Caro Dadea, su Soru scambi i tuoi sogni e un prodotto pubblicitario per realtà

16 Gennaio 2023
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Andrea Pubusa

Oggi lunedì 16 gennaio 2023, alle ore 17,30, presso il Teatro Massimo (Minimax) in via E. De Magistris 12, a Cagliari, ci sarà la presentazione del libro di Massimo Dadea “Meglio Soru (o no?) La febbre del fare 13 anni dopo”, edito dalla EDES (Editrice Democratica Sarda).
In occasione di questa iniziativa di “nostalgici” ecco una recensione critica al libro di Massimo Dadea
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Caro Massimo,

Il tuo libro su Soru contiene un vizio per così dire metodoĺogico, che ne inficia lo svolgimento, il giudizio e le conclusioni. Tu muovi giustamente dal progetto enunciato da Soru e ne metti in luce la straordinaria forza rinnovatrice. Con enfasi lo chiami a ogni piè sospitnto visìonario., straordinario, l’unico vero programma politio degno di questo nome nella storia dell’auronomia sarda, e così via esagerando. Ora, non sarò certo io a negare  la bontà del progetto. Chi lo ha scritto conosceva certamente la letteratura sulla materia e ha preso il meglio della cultura democratica, ambientalista, sardo-identitaria e ha cosi’ confezionato un testo condivisibile e affascinante. Ma questo è solo un testo, bello, un pezzo di carta;  per soldi o per passione, non è difficile trovare che li scriva; poi - com’è ovvio e doveroso - bisogna vedere i fatti, le azioni concrete. Tra il dire e il fare… Si sa poi che in politica, da sempre c’è una rappresetazione e c ‘è la dura realtà dei fatti. E qui tu  stesso sveli dei risvolti della vicenda a dir poco allucinanti sul piano istituzionale e politico, che vanno in direzione opposta al progetti.
Pronti, partenza, via! Soru pretende che il consiglieri regionali facciano il giuramento prima di entrare in carica al suo “cospetto” (pag. 28). Soru già mostra di non distinguere l’istituzione dalla sua persona. Brutto segnale! Pessima partenza! La questione si è chiusa con la “farsa” del doppio giuramento, che anche tu giustamente critichi. Ma tu questo lo vedi come un riequilibrio di poteri poiché il presidente è stato eletto direttamente, e metti in luce come “questa vicenda sia illuminante del pressapochismo e della sciatteria istituzionale che attorniavano il Presidente, della sua scarsa attitudine ad ascoltare, ma sopratutto questo episodio si è rivelato anticipatore dello scarso feeling che avrebbe contraddistinto i rapporti futuri del Presidente con il consiglio” (pag. 29).  Semmai è proprio l’investitura forte e diretta dal Corpo elettorale a richiedere un riequlibrio in presenza di ben distinte funzioni, nell’ottica dei pesi e contrappesi. Si staglia già un’ombra sinistra, “l’uomo solo al comando“, Del resto un’assemblea, per non svolgere una funzione di mera interdizione, deve vedere rispettate, anzi esaltate, le sue prerogative deliberative e legislative. In proposito si tenga conto del fatto che lo Statuto sardo affida al Consiglio tutta la funzione normativa, anche quella regolamentare, di solito affidata agli esecutivi (art- 27 St.sardo).
Ma andiamno avanti.
Caro Massimo, come plani e abbandoni il testo visionario scritto da chissachi  vengono i duri colpi della realtà. Ricordi a pag. 31: che i  tuoi primi progetti di legge sono stati “maltrattati” da Soru con ostentato sgarbo. Furono sospesi. Soru mostrava di non gradire le iniziative altrui. Tutto doveva partire e concludersi con lui. Eppure tu eri l’assessore scelto dal PD quale appresentante di quel partito in giunta. Soru ti umiliava per dare un segnale a te e agli altri: qui comando io. Punto.
