Che confusione! Fenomeni e deliri della propaganda

25 Giugno 2022
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    Goffredo Bartocci da Patria indipendente

    L’antico e spesso troppo labile confine tra l’informazione e le tecniche di persuasione, soprattutto in tempo di guerra, alla lente della psichiatria culturale: puntare sull’emotività semplicistica e viscerale rischia di “disorientare” le giovani generazioni e produce incertezza e fragilità anche nelle persone adulte e più consapevoli

     

    (Unsplash)
    A partire dal 24 febbraio di quest’anno ho seguito con attenzione le informazioni provenienti da articoli dei quotidiani, da talk show, servizi speciali, interventi di veri o presunti esperti sulla guerra in corso fra Russia e Ucraina. L’incoerenza tra le comunicazioni inerenti il terreno di guerra e il ribaltamento delle notizie diffuse nel nostro Paese mi ricorda il fenomeno già osservato da psicologi dell’infanzia e dell’adolescenza che individuano il potere patogeno del doppio messaggio: la percezione contemporanea di una discordanza fra la cascata di emozioni e i concetti cognitivi provenienti da adulti significativi confonde la mente.

    “La cultura può fermare la guerra”, istallazione (Imagoeconomica)
    Tra gli avvenimenti che hanno goduto di tale infausta contrapposizione emergono non solo l’elargizione e l’incoerenza di pacchetti emozionali preformati, ma anche le numerose e accanite dispute valoriali. A questo punto entriamo nel vivo dell’interazione fra fede e concetti cognitivi provenienti da ottiche materialistiche. Nel momento in cui adoperiamo lo strumento adatto per osservare la fenomenologia interculturale al fine di legare climi culturali ed espressioni comportamentali manifeste, è doveroso guardare con attenzione anche ai fenomeni di casa nostra. Colpisce, ad esempio, lo sguaiato attacco proveniente da più parti, da giornalisti o personaggi politici, contro il presidente dell’Anpi nazionale.

    Ucraina, bombardamenti russi su Odessa (Imagoeconomica)
    Eppure mi è sembrato che questi avesse espresso un dubbio, uno scrupolo, sull’opportunità dell’invio di massicce forniture di armi all’esercito ucraino. Mi era sembrato un invito a riflettere su ciò che nel lungo termine poteva comportare e non l’abbandono di un popolo che sta resistendo all’invasore. Inoltre mi era sembrato anche un invito ad analizzare fenomeni geopolitici così decisivi tenendo presente la concatenazione delle cause che li hanno determinati e che ne sostengono la perpetuazione.

    Guerre nel mondo
    Per solito è buona norma in psichiatria culturale evitare di intervenire in ambito politico o militare, in quanto tale competenza è depositata nelle mani di esperti di affari internazionali o direttamente in quelle delle intelligence. Ma questa volta, avendo colto un livore da parte degli addetti ai lavori istituzionali – un livore esacerbato da una certa prosopopea del tipo “fatevi gli affari vostri” – non ho potuto fare a meno di esprimermi su una stonatura: quando una guerra è ai nostri confini diventa di per sé un “affare nostro”, tanto più perché non avremmo dovuto dimenticarci le innumerevoli guerre combattute alla fine del secolo scorso e dall’inizio di questo millennio sulle sponde del Mediterraneo.

    (Imagoeconomica)
    Mi è sembrato, poi, che le accuse di partigianeria putiniana o di ingenuità pacifista rivolte contro una voce uscita dal coro non rispettassero un’associazione nata da una storia di persone non irreggimentate ideologicamente e che contribuirono a rendere libera l’Italia. Ora, per evitare analisi predicatorie, mi sembra possibile se non doveroso chiamare in causa la competenza della disciplina di cui mi occupo, la psichiatria culturale, statutariamente mirata a individuare, nella pletora di manifestazioni psicoculturali osservabili, la presenza di punti di inciampo che ostacolano lo sviluppo virtuoso della comunità.

    Un primo esempio “tecnico” di uso dell’arte argomentativa fenomenico/culturale nel corso della nostra storia, è quello che documentava l’epidemia di isteria in Inghilterra durante il boom dell’industrializzazione, collegandolo ai turni massacranti delle donne che lavoravano nelle fabbriche. Qualora preferiate un esempio più attuale, basta soffermarsi a considerare la frequenza con cui nel Nord America un ragazzo decide di entrare in un supermercato o in una scuola con armi d’assalto per sterminare un numero imprecisato di persone indifese. Anche in questo caso, oltre a circoscrivere il problema a una patologia del singolo e individuare le conseguenti terapie, sarebbe opportuna un’interpretazione psicoculturale dinamica. Importeremo in Italia anche questi fenomeni, come abbiamo importato l’anoressia e le personalità multiple e con esse la griglia interpretativa che viene normalmente proposta?Ma torniamo a noi. Ovvero ai fatti dell’Anpi. Non vi sembra stupefacente osservare che poco tempo

    dopo le invettive contro una voce fuori dal coro, e senza apparente cambio di passo nelle modalità di rapportarsi agli iscritti all’associazione, una sempre più consistente componente politica e sociale si è schierata sulla stessa linea precedentemente considerata oltraggiosa?Cosa voglio sottolineare? Ebbene, in questo periodo di enorme confusione mi sembra proliferi una induzione alla confusione stessa. Ci troviamo di fronte alla famosa goccia che fa traboccare il vaso della resilienza identitaria. Mi riferisco alla resilienza di quel contenitore identitario, individuale o di massa, atto a preservare la capacità di orientarsi per chi si trova a seguire (e possibilmente a capire) quali siano le cause di una schermaglia sconsiderata su valori di cui l’Italia è portatrice e che dovrebbero essere patrimonio di tutti.

