mai possibile invece, che la scelta alla fine ricada sempre sullo stesso nome, quello citato proprio dai giornali, in cui i giudici lo additano come il principale fautore della debacle finanziaria del teatro??
    Non c’erano altre persone vero?
    No.
    Del resto, ce lo “invidiano” in tutta Europa.

  • 4 Simone Righi
    25 Settembre 2016 - 15:13

    Inoltre, vedo nella sua risposta una frase che recita “il debito non costituiva oggetto dell’imputazione”
    Molto rispettosamente, ma ancora oggi, e lei me ne rende inconfutabile prova, conviene a certe persone andare a perseguire una manovra amministrativa al limite della legittimità ma accompagnata quanto meno da un intento non certamente malvagio, come quella per cui il sindaco è stato assolto, piuttosto che andare ad indagare su chi abbia prodotto una montagna di debiti ormai certificata sia dalla corte dei conti, che dai bilanci della fondazione , che da relazioni commissionate a professionisti esterni all’ambito del teatro.
    Desidero ricordare che la fondazione da molti anni è costretta a pagare mutui accesi per consolidamento debiti, a pagare interessi passivi sui fidi e quant’altro.
    Ma MAI, su questo argomento nessuno ha pensato di porre nemmeno una domanda.
    Per la politica di turno è stato più conveniente mettere mano al portafoglio o concedere fidi e mutui, che tanto poi paga la collettività, che cercare una vera soluzione al problema.
    Se si fosse condotto il teatro lirico di Cagliari in maniera diversa, oggi, questo, godrebbe di una salute generale ben diversa e avrebbe potuto dare un prodotto artistico, sia a livello locale che regionale, molto maggiore sia in numeri che in livello.

    E oggi, qualcuno dice che “la sentenza non è inattaccabile”…
    È solo un’operazione di facciata.
    Si andrà in appello soltanto per tirare in lungo le cose e poter dire che ancora non è finita ma, i problemi e perfino le persone che gravitano attorno e dentro la Fondazione sono ancora e sempre le stesse.
    Andate a vedere il bilancio del 2014 sul sito del Teatro, soltanto per citarne uno vicino a noi in ordine di tempo.
    Leggetelo bene e guardate le firme.
    Esaminate cosa ha comportato per la Fondazione quel bilancio.

    Non so lei, ma io tendo a preferire uno Zedda che maldestramente cerca di cambiare IN MEGLIO le cose, rispetto a chi produce debiti e li fa sempre pagare agli altri.

    Cordialmente

    Risposta

    Non mi piace chi spreca il denaro pubblico e neppure chi viola le leggi. Risparmio e legalità devono andare di pari passo. Anzi sono, in buona sostanza, la stessa cosa.

  • 5 Simone Righi
    26 Settembre 2016 - 10:26

    Sono completamente d’accordo ma, per ora, uno è stato assolto quindi che ci piaccia o meno, è nell’ambito della legalità….
    L’altro o gli altri invece sono del tutto impuniti a causa della mancanza di volontà politica di fare domande e cambiare le cose.
    Quale è peggio?

    Risposta

    Lai omette di ricordare che il Tar ha annullato la nomina della sig.ra Crivellenti perché illegittima. La sentenza è passata in giudicato.

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