Poi scrivi cose incredibi sul rapporto di Soru con i futuri dirigenti. Si sa che gli organi collegiali funzionano se si fa squadra, e cioè se chi dirige, sa farlo con chiarezza e sa mobilitare tutti sull’azione comune. E questa la dote dei veri leader. Soru fa tutto l’opposto. Come scegliere collaboratori e i vertici dell’amministrazione? Preliminare un vero e proprio esame. Scrivi: “ricordo ancora con disagio riunioni di Giunta dove venivano invitate alcune di queste figure. Dopo un’attesa snervante, trascorsa a chiedersi su quali dettagli si sarebbe soffermato la pedante e scrupolosa attenzione del Presidente, venivano ammessi al cospetto dei dodici assessori “avvitati” sui loro scranni attorno a quel tavolo rettangolare, espressione dell solidità del potere autonomistico“. Roba da pazzi! Pensavo si facesse così in una delle tante repubbliche sovietiche negli anni ‘30! E tu, Massimo, eri lì fra i dodici “avvitati“, tronfio del tuo potere assessorile riflesso dal vostro capo. E non ti sei mosso o hai proferito verbo per la “durezza“, “l’accanimento“, con cui il Presidente conduceva “l’interrogatorio“. E vanamente i malcapitati, “balbettanti e tremanti”, cercavano “un qualche aiuto e comprensione nei visi accigliati e severi dei dodici assessori, tutti compresi nella loro parte“. E fra loro c’eri anche tu, Massimo, ormai succubo di Soru. Eppure scrivi che in quegli incontri “ad essere mortificata non era spesso, solo la competenza o la professionalità di quelle persone, ma la loro stessa dignità di uomini” (pag. 43). Che cazzo hai imparato nella militanza democratica e comunista, se non ti sei levato e a Soru non gli hai messo il tavolo in testa! Che dire? Non ho parole! Che riforma della Regione può nascere da dirigenti scelti in quel modo? Tu dovresti sapere che l’amministrazione ha il potere-dovere di attuare, con imparzialità e buon andamento, le leggi e gli indirizzi degli organi politici. Il contrario della fidelizzazione al Capo. Ma tu, paziente; chinavi la testa… per non compromettere… la speranza (sic!).
Poi, dopo aver di nuovo illustrato le magnifiche, straordinarie, visionarie….realizzazioni, planando, cioè venendo di nuovo ai fatti, ci ricordi la candidatura di Soru alla segreteria regionale del PD e la vicenda della legge statutaria. Ometti di parlare dell’appalto Saahtci e Saatchi, eppure è stato un casn eclatante, di cui si è occupata la magistratura e il Consiglio regionale con esiti importanti per comprendere la vera personalità e la reale politica di Soru nonché la sua schiacciante sconfitta.
Non dirmi che su questa storia c’è la sentenza assolutoria. Lo so bene, in quel processo sono stato il difensore di Aldo Brigaglia (il commissario di gara che ha fatto scoppiare il caso). Posso solo dire che è contraddittoria la condanna di Fulvio Dettori (segretario generale del Presidente) che non aveva un interesse diretto alla vittoria di Saatchi e l’assoluzione di Soru, che invece aveva rapporti con Saatchi e ne desiderava la vittoria. Anzi inizialmente prospettava l’affidamento senza gara, poi rientrata per la ferma opposizione dei funzionari. Ma non è il caso di rifare il processo. Ti ricordo che l’assoluzione da reati non assolve da condotte eticamente e politicamente scorrette o discutibili. In questo caso poi c’e’ una delibera della Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale che stigmatizza la condotta di Soru e chiede l’annullamento della gara.
Questa storiaccia ha inciso sulla credibilità morale e politica del Presidente, già scossa dalla sua condotta respingente e autoritaria, in modo inappellabile. Ma tu in nome del progetto visionario del capo, ometti, come ometti di parlare dei casi di Tonino Dessì e Francesco Pigliaru, che lasciarono i rispettivi assessorati all’ambiente e alla programmazione, pur essendo espressione della migliore intellettualità sarda, seriamente e notoriamente impegnata nell’opera di rinnovamento. Questa decisione alienò a Soru le simpatie dell’intellettualità con la schiena dritta dell’isola. Gli rimasero gli ingenui e i servi.