    Il termine confusione, da cui qui sopra ho preso le mosse, è di uso comune. Allo stesso tempo caratterizza nella terminologia psichiatrica un preciso stato di coscienza. Gli stati di coscienza non sono oggetti con cui si possa impunemente giocare. L’ampiezza di contenuti dello stato di coscienza può essere rapportata, come importanza, alla infinitudine della teologia dello Spirito dell’homo sapiens. È opportuno sapere che lo stato di coscienza altri non è che il luogo da cui si possono intraprendere cammini diversi, alcuni dei quali possono sfociare in quelle manifestazioni che in psichiatria chiamiamo psicopatologie.

    Un secondo termine che in vari modi denota traballanti stati di coscienza è il disorientamento. Sebbene anche questa connotazione di uno stato psichico sia di uso comune, è doveroso sottolineare che la perdita dell’orientamento è certamente il primo passo verso una degradazione della percezione della realtà esterna, la quale diventa, nel bene e nel male, “perturbante”, come sottolineato da Freud e ripreso attualmente dalla psichiatria culturale. Questo può accadere a chi, con pazienti di altre culture, nega la sua difficoltà a ricevere comunicazioni estreme, che potremmo dire stranianti, da parte di una persona evidentemente sana, non riuscendo a fare quel necessario “salto culturale”. Fu l’interprete Bantu che mi assisteva nel condurre lunghi discorsi con pazienti di questa etnia che mi fece esperire un chiaro momento di disorientamento. Un giorno non venne a svolgere il suo lavoro. Mi stupii dato che per mesi aveva dimostrato una assoluta puntualità agli appuntamenti. Il giorno dopo mi disse: “Scusi Doctor per non essere venuto ieri, ma mentre camminavo lungo il sentiero per venire qui, la pietra mi ha parlato. Erano i miei antenati che mi dicevano di svolgere con più cura i sacrifici rituali. Sono corso nel luogo dove sono nato per rimediare”.

    (Unsplah)
    Ebbene, fu grazie a questo schiaffo involontario da parte dell’interprete che intrapresi la carriera di transculturalista. In quel momento capii quanto fosse difficile non reagire a quanto di estraneo ascoltavo dal mio interprete, e quanto fossero ingombranti le credenze preformate che mi portavo appresso come bagaglio a mano. Non solo. Riavutomi dallo schiaffo riuscii a comprendere un altro aspetto di quel giorno fatidico: nel raccontami della pietra parlante l’interprete Bantu si era fidato di me, aveva affidato a mani estranee i fatti più intimi del suo essere devoto alla sua storia religiosa, quella del rispetto per gli antenati. Siamo noi capaci di fare lo stesso? Ascoltare senza anteporre immediatamente all’altro le nostre più rigide convinzioni?Ora, ritorniamo in Europa. Non c’è alcun dubbio sugli effetti confusivi generati da un’informazione cattiva e parziale. È impossibile non rendersi conto che tale attitudine genera incertezza e fragilità anche nelle persone interessate a riflessioni che derivino da punti di vista consapevoli.

    Vladimir Putin (Imagoeconomica)
    Inoltre, accade che ai discorsi a sfondo sociale che ci inondano sulle motivazioni geopolitiche e geoeconomiche della guerra in atto, si siano aggiunte con sempre maggiore frequenza dichiarazioni a sfondo psicologico: termini quali delirio, follia, megalomania, narcisismo, paranoia, sono all’ordine del giorno. Troppo facile usare surrettiziamente questi termini per definire il Bene e il Male, la norma e la deformazione psichica, la giusta fede o l’eresia. Attenti. Il tentativo di suscitare nella popolazione una emotività semplicistica e viscerale è un vecchio trucco. Ma i trucchi non fanno crescere le funzioni dell’Io. L’adolescente di oggi, e non solo lui, mostra di aver maturato una negazione, un distacco dal desiderio di conoscenza dei fatti. Alla mancanza di elaborazione si sostituisce l’obbligo a prendere posizioni immediate e indiscutibili. Basta dare un’occhiata al dilagare del bullismo, al proliferare di movimenti ascientifici che insinuano la piattezza della Terra o, peggio, all’insorgere di fenomeni di fanatismi religiosi a fini di terrorismo. In fondo non è così difficile trovare la linfa che alimenta credenze e comportamenti abnormi e definire con termini tecnici dinamiche capaci di produrre forme più o meno palesi di dissociazione.

