Caro Tonino, certo che non ci arrendiamo… Salvini, alla fine, non passerà

30 Novembre 2018
3 Commenti


Andrea Pubusa

Caro Tonino,

ho letto la tua amara riflessione  “C’è del marcio in… (Tonino Dessì su fb.), in cui esprimi sconcerto per l’accogliena al Ministro degli interni in Sardegna. E ti chiedi: “ma davvero da questo trombone tronfio ed estraneo qualcuna e qualcuno [i sardi -ndr] si aspettano attenzioni e soluzioni per i problemi storici dell’Isola?” E poi, senza alcuna esagerazione, soggiungi: “Salvini incarna prevalentemente modalità di disprezzo, di aggressione, di ritorsione, anche di odio sociale, verso migranti, profughi, poveri, più in generale verso ogni soggetto in condizioni di debolezza”.
La tua è una riflessione molto simile a quella fatta da Gustavo Zagrebelsky su Repubblica il 24 novembre, poco dopo il tuo post. Il presidente emerito della Corte, rompendo un lungo silenzio, sabato 24, lancia un appello ai valori dell’antifascismo: «È arrivato il tempo della resistenza civile».
Il costituzionalista lancia in questo modo un attacco - neanche troppo velato - ad alcune posizioni del governo Lega-5Stelle, e più in generale alle destre più o meno estreme che in Europa sembrano avere, giorno dopo giorno, sempre più rilevanza mediatica e maggiori consensi.  “Un dato culturale - osserva Zagrebelsky - assai significativo è che si discute oggi sempre meno di Costituzione e sempre più di fascismo”. È sintomo, secondo il costituzionalista, di uno «spostamento dell’attenzione da una forma giuridica (la Costituzione) a una sostanza politica (un regime)». Questa sarebbe la causa per cui molti giuristi, di questi tempi, preferiscono tacere. La «forza formativa del fatto» (il fascismo) starebbe scalzando il diritto, a difesa del quale rimangono - afferma - solo due garanti: il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Ma non si può lasciare - per Zagrebelsky -  a soli due garanti la difesa della Carta. E perciò il giurista si appella alla società civile. E’ una conclusione simile, anzi identica, alla tua quando ti chiedi: “Cosa si pensa che potrebbe dare di buono, una simile visione del mondo e della società?“. E concludi:” “C’è del marcio”, (citaz.) e non è in Danimarca, ma proprio qui fra noi“. E inviti alla mobilitazione.
Come sai e come san quanti ci conoscono, solitamente dei tuoi scritti condivido tutto perfino le virgole.  per di più in questo caso c’è anche l’intervento di uguale tenore di Zagrebelsky. E tuttavia in queste posizioni sento che manca qualcosa, che tu peraltro, lucidamente intuisci quando osservi  “che non basta l’esorcismo, l’anatema, lo sdegno più o meno vibrato. Occorre anche qualcosa di più di una resistenza civile.”
Ecco, questo è il punto: il successo di Salvini nasce dal fatto che lui affronta i problemi, ai quali dà una risposta comprensibile. La dà sulla quota 100 e, qui poche chiacchiere!, per avere un giudizio attendibile, chiedete a chi non svolge funzioni da tastiera, ma fatica duramente (lavoratori dell’industria, dell’edilizia e simili). E sul reddito di cittadinanza? Mettetevi a discettare con chi è in povertà sulla sua inutilità o dannosità in ragione della sua pretesa natura assistenziale. Non vi capisce. E sullo scontro con la Commissione europea? Siamo rimasti anni a sinistra contestando l’austerità, dicendo che produce povertà e basta e non comprendiamo perché Salvini ottiene consensi? Ci siamo dimenticati che prima lor signori sceglievano anche i presidenti del consiglio, tramite presidenti della Repubblica compiacenti? Addirittura sembra che l’ex sinistra tifi per Moscovici.
Anche sul tema delicatissimo dei migranti occorre prestare attenzione. La posizione dell’apertura totale è quella moralmente più auspicabile e rispondente a principi di civiltà. Tuttavia, bisogna ammettere che essa può essere soddisfatta solo nel limiti in cui l’accoglienza si traduce in inserimento rispettoso della persona. Negli altri casi - è inutile negarlo - crea solo disagio per i cittadini e degrado per i migranti. E’ inserimento usare i migranti come schiavi nelle piantagioni del sud relegandoli in grandi baraccopoli? O gettandoli ad elemosinare davanti ai bar o, a frotte, nei parcheggi?  Abbandonandoli per strada prima o poi finiscono nei ranghi della malavita organizzata, come la cronaca prova. Questi sono i problemi e ad essi bisogna dare risposta non in un modo qualunque, ma nel segno della Costituzione, che pone la persona al centro della sua attenzione. Gli anatemi non servono a nulla. Bada, caro Tonino, che il tentativo di coinvolgimento dell’Europa operato da questo governo è apprezzato perché è una delle chiavi dell’inserimento. Che poi questo sia avvenuto con toni e fatti insulsi, è già stato dimenticato dai più.
Questi e altri simili sono i “ragionamenti realistici” che tu invochi, “le parole di verità“, di cui parli. Gridare “al fascista!, al fascista!” serve a poco o nulla, se non sviluppiamo un “impegno quotidiano incessante” sui problemi reali. La “consapevolezza“, di cui tu parli, e lo “scontro duro“, al quale “attrezzarsi anche politicamente“, è questo. Così ci hanno insegnato e abbiamo fatto in tanti anni di militanza comunista e democratica. Fuori di questo c’è solo la politica intesa come slogan e come trama fra capi-consorteria, sui quali l’immediatezza pragmatica di Salvini vince. E qui - hai ancora ragione tu - “purtroppo scontiamo tutta la perdurante impresentabilità delle altre rappresentanze politiche, comprese quelle di opposizione al Governo italiano“.
Caro Tonino, all’appello di Zagrebelsky rispondiamo “presente“, non ci arrendiamo, questo è sicuro. Del resto, non ci siamo arresi in tutti questi anni, neanche davanti al referendum sfascista prima di B. e poi di Renzi. E qui la montagna sembrava impossibile da scalare, era certo più impervia di questa. L’attacco eversivo veniva dal governo e dal PD. Di tutto si può dubitare fuorché di una cosa: noi non molliamo. Non so come e ma so il perché, alla fine la civiltà e la solidarietà vinceranno ancora. In Italia - lo ha mostrato il referendum costituzionale - esiste una coscienza democratica diffusa, che alla fine viene fuori.

