Sardine e rappresentanza politica

26 Novembre 2019
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Alfiero Grandi

Il movimento delle sardine è iniziato a Bologna – a sorpresa – con ironia e determinazione per contrastare la crescita della Lega e la sua presunta vittoria politica, data troppo per scontata da gruppi dirigenti frastornati dai sondaggi e indeboliti dal distacco da settori decisivi della società. Questo movimento si sta diffondendo, confermando che settori importanti della società sono decisi a farsi sentire per bloccare la resistibile ascesa della Lega. Vedremo dove arriverà e quanto si estenderà, speriamo molto.
La prima riflessione che si può fare è che fino a poco tempo fa il Movimento 5 Stelle raccoglieva settori importanti di insoddisfazione, ma il governo giallo verde ha dato un colpo decisivo alla rappresentanza politica “né di destra né di sinistra”, perchè è apparso chiaro che sotto questa formula ha dominato di fatto una svolta a destra, culturale, sociale e politica in tanti campi, segnatamente su migranti e sicurezza, argomenti in cui Salvini ha fatto il bello e il cattivo tempo per tutto il Conte 1.
La seconda riflessione è che “né di destra né di sinistra” è una formula politica ormai logora e che non ha più la forza di indicare un percorso politico convincente. Le prove concrete di questa formula dal marzo 2018 ad oggi hanno dimostrato che così in realtà si dà spazio alla crescita dei valori e del peso della destra. Per di più una destra estremista che mette in serio imbarazzo perfino i moderati che avevano contribuito a dare vita al vecchio centrodestra. Salvini sta cercando strumentalmente di stemperare a fini elettorali alcuni comportamenti ma la sostanza non cambia.
La terza riflessione è che c’è un’area di persone, giovani ma non solo, che non ha il timore (tutto ideologico) di apparire solo contro. Perché essere contro le ingiustizie, contro il razzismo, contro il rifiuto degli stranieri, contro il fascismo è del tutto motivato, anche se non basta, ma questo è un altro discorso. Riuscire a bloccare le derive peggiori vuol dire darsi il tempo per creare le condizioni per elaborare proposte e trovare soluzioni. Del resto fermare la crescita della Lega è oggi la premessa per riaprire la possibilità per l’Italia di non precipitare nel buco nero, di diventare un paese cattivo, egoista, chiuso in sé stesso, reazionario, perfino sanfedista, tentazioni ben visibili e che la Lega spande a piene mani.
La quarta riflessione è che non si può rispondere ad un movimento come questo solo rivendicando risultati e buon governo. Non bastano solo i risultati del buon governo, sottovalutando l’impatto dell’attacco politico generale che sta cercando di fare la Lega. I risultati sono importanti ma non bastano, anche perché l’Emilia ha sempre dato una particolare torsione all’iniziativa locale, con orizzonti di solidarietà oltre quello regionale, con l’ambizione di creare un modello sociale nuovo, più avanzato, di fare crescere l’insieme, di impostare legami forti attraverso l’estensione dello stato sociale e in una dialettica forte ma regolata nella società e nell’economia. In sostanza con ambizioni di costituire un modello a respiro nazionale. Come si fa ad esercitare un ruolo nazionale se l’orizzonte coincide con quello regionale? È evidente che l’ambizione deve essere di parlare al paese e oltre, cioè essere un esempio, anche se non un universo compiuto ed appagato. Altrimenti il movimento delle sardine non ha ruolo perché il suo no parte da altre motivazioni che si aggiungono ai risultati del governo locale.
La quinta riflessione è che valutare la società dell’Emilia Romagna come un insieme di obiettivi raggiunti, appagata, porta a sottovalutare le contraddizioni, i problemi che esistono anche in questa regione. Non a caso il movimento dei raider è partito da Bologna, non a caso molti intervistati alle manifestazioni di Salvini hanno motivato il loro cambio di campo con problemi irrisolti nella sanità, nel sociale, nel sentirsi soli. Certo votare per la destra sarebbe la soluzione peggiore ma le motivazioni del disagio vanno ascoltate e rappresentate perché indicano che non tutto è risolto, anzi. Di più, ci sono scelte importanti da compiere per garantire il futuro economico, produttivo, ecc. e non dipendono solo dall’ambito regionale, altrimenti si rischia di sentirsi appagati e questo non consente di capire i problemi da affrontare.
La sesta riflessione è che senza abbandonare la valutazione proposta agli elettori sui risultati dell’amministrazione regionale resta il problema di uscire dalla difensiva, altrimenti il contesto politico rischia di rimanere appannaggio di Salvini e della destra. Il movimento delle sardine ha il merito di avere sollevato il problema, anche se non lo risolve, almeno per ora, e quindi è necessario che senza mettere in secondo piano il confronto sul governo della regione venga posta con chiarezza in campo anche l’alternativa politica alla destra. Ad esempio sui migranti e l’accoglienza, oppure sull’ambiente. Contro la destra per un’alternativa politica e con una discussione sui risvolti nazionali ed europei che ne derivano perché deve riemergere lo schema del confronto tra alternative politiche.
La settima riflessione riguarda le nuove modalità per diffondere una posizione politica. Già all’epoca di Berlusconi si crearono movimenti di contrasto come i girotondi. È evidente che il movimento appena iniziato è diverso e oggi il perno è la convinzione che occorre fare diga contro una destra inaccettabile, reazionaria, sanfedista, usando lo strumento della rete per mobilitare. La rete è la novità che ha consentito a Salvini di lanciare un’opa sul governo del paese, facendo crescere l’incubo della sua vittoria, da troppi data per scontata, ma la rete è anche lo strumento che può essere usato contro, confermando che esiste una domanda politica che oggi non trova risposta. Si caratterizza con un contro perchè l’alternativa è confusa e per ora non è disponibile. Se la risposta a questa domanda di politica alternativa alla destra non trovasse risposta si potrebbe verificare un ripiegamento oppure una proiezione politica diretta, un po’ come è avvenuto con il M5Stelle.
L’ottava riflessione riguarda il problema politico che emerge. Da un lato c’è una consapevolezza politica probabilmente con motivazioni diverse tra loro, un orientamento democratico e di sinistra che sembrava scomparso da questa stagione, dall’altra un interfaccia politico che non è in grado per ora di candidarsi a diventarne l’interlocutore, di tradurre questa spinta in progresso politico, purtroppo questo avviene senza distinzioni interne sostanziali.
La nona riflessione riguarda l’individuazione di una modalità per rispondere all’esigenza di una alternativa politica netta. Potrebbe venire un contributo da parte dell’intellettualità e dell’associazionismo democratico e di sinistra che potrebbero aiutare a raccordare positivamente questi due mondi oggi sostanzialmente paralleli. La questione non è tanto di evitare di mettere il cappello sulle sardine, per la semplice ragione che non se lo farebbero mettere, quanto di raccoglierne il messaggio politico e la spinta, ammettere l’incredibile caduta di credibilità dell’interfaccia politico di sinistra e tentare di risalire con l’aiuto delle energie disponibili che sono tante e hanno statura intellettuale sufficiente, a patto che ci sia disponibilità all’ascolto e alla traduzione politica delle richieste, scuotendosi di dosso subalternità e giorno per giorno. C’è da augurarsi che le elezioni regionali in Emilia Romagna abbiano offerto l’occasione non solo per respingere l’offensiva della Lega ma per avviare la ricostruzione politica e sociale di un’alternativa credibile alla destra in Italia. Limitarsi a ritardarne la vittoria non basta e le sardine chiedono di più.

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