    Ucraina, distruzioni dell’invasione russa (Imagoeconomica)
    Sono tentato di agganciare questo discorso a un tema, quello dei deliri culturali, che riguarda molte popolazioni. Basti per ora smascherare e opporsi a forme di comunicazione su basi dissociative prima che queste si conformino in un delirio. Anche qui è opportuno portare un esempio, fra gli altri, di dissociazione nella comunicazione, a sua volta dissociante: il momento della pubblicità televisiva. È un momento sovraccarico di potenza: si parla, si vedono morti per le strade, madri in lacrime, uomini pronti a combattere, lo stesso Papa, detentore del primato della paternità spirituale, quando ecco: il conduttore interrompe qualunque oratore. Pubblicità! Poi, quasi non bastasse, ecco i visi tenerissimi di infanti che muoiono per malnutrizione, polmonite, sete. Scorrono i corpicini denutriti, il sorriso al primo sorso di latte in polvere. Poi, senza soluzione di continuità, cambia la scena: si reclamizza il cibo per gatti. Tirati a lucido, il pelo morbido per l’uso di shampoo raffinato, mangiano il salmone sotto lo sguardo tenero di una donna, di un ragazzo, di chi capita. Ecco, questo è un invito alla dissociazione. Qui è in atto una ginnastica dissociante, caratterizzata dal passaggio repentino dalla richiesta di una empatia interumana intensa a una situazione emotiva effimera.State attenti uomini adulti, ragazzi, madri, pensionati, forse – lo spero – immigrati che portate gli odori della vostra terra mentre vi accostate a diventare cittadini di una nuova patria. Tutti voi fate attenzione alle pozioni dell’incantamento. Non vi fate abbindolare. Non chiedo di più. Non ho soluzioni in grado di sciogliere gli inganni della propaganda, le malie di chi promette vita eterna o la necessità di una bibita zerocalorie. Troppo ci sarà da dire.

    Foro romano, la Curia Iulia dove aveva sede il Senato e che ospitava l’Altare della vittoria
    Concludo con una citazione a cui sono affezionato. L’ho usata come incipit in più di una pubblicazione (almeno sino a quando un editore mi fece notare l’eccesso di ripetizione). Ebbene, anche stavolta fruisco delle parole pronunciate dal senatore Simmaco quando, nel 384, il vescovo di Milano Ambrogio ordinò la rimozione da una sala del Campidoglio dell’altare dedicato alla dea Vittoria: “Uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum”. Sì, non è possibile sciogliere un mistero così grande come l’appartenenza a un credo togliendo a forza le fattezze di una donna alata. Attenti sia al potere esplicito che alle tecniche raffinatissime di incantamento. In tal guisa ammoniva il grande antropologo italiano Ernesto De Martino, quando sottolineava come conseguenza della fascinazione la possibilità della perdita della presenza e il furto dell’Io.Cari lettori, esercitate ancora una volta la vista per scorgere non più solo le camicie nere del fascismo o le bandiere nere dei terroristi. Quelli siamo riusciti a smascherarli. Attenti però all’inganno leggero, impalpabile di ogni falso sorriso, ogni teatrale discorso dal balcone di vetusti palazzi o dagli schermi televisivi. Eviteremo con ciò di essere mandati a morire su un campo di battaglia per interessi altrui.

    Goffredo Bartocci, psichiatra e psicoterapeuta


    Goffredo Bartocci è psichiatra e psicoterapeuta a Roma. Nel 2006 ha fondato l’Associazione mondiale di psichiatria culturale con il prof. Wen-Shing Tseng e ne è stato il secondo presidente. È stato presidente della sezione speciale di Psichiatria transculturale dell’Associazione italiana di psichiatria e della sezione transculturale della World Psychiatric Association, nonché ricercatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presso il Tavistock Institute di Londra. Attualmente è presidente dell’Istituto italiano di igiene mentale transculturale e direttore della rivista online Psichiatria e psicoterapia culturale. È un esperto riconosciuto a livello internazionale sull’applicazione della psichiatria culturale alla pratica clinica nella salute mentale, campo di cui è stato pioniere come direttore dell’Unità di psichiatria transculturale dell’Asl di Roma. Ha svolto attività sul campo tra i Bantu del Sud Africa e gruppi aborigeni nel deserto dell’Australia Centrale, grazie al contributo del ministero degli Esteri italiano. Tra le sue pubblicazioni, Psicopatologia, cultura e pensiero magico (Liguori), Psicopatologia, cultura e dimensione del sacro (EUR), Il Mondo delle intenzioni: l’incontro transculturale fra il Medicine man e il Doktor Freud (Liguori), Il Soffio delle Intenzioni: riflessioni in forma di favola sui massimi sistemi per vivere felicemente con popolazioni aliene (Harmattan). Ha curato l’edizione italiana del Manuale di psichiatria culturale di Wen-Shing Tseng (CIC Edizioni). Nella Enciclopedie Medico Chirurgical (edizione 2013) ha pubblicato il capitolo Reflexions sur Spiritualité, Religion et Psychiatrie.

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