Lettera ad un amico sacerdote

26 Dicembre 2016
2 Commenti


Francesco Cocco

(foto: Francesco Cocco parla ad un sit-in per la pace)

 

Caro Giovanni,

grazie per il bel libro di Papa Francesco sulla misericordia che con la solita generosità mi hai regalato. Ho iniziato a leggerlo e sarà fonte di riflessione in queste giornate natalizie. La nostra generazione ha conosciuto una profonda “rivoluzione nella vita della Chiesa. Una rivoluzione antropologica prima ancora che dottrinale. Da ragazzi , quando qualche volta ci era dato di andare al cinema, nei documentari Lux e Incom abbiamo visto Papa Pacelli in sedia gestatoria con ai lati grandi flabelli. Cose da corte babilonese, non molto adatte al Vicario di Cristo.
Oggi Papa Francesco esce dal Vaticano e va a comprare gli occhiali o le scarpe, come fanno i comuni mortali. Non ci va affiancato dalla scorta della nobiltà nera ma nella semplicità che caratterizzava Cristo nella vita terrena.
Cristo era amico e si circondava di gente del popolo non certo di cortigiani. Qualcuno potrà affermare che sono gesti plateali. Io al contrario dico che sono gesti simbolici di rottura. E l’ umanità ha bisogno di simili gesti. .Questa è una grande rivoluzione antropologica nella vita della Chiesa. Ed allora capisco che un gruppo di cardinali (principi della Chiesa !?) reagisca e faccia la fronda. Mi viene da dire “poverini”!. Certo reagiscono perché il loro status di “principi” ne esce ridimensionato ma il ruolo della Chiesa ne esce esaltato. La Chiesa di Roma diviene veramente “ cattolica”, quindi universale e l’autorità morale ne esce enormemente rafforzata. Pio XII escludeva (io come comunista sono un escluso, forse sono ancora uno scomunicato), Papa Francesco al contrario include. Mi pare che i punti su cui i principi cardinali contestano si basino essenzialmente sul problema dell’ inclusione e dell’ esclusione.
Tu sei per l’inclusione, e lo dimostri nei gesti quotidiani, mentre un prelato, a suo tempo assistente degli universitari cattolici, era per escludere Ricordo che i colleghi universitari della FUCI organizzarono una gita domenicale alla quale mi invitarono senza alcun pregiudizio per la mia militanza nella Federazione Giovanile Comunista. Erano gli anni in cui in Sardegna Enrico Berlinguer era vicesegretario regionale del PCI. Ebbi modo di parlargli di questo invito ed Enrico dimostrò interesse dicendomi che da parte nostra doveva esserci la massima apertura e l’interesse al dialogo in tutti gli aspetti della vita. Solo che l’assistente religioso si oppose alla mia partecipazione , forse temendo che un giovane comunista potesse inquinare i suoi virgulti.
Credo che a te sacerdote spetti il ruolo di seminare nei solchi aperti dalla fatica di Papa Francesco come a me laico, che lotta nel suo piccolo per un’umanità rinnovata, spetti portare il suo piccolo contributo perché si rafforzi la fratellanza tra gli esseri umani.

 

2 commenti

  • 1 admin
    26 Dicembre 2016 - 10:31

    Da Andrea Pubusa

    Caro Francesco,

    sono sempre stato convinto che chi - come te - si è impegnato nel Movimento comunista senza avidità di carriera, ma per diffondere il messaggio di uguaglianza e fratellaanza fra gli uomini che esso reca, sia più vicino al Cristo di tanti sedicenti cristiani per tradizione o bigottismo.
    Oggi Papa Francesco rivela questa consonanza di impegno, come già Papa Giovanni XXIII, che includeva i veri cristiani e noi nella categoria, spiccatamente gesuana, degli “uomini e donne di buona volontà”.
    Ti auguro lunga vita.

  • 2 Oggi lunedì 26 dicembre 2016 | Aladin Pensiero
    26 Dicembre 2016 - 10:32

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