Vince la voglia di ritorno alla Costituzione

31 Maggio 2011
4 Commenti


Andrea Pubusa

Può un Paese sopportare a lungo una fuoriuscita dai suoi valori fondanti, dalla sua Carta costituzionale, che è insieme allontanamento dal buon senso? Può una città come Milano, il centro industriale della nazione, tollerare una campagna elettorale fondata sul pericolo della edificazione di una moschea, che in fondo è esercizio di un diritto costituzionale, la libertà di religione? E può Napoli, falcidiata dalla camorra, subire la provocazione di una candidatura di una persona legata a Cosentino, coinvolto in indagini su rapporti con settori oscuri della società campana? Possono due grandi città europee subire una campagna basata sulla pretesa invasione degli zingari o sulla reiterata mirabolante promessa di liberazione dall’immondizia? Ossia da fantasie in negativo o in positivo senza contatto con la realtà? Si può sollecitare la paura dell’estremismo quando gli unici estremisti sono proprio loro Berlusconi e Bossi? No, non può. C’è un momento in cui la corda si spezza. Pisapia è figlio di una grande tradizione democratica, De Magistris di una lotta senza tregua per la legalità. Due persone normali, ma due giganti in una situazione di follia imposta dal Cavaliere.
Poi c’è la crisi. Non si può ridere e raccontare barzellette mentre le famiglie sono morse dalla crisi e i giovani rimangono eterni dipendenti dalla famiglia per mancanza di sbocchi lavorativi certi.
E’ poi si possono acquistare Scilipotti e altri quattro scalzacani, ma non si può fare lo stesso con un Paese che necessita di risposte serie, pensate, unitarie. Il Paese ha bisogno di normalità, di unità per uscire dalla grave stagnazione anzitutto morale.
Qui va riconosciuto un ruolo positivo a Bersani. Il segretario PD ha pazientemente e con tenacia risposto alle stravaganze di Berlusconi e Bossi rimettendo nell’agenda politica i problemi veri del Paese ed ancora ponendosi in posizione dialogante con tutte le forze antiberlusconiane. Così è potuta nascere e crescere la candidatura di Pisapia a Milano o di Zedda a Cagliari. Così, dopo la falsa partenza a Napoli, il PD si è schierato a sostegno senza riserve di De Magistris. Bersani ha dato anche segni di dialogo al centro. Tabacci ieri da Gad Lerner ha ricordato il ruolo non secondario che il centro ha dato alla vittoria. A Milano con Bassetti e il suo appello pro Pisapia l’apporto è stato visibile e importante. Ma in ogni luogo dove si è vinto c’è stato un movimento del centro verso i candidati del centrosinistra. E, non a caso, dove il centro è egemonizzato da leader discutibili (penso, vicino a noi, ad Iglesias con Oppi) il candidato del centrosinistra perde.
Quale lezione trarre da tutto questo? Che Bersani, a differenza di Veltroni, ha incoraggiato l’idea di un centrosinistra aperto e dialogante perché formato da una varietà di forze e persone che vanno non compresse ma valorizzate. Avanza l’idea pragmatica e di buon senso che i candidati vanno scelti in relazione alle diverse situazioni locali e che il PD vince quando vince lo schieramento, anche se il candidato fondamentale non è il proprio. Torna insomma l’idea del popolo dell’Ulivo, che è forte perché è vario, perché, attorno ad una base democratica comune, accoglie tante sensibilità politiche e culturali.
Il problema è riportare alla normalità costituzionale il Paese e alla ripresa la nostra economia, fondandola sulla solidarietà dopo la cannibalsesca sbornia liberista.
Il lavoro per l’alternativa a Belusconi è duro. C’è un ruolo della sinistra, ma c’è una funzione anche del centro, quel centro che ha abbandonato il Cavaliere, invocando propro i valori costituzionali e chiedendo di tornare ai problemi reali del Paese. Si tratta di obiettivi comuni, che ciascuno declina in modo diverso. La delicatezza della fase politica richiede un compromesso paziente ed alto, “storico” avrebbe detto Berlinguer, per voltare pagina. Poi si tornerà ad una normale dialettica tra forze della sinistra e forze moderate. tutte ancorate però ai valori della Costituzione, che sono anzitutto valori di civiltà.

4 commenti

  • 1 Mauro Peppino Zedda
    31 Maggio 2011 - 16:10

    Sostenere che l’UDC è sana quando sostiene la sinistra ed è discitubile quando sostine la destra , mi pare un pensiero da fanatico tifoso, piuttosto che da razionale pensatore.

  • 2 admin
    31 Maggio 2011 - 16:51

    Da Andrea Pubusa a Mauro

    Caro Mauro, forse hai ragione. Spesso, senza accorgercene, diventiamo tifosi. Con la frase incriiminata, però volevo solo dire che l’UDC - come del resto le altre forze - è molto articolata sul territorio e accanto a luci, presenta anche ombre. Il concetto centrale è però un altro: un centro costituzionale e democratico è essensiale in una fase di fuoriuscita dal berlusconismo e di ritorno alla normalità democratica. Questa non mi pare un’idea settaria, non ti pare?

  • 3 michele podda
    31 Maggio 2011 - 18:23

    Caro Direttore,
    capisco che lasciare il fondo per tornare quantomeno a galleggiare nella normalità costituzionale, sia già un risultato di tutto rispetto; ma oggi purtroppo non basterebbe neanche questo, perchè ci vuol altro che l’ordianria amministrazione.
    Non ho grandi speranze per ora, anzi un po’ di fastidio, perchè:

    1. obiettivamente il mio Partito (il Psdaz) si becca una quota proporzionale di sconfitta, nonostante il risultato non pessimo in termini percentuali (1° turno);
    2. il candidato Fantola non era male rispetto al candidato Zedda, che non conosco molto, ma che essendo stato per 5 anni all’opposizione avrebbe potuto mettersi in luce per qualche battaglia in Consiglio;
    3. non potrò dimostrare che un certo rinnovamento positivo sarebbe arrivato certamente con Fantola, anche per alcuni impegni presi nell’ambito del programma Psdaz;
    4. non so quanto sarà tallonato, il Sindaco Zedda, dai suoi sostenitori che inneggiano alla sua vittoria, per ricordargli le promesse o i programmi che si è impegnato a realizzare (bisognerà che mi riguardi quali sono i punti più qualificanti, che mi sono un pochino sfuggiti…Ah già, lui ha vinto perchè non ha promesso proprio niente);
    5. ha vinto, il candidato Zedda, in funzione anti Berlusconi, più che per meriti o doti particolari o per punti programmatici di rilievo al centro della campagna elettorale.

    Giusto augurargli tutti un buon lavoro perchè Cagliari e anche la Sardegna ne hanno bisogno; e mi auguro che si lasci guidare da disponibilità e pazienza con i cittadini e da fermezza e determinazione nel portare avanti le migliori decisioni CONDIVISE.

  • 4 gianni
    1 Giugno 2011 - 00:37

    Che vinca la voglia di ritorno alla Costituzione mi sembra poco omogeneo al fatto che proprio il centrosinistra o il PD (molto ex PCI) è stato il primo a cambiarla a colpi di maggioranza risicata, con poca democrazia e molta arroganza come sono soliti fare anche quando hanno un solo voto in più. Mi auguro anch’io, soprattutto per i cagliaritani, che Zedda possa ben amministrare, anche se ho forti dubbi sul nuovo che avanza: mi sembra la metafora della più vecchia politica delle segreterie di partito. La politica come mestiere nel senso pieno e letterale della parola; e qui mi fermo, perchè non voglio inficiare il clima festaiolo.

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