La candidatura alla segreteria del PD e’ un’iniziativa così stupida, frutto di una incontenibile sete di potere, da lasciare basiti. Idiozia perché ha dato a Cabras, il maggior esponente del vecchio politicantesimo, l’opportunità di batterlo, rimettendo su’ la vecchia burocrazia corrotta, il notabiliato più becero della sinistra. Soru non aveva capito la furbizia e la scaltrezza di Cabras, che lo ha appoggiato inizialmente, perché allora Mister Tiscali era imbattibile per l’entusiasmo che aveva suscitato. Ma poi aveva mostrato il suo vero volto che gli aveva alienato gran parte delle simpatie; era dunque il momento buono per inflggergli un duro colpo. E così fu per l’insipienza di Soru.
La legge statutaria è poi un esempio estremo di sciatteria e di incapacità politica, istituzionale e di gestione delle procedure. Sanciva le mire autocratiche di Soru, senza contrappesi. Legittimava il suo conflitto d’interessi e metteva il Consiglio sotto il suo potere. Sarebbe bastato prevedere la figura del vicepresidente per  riequilibrare, ma lui si oppose fermamente. Negli USA, com’e’ noto, è prevista la figura del vice, che subentra al presidente in caso di morte (Kennedy) o dimissioni (Nixon). Si vuole che il Congresso non sia nella disponibilità del Presidente. Pesi e contrappesi! Bellezza! Soru invece non vuole il vice perché vuole legare le sorti del Consiglio e dei consiglieri alla sua volontà o al suo capriccio. E così fece quando, a fine legislatura, si dimise.
La gestione dell’iter di approvazione fu allucinante. Tu, caro Massimo, parli ancora nel tuo libro di referendum abrogativo, mentre si tratta per espressa disposizione di legge di consultazione confermativa o oppositiva, senza quorum di validità. Vince chi prende un voto in più. Avete così invitato all’astensione, condannandovi da voi stessi alla sconfitta. Poi Soru, insistendo nell’errore, ha promulgato un testo mai diventato legge, come poi ha dichiarato la Corte costituzionale. Ora, caro Massimo, avete dimostrato di avere la sapienza giuridica di chi non distingue un tabacchino da un pubblico ufficio. Come potevate pensare di riformare la regione? Tu eri assessore alle riforme. Perché non hai puntato i piedi, perché non hai sentito il dover di interpellare i giuristi di opinione diversa, mentre avete ascoltato solo quelli che, come gli agenti di commercio, piazzano a caro prezzo la merce che il committente desidera? Sarebbe bastato un incontro fra me e te e ti avrei illustrato la situazione sotto il profilo giuridico, salvandoti da una poco edificante figura, che ancora non hai corretto se, nella introduzione a questo tuo libro p
arli di referenedum abrogativo! O, per come mi conosci, hai mai pensato a un mio tranello o a un venir meno ai miei doveri di giurista, avvocato o vecchio compagno comunista?
Ometti poi di dire che il corpo della disciplina del territorio fu della Giunta Melis e anche le leggi sulla trasparenza. Soru adottò i piani paesistici perché furono annullati per vizi procedurali, e sai cosa ha aggiunto? Le intese col presidente dei privati in deroga alla disciplina. Un nuovo e grave spostamento del potere verso il vertice. Vizietto non innocente!
Non parli poi delle relazioni tra lavoratori e Soru in Tiscali. Eppure esistono molte prese di posizione severe di parte sindacale. Si potrebbe continuare ma basta. Poi il giudizio lo ha espresso senza appello l’elettorato.
Purtroppo tu ti sei fermato all’immagine pubblicitaria di Soru, creata da quel maestro che è Gavino Sanna. Ma quel prodotto di un fantasioso e creativo pubblicitario  e’ altra cosa rispetto al personaggio reale. Svegliati! L’uomo dei tuoi sogni non esiste, non è mai esistito. Eppure te l’ho segnalato in corso d’opera.

