Chia… belle spiagge, multe e niente più

28 Agosto 2016
1 Commento


Andrea Pubusa

 

A Chia quando scendo in spiaggia verso le 11 incontro sempre la pattuglia dei vigili urbani che va a mietere multe a colpo sicuro lungo lo stradello che porta alla spiaggia di M. Cogoni. E’ un fatto logico: il percorso per il mare si snoda lungo un km. con tratti ammessi al parcheggio (a pagamento), altri vietati. La via è larga, ma, a ben vedere, ci sono parti meno spaziose. In queste c’è il divieto. Chi non trova parcheggio nelle parti larghe, lascia la macchina nelle altre e così trova l’amara sorpresa. La polizia locale sanziona l’infrazione e rimpingua così le esauste casse comunali. In effetti a Chia si potrebbe usare la bici ma chi lo fa rischia perché non ci sono piste ciclabili e neanche marciapiedi e, di notte, è tutto buio. E dire che Chia è ancora largamente campagna e dai chiusi laterali, un tempo coltivati, ormaii largamente abbandonati, ricavare spazi per pedoni e ciclisti non sarebbe difficile. Chia, col suo carattere ancora originario, potrebbe essere il paradiso degli amanti del moto e per ciò solo meta di tanti turisti in gran parte dell’anno. Per gli abitanti, dediti ancora alla coltivazione degli ortaggi, alla viticoltura e alla produzione dei magnifici fichi, potrebbe essere una pacchia o meglio una discreta fonte di reddito. E invece no. Tutto langue. Solo le multe per divieto di sosta crescono e crescono gli affari  del Chia Laguna, centro turistico autoreferenziale eed extraterritoriale, del pacchetto tutto compreso. Solo loro in effetti fanno veri profitti da quel bene comune meraviglioso che sono le spiagge sabbiose  di Domus de Maria.
Se poi vai a Domus de Maria non trovi nulla che richiami il mare. Un paese distrutto dalle improbabili costruzioni che negli ultimi decenni hanno sostituito le tipiche case sarde, un non luogo, privo di identità, con una casa comunale assurda, pomposa e tutta scale, mentre tutto intorno non trovi niente “neanche un prete per chiacchierare”, come diceva la canzone. I bar sono ancora poco più che bettole, nessun negozio di qualche pregio, nessuna passeggiata o piazza dove convenire la sera. Non un film sotto le stelle, non un intrattenimento. Solo le infinite sagre della vitella, della capra, della pecora e del pesce con tante file e molta disorganizzazione. Is callonis! Che fai? scappi a Pula o la notte al Chia laguna, dove, fra molte rappresentazioni da villaggio turistico, trovi anche qualche spettacolo accettabile. Morale della favola: un luogo con spiagge incantoveli, con un microclima e dei terreni che producono frutta e ortaggi di gran pregio, vive nell’abbandono più totale. Vendono il loro territorio al primo che capita, l’amministrazione fa cassa con le multe.
Quando penso che il buon sindaco Puxeddu a Villanovaforru s’inventò dal nulla un museo e un luogo di richiamo, la conclusione è proprio amara. Così è in gran parte dei paesi sardi, dove sono mancati gruppi dirigenti, amministratori e proprietari, capaci di governare la transizione in termini comunitari dall’agricoltura alla nuova realtà in cui il bene fondamentale non è la capra o la pecora o il grano, ma il mare e le bellezze naturali. Le due cose si potrebbero anche fondere in un’economia centrata sulla comunità locale. Ma ormai è andata…

1 commento

  • 1 francesco Cocco
    28 Agosto 2016 - 09:17

    No, carissimo direttore, i campi vanno lasciati per coltivare frutta e verdura non per parcheggiare le automobili. Al mare si va a piedi o con i mezzi pubblici. I contadini oltre che l’ assalto delle multinazionali devono sopportare anche quello degli automobilisti…… è mai possibile???!!!

Lascia un commento