Lettera aperta al segretario generale del Pd Nicola Zingaretti con una chiosa redazionale

20 Marzo 2019
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Red 

 

Dal Coordinamento per la democrazia costituzionale (erede del Comitato per il NO) riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta con alcune chiose in calce.

 

Abbiamo guardato con interesse al cambiamento di Zingaretti, soprattutto di fronte alla forte partecipazione alle primarie. Purtroppo domenica siamo rimasti delusi dalle parole di Zingaretti sul referendum costituzionale.
Non solo ha ignorato che se si è arrivati al referendum lo si deve a Renzi, che prima ha imposto la sua modifica della Costituzione e poi ha chiesto la firma ai suoi parlamentari cercando un plebiscito sulla sua persona, infine sconfitto dalla vittoria del No.
E’ inaccettabile l’affermazione che se l’Italia non funziona la colpa sarebbe dei No al referendum: questa affermazione ricorda quelli che quando hanno la febbre rompono l’incolpevole termometro.
L’Italia ha seri problemi di funzionamento, basta guardare alle Provincie. Il governo Renzi ha dato per scontata l’approvazione della modifica costituzionale che cancellava le Provincie. Modifica che invece è stata bocciata e quindi le Provincie hanno perso ruolo, identità e le risorse necessarie per i loro compiti istituzionali: un pasticcio.
Ma soprattutto Zingaretti non ci spiega come gli può piacere il paese che avrebbe voluto Renzi: in cui la sola Camera elettiva (essendo previsto un Senato composto solo da nominati) sarebbe stata consegnata ai voleri del capo di un solo partito attraverso una maggioranza parlamentare artificialmente costruita da un sistema elettorale come l’Italicum, cui la riforma costituzionale strettamente si legava.
Se è questa l’inclusione a cui pensa Zingaretti è destinata all’insuccesso perché a sinistra lo schieramento per il no è stato massiccio, più o meno i voti che ha preso il Pd il 4 marzo scorso. Inoltre l’intenzione manifestata di riaprire questo capitolo non aiuta a ricostruire uno schieramento ampio come sarebbe necessario per contrastare una destra sempre più agguerrita, che per di più in questa fase propone una autonomia differenziata che è nella sostanza la secessione delle regioni più ricche.
Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, erede del Comitato per il No, non ha cambiato opinione ed è pronto a riprendere l’iniziativa anche se l’auspicio è che si tratti solo di una tattica, per quanto discutibile, ad uso interno al partito.

p. la Presidenza

Massimo Villone, Alfiero Grandi, Silvia Manderino, Domenico Gallo

 

Fin qui la lettera aperta del Coordinamento a cui si possono aggiungere più d’una notazione che delineano un continuismo che allontana Zingaretti e il PD dal popolo del referendum. Anzitutto, l’elezione di Gentiloni alla presidenza del partito, al di là della persona, indica in modo forte un continuismo rispetto alla fase precedente sotto schiaffo di Renzi. Com’è possibile una discontinuità se il presidente del partito è quello stesso capo del governo, voluto da Renzi, le cui iniziative e realizzazioni vanno riformate? Poi c’è la presa di posizione sulla TAV, sul reddito di cittadinanza, su quota 100, l’omessa presa di posizione verso il salario minimo garantito ed altro, che allineano Zingaretti con l’opposizione di destra, cui lo avvicinano anche le iniziative di Chiamparino e dell’Emilia Romagna sul regionalismo differenziato in nulla diverso dalla posizione del Lombardo-Veneto a trazione leghista. Anche la ventilata alleanza con Macron sulle questioni europee desta più di una perplessità alla luce delle posizioni del presidente francesce.
Insomma, Zingaretti ha immediatamente spento o fatto appassire le speranze di quanti si erano riavvicinati fiduciosi al PD e di coloro, che, pur non avendo partecipato alle primarie, guardavano con interesse ad un possibile cambiamento del PD. Ciò che per ora si percepisce è un piatto e mortificante continuismo. Forse Zingaretti confida nello spontaneo ritorno all’ovile di chi ne è uscito per votare M5S, ma costoro difficilmente si antusiasmeranno di un PD con nuovo segretario ma uguale linea politica. Il recupero dei delusi richiede ben altro.

 

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