Una preziosa testimonianza  di Tonino Dessì

Caro Andrea, condivido il contenuto di questa tua recensione.
Vorrei personalmente puntualizzare alcune cose.
La prima è che il Programma di Sardegna Insieme fu scritto a seguito del lavoro di un gruppo appositamente incaricato dai soggetti che diedero corso a quella coalizione.
Quel gruppo di lavoro fu coordinato da Francesco Pigliaru per conto del Presidente e da me per conto dei DS.
La redazione conclusiva dell’intero testo è da attribuirsi in pari misura a me e a Francesco Pigliaru, il quale ultimo lo sottopose al candidato Presidente, che lo approvò, lo fece proprio e quando fu eletto lo depositò pari pari nel luglio 2004 come dichiarazioni programmatiche scritte in Consiglio regionale, richiamandovisi nel discorso orale che tenne nell’apposita seduta dell’Assemblea.
Tra il settembre e il novembre del 2006 i due principali redattori di quel Programma, diventati Assessori regionali della Giunta Soru, furono costretti a dimettersi per inconciliabili reciproci motivi di sfiducia nei confronti del Presidente.
Le lettere di dimissioni, entrambe pubbliche, erano molto circostanziate e contenevano la previsione che continuando la Presidenza, la Giunta e la maggioranza a operare come stavano operando si sarebbe andati ineluttabilmente alla sconfitta elettorale.
Personalmente faccio ammenda di aver scritto in seguito solo frammentariamente su un’esperienza bruciante, che ancora oggi fatico a sistematizzare.
Dalla lettura del libro di Dadea mi sono reso conto intanto che di quel Programma, largamente disatteso, quasi nessuno già allora teneva conto e che peraltro pochi addirittura lo conoscevano.
Del resto ricordo bene la prima parte della seduta del Comitato regionale dei DS che vi fu dedicata.
Dopo la mia relazione vi fu appena un intervento (critico) di Andrea Raggio, un laconico apprezzamento conclusivo del Segretario regionale, scarni applausi e via al secondo più corposo punto all’ordine del giorno: le candidature per le imminenti elezioni regionali.
Che il libro di Dadea, come del resto avvenne nel dibattito politico successivo, liquidi senza farne parola il fatto che i due principali redattori di quel programma dovettero lasciare la Giunta è di per se una lacuna reticente.
Che ancora oggi la riflessione su quella sconfitta non ne analizzi le cause profonde è un debito storiografico e politico inevaso.
Quel che si riesce a intuire anche dal libro di Dadea forse è che le convulsioni di quella esperienza ebbero molto a che fare col processo avviato sotto traccia già tra il 2004 e il 2006 di costruzione anche in Sardegna del PD e con i movimenti di posizionamento del ceto politico sardo della sinistra e del centrosinistra in quella dimensione, compreso il Presidente Soru il quale era determinato a giocarvi un ruolo diretto, entrando a far parte del Desk degli oligarchi, oligarca tra gli altri egli stesso nello stesso gioco e con gli stessi metodi.

4 commenti

  • 1 Efisio Pilleri
    16 Gennaio 2023 - 13:23

    Analisi totalmente condivisibile. Sarebbe agevole raccogliere tante testimonianze in tal senso, tra le quali la mia. All’epoca ero dirigente della Regione, direttore del Servizio della Comunicazione Istituzionale, cioè quello maggiormente interessato alla nota vicenda che tanti guai provocò allo stesso Soru. Fui costretto ad andare in pensione anticipatamente (usufruendo peraltro di una congrua buonuscita) per evitare di essere completamente emarginato nell’esercizio delle mie funzioni dirigenziali.

  • 2 Stefano Delunas
    16 Gennaio 2023 - 13:45

    Soru? La gigantesca anomalia della politica autonomista della Sardegna. Così come lonfu Berlusconi proprietario di 3 televisioni utilizzate a scopo politico. Così come è utile sapere che fu il segretario regionale Soru che si oppose strenuamente alla mia vittoria a sindaco di Quartu e con una maggioranza di ben 16 consiglieri PD su 29 dell’intero consiglio comunale. In accordo con Letta e i lettiani sardi.

  • 3 Aladinpensiero
    16 Gennaio 2023 - 17:25

    Anche su aladinpensiero online: http://www.aladinpensiero.it/?p=140002

  • 4 Tonino frogheri
    21 Gennaio 2023 - 14:40

    Dibattito interessante ma fatto guardando dietro! Il prossimo anno ci sono le elezioni! Che facciamo continuare a dare una mano a Giorgia Meloni o costruiamo un esteso amalgama di saggi aprendo alle nuove generazioni magari sposando il limite dei due mandati oppure promuovendo un referendum abrogativo dell attuale legge truffa? Il resto non serve!

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