Michele e Renzo Giua

14 Agosto 2015
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Michele Giua

 

 

Nato a Castelsardo (Sassari) il 26 aprile 1889, deceduto a Torino il 25 marzo 1966, professore universitario ed esponente socialista.

Iscritto al Partito socialista dal 1906, Michele Giua si era laureato in Chimica all’Università di Roma nel 1911 e si era trasferito a Berlino per perfezionare i suoi studi. Ottenuta la cattedra di Chimica all’Università di Sassari, era poi passato al Politecnico di Torino. Qui nel 1929 si collegò a “Giustizia e Libertà”, divenendo uno degli animatori del gruppo torinese. Quando, nel 1933, il regime fascista impose a tutti i docenti universitari il “giuramento di fedeltà”, Michele Giua rifiutò di sottomettersi e lasciò l’insegnamento proseguendo (col figlio Renzo, che sarebbe poi caduto nel 1938, a soli 24 anni, in Spagna, combattendo nelle Brigate Internazionali contro i franchisti), l’attività clandestina antifascista. Nel 1936, per delazione dello scrittore Pitigrilli (al secolo la spia dell’OVRA Dino Segre), il professore finì (con Vittorio Foa, Massimo Mila e altri antifascisti), davanti al Tribunale speciale, che lo condannò a 15 anni di carcere. Durante la detenzione, Giua, che rifiutò sempre di chiedere indulgenza al regime, proseguì, con quali difficoltà è immaginabile, nel suo lavoro di scienziato. Liberato nell’agosto del 1943, dopo dieci anni di detenzione, nel settembre dello stesso anno dovette darsi alla macchia per sfuggire alla caccia della Gestapo. Raggiunti i partigiani sulle montagne piemontesi, il non più giovane professore riprese l’attività clandestina nel Partito Socialista di Unità Proletaria. Dopo la Liberazione. gli fu affidato l’incarico di presiedere la Commissione provinciale torinese di epurazione. Consultore nazionale, deputato alla Costituente, consigliere comunale di Torino del 1951 al 1956 e consigliere provinciale dal 1956 al 1960, Michele Giua (che fu anche senatore di diritto), si ritirò dalla politica attiva, dedicando i suoi ultimi anni ai prediletti studi di chimica, tema sul quale ha lasciato, oltre a una decina di volumi di cui è stato autore, oltre cento opere da lui curate. Nel 1945 ha pubblicato anche Ricordi di un detenuto politico 1935-1943 presso l’editore Chiantore. Nel 1968, l’Istituto tecnico industriale statale di Cagliari è stato intitolato all’illustre studioso antifascista.

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RENZO GIUA

nato il 13-03-1914
a MILANO (MI)
deceduto il 17-02-1938

Collocazione
celletta cineraria (torino- cimitero monumentale socrem)

Biografia

Renzo Giua, figlio di Michele, nasce a Milano il 13 marzo 1914. Antifascista combattente nella guerra civile spagnola, compie gli studi classici al Liceo D’Azeglio di Torino, dove ha come insegnante Augusto Monti e stringe amicizia con molti giovani antifascisti tra cui Massimo Mila, suo grande amico. Giovanissimo aderisce al movimento “Giustizia e Libertà” e nel 1932 viene arrestato e internato in una casa di correzione perché ancora minorenne; quando compie 18 anni, nel 1933, viene tradotto al carcere Regina Coeli di Roma e processato dal Tribunale speciale, che però non riesce a condannarlo per mancanza di prove. Tornato in libertà, nel 1934 è costretto a nascondersi per sfuggire all’arresto di gran parte del gruppo dirigente torinese di Giustizia e Libertà. Espatria quindi in Francia dove diventa attivo propagandista del gruppo di “Giustizia e Libertà” parigino guidato da Carlo Rosselli e, successivamente, decide di unirsi ai repubblicani spagnoli impegnati nella guerra contro il regime franchista. Arrivato nel luglio del 1936 a Barcellona, aderisce alla Colonna di Buonaventura Durruti, con cui combatte rimanendo ferito a Huesca. Entrato, quindi, nelle Brigate Internazionali, dove ottiene il grado di tenente, ferito più volte durante aspri combattimenti, nell’ottobre del 1936 viene nominato comandante della terza compagnia del II battaglione della Brigata Garibaldi, tra i più giovani capitani insieme a Fernando De Rosa. Renzo Giua muore il 17 febbraio 1938, all’età di 24 anni, a Salamea della Serena, colpito da una pallottola durante una battaglia sul fronte dell’Estremadura. Pochi giorni dopo la sua morte, Emilio Lussu lo ricorda con un articolo dal titolo Il combattente in Spagna. Le sue ceneri sono ora conservate al Tempio Crematorio insieme a quelle del padre Michele.

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