Si discute di … LIFE Skills ovvero tempo perso

20 Gennaio 2022
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Caterina Gammaldi


Spesso mi chiedo se sia il caso di riproporre alla politica la lettura della Recherce per discutere delle istituzioni democratiche, in un tempo che solleva molte questioni irrisolte.
Ho letto con attenzione la proposta  di legge n. 2372 approvata alla Camera qualche giorno fa - primo firmatario Lupi peraltro  in buona compagnia - sull’introduzione delle life skills, ovvero  le competenze per la vita a scuola, che molta stampa ha definito non cognitive.
A dire dell’intergruppo sulla Sussidiarietà, che ha proposto la  legge, essa nasce per ridurre la dispersione, per sostenere chi a scuola è in difficoltà. Per queste problematiche basterebbe un po’ di comunicazione efficace, di empatia, di azioni per ridurre lo stress e per imparare a gestire le emozioni… si risolverebbero tutti  problemi strutturali, di contesto mai ritenuti importanti per accompagnare chi non apprende e la scuola nel suo compito.
Per non lasciare indietro nessuno, ho un dubbio fra gli altri. E’ possibile educare a gestire le emozioni con un po’ di comunicazione efficace? Il pensiero creativo e critico nasce e si sviluppa fuori dal sapere della scuola? La scuola è ancora il luogo dell’apprendimento formale ? O deve ricorrere a esperti di turno che insegnano tecniche e strategie capaci di intercettare e trattenere a scuola bambini e adolescenti “difficili” ?
Alcune domande fra mille che mi pongo e a cui tento di dare risposte fin da quando - moltissimi anni fa - mi è capitato di incontrare bambini e adolescenti in situazione di apprendimento e di risolvere per tentativi ed errori le loro difficoltà.
Credo che non si fa una gran fatica a considerare che l’insuccesso a scuola nasce in una comunicazione non efficace, nel gruppo dei pari guidati da un adulto, ma il principio della centralità del soggetto che apprende, del tutto diverso dalla centralità dell’ alunno medio, esige ben altro. Invita  a considerare gli “abiti mentali” come fondamentali per costruire le competenze culturali che consentono di “stare al mondo” in consapevolezza e competenza, in democrazia.
L’elogio del tempo della scuola come tempo di vita mi impone di considerare che non basta una legge che auspica attenzione al non cognitivo per risolvere gli annosi problemi di apprendimento. È il tema dell’uguaglianza sostanziale al centro di ogni azione educativa.
Tutti gli insegnanti sanno che le competenze sono un mix di conoscenze, abilità e atteggiamenti, traguardi che vanno costruiti con pazienza e nel tempo  con la necessaria attenzione alle dimensioni cognitiva, affettiva, relazionale.
In realtà non possiamo fingere e pensare che i problemi educativi se vanno affrontati e risolti a scuola (è il mandato costituzionale a imporlo), necessitano di attenzione politica  sul versante delle politiche sociali. Rimuovere gli ostacoli Impegna tutte le istituzioni, anche e non solo la scuola, nel prendersi cura dei cittadini nelle diverse età della vita e in qualunque situazioni essi si trovino.
Invece si preferisce, come è avvenuto più volte in passato, scaricare sulla scuola le incapacità di altri soggetti che hanno titolo a intervenire. C’è una idea ancora una volta di separare  chi a scuola riesce e chi è in difficoltà, ignorando o fingendo di ignorare che la scuola di tutti e di ciascuno esige politiche educative capaci di scalfire modelli organizzativi ancora statici, nonostante la cercata flessibilità didattica.
Mah… non vorrei che per questa via si alimentasse l’idea che a scuola basta di tutto un po’ per ridurre le diseguaglianze, è bene ribadirlo, non nascono a scuola. Se vogliamo alimentare questo dire dovremmo tutti fare uno sforzo ed essere di parte per cercare risposte culturali condivise.
Alla politica trasversale rappresentata nel disegno di legge in questione chiedo di leggere un po’ di più degli esperti che fanno scuola, a meno che non si voglia introdurre per questa via gli esperti di riferimento nella gestiine  dei gruppi di apprendimento, lasciando fuori gli insegnanti e le classi.
Scrivo sperando che il Senato non si affretti a emanare una ennesima legge inutile e pericolosa.

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