3 commenti

  • 1 Serenella
    30 Novembre 2018 - 08:07

    Mi piace :)

  • 2 Tonino Dessì
    30 Novembre 2018 - 09:20

    30 Novembre 2018 - 09:19
    Caro Andrea, che, a modo tuo, risponda “Presente!” (a me e più ancora a Zagrebelsky), mi conforta assai.
    Io resto convinto che il Governo ai problemi reali del Paese stia dando risposte inadeguate, persino pericolose.
    Certo, in assenza di una rappresentanza politica (parliamoci chiaro: PD e sinistra residua in questo momento storico in Italia non lo sono e anzi il loro trascorso recente e le contorsioni del presente costituiscono persino un intralcio, quasi una permanente giustificazione al perdurare dell’attuale insano connubio fra i partiti che governano, all’occorrenza col sostegno parlamentare ed esterno degli altri pezzi della destra), il problema del “che fare” per tutta l’area democratica del Paese, resta complicato e impervio.
    Non saprei certo risolverlo io.
    Ci opponiamo da mesi giorno per giorno, collettivamente e molecolarmante.
    Questo è oggi quello che dobbiamo fare, quello che possiamo fare, quello che comunque imporrà un cambiamento.

  • 3 Aladin
    30 Novembre 2018 - 09:47

    Anche su Aladinews: http://www.aladinpensiero.it/?p=90436

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