Carbonia. 1949-1950, muoiono 22 operai nelle miniere del Sulcis. E sono tutti giovani, solo 3 di essi hanno superato i 50 anni d’età

15 Gennaio 2023
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Gianna Lai

Anche questa domenica proseguiamo nella storia di Carbonia dal 1° settembre 2019.

Puddu Vincenzo di 36 anni, a Serbariu il 19 gennaio 1949 per un distacco di roccia

Cosa Giuseppe di 35 anni, a Serbariu il 4 marzo colpito da ingranaggi in laveria

Fois Mario di 32 anni, a Serbariu il 5 aprile per distacco di roccia

Di Giacomo Camillo di 34 anni, a Bacu Abis l’11 aprile per una frana

Calzoni Mario di 23 anni, a Sirai il 15 aprile investito da convoglio

Sagrafena Francesco di 42 anni, a Nuraxeddu il 23 giugno

Schirru Francesco di 30 anni, a Nuraxeddu il 21 luglio investito da vagone

Montana Antonio di 38 anni, a Sirai il 13 novembre per distacco di roccia

Alleva Antonio di 22 anni, a Serbariu il 21 gennaio 1950 per distacco di roccia

Cauli Efisio di 39 anni, a Serbariu il 14 febbraio per distacco di roccia

Pellicciotta Nicola di 44 anni, a Bacu Abis il 4 marzo per frana

Puddu Lussorio di 26 anni, a Sirai il 15 marzo investito da vagone

Marica Davide di 57 anni, a Schisorgiu il 16 marzo per caduta di falso tetto

Corgiolu Federico 55 anni, a Serbariu il 27 marzo per distacco di roccia

Cocco Efisino di 31 anni, a Bacu Abis il 13 aprile investito da vagone

Pani Giovanni di 38 anni, a Serbariu il 24 aprile folgorato da corrente

Nanni Giovanni di 48 anni, a Sirai il 26 aprile per distacco di roccia

Sanna Dario di 46 anni, a Serbariu il 3 giugno per caduta di falso tetto

Vacca Attilio di 32 anni, a Serbariu il 10 giugno per distacco di roccia

Masala Sebastiano di 35 anni, a Serbariu il 3 agosto investito da convoglio

Desogus Vincenzo di 54 anni, a Sirai il 18 agosto per frana

Pisanu Domenico di 49 anni, a Schisorgiu il 18 agosto per frana 1)

Abbiamo ricordato nel precedente capitolo come la classe operaia di Carbonia sia formata in prevalenza da giovani lavoratori: anche i suoi morti lo sono, come dice qui la Tabella a cura dell’Associazione Minatori e Memoria, in riferimento al biennio 1949-50. Solo tre di essi superano infatti i 50 anni d’età, tempo in cui, semmai, avrebbe dovuto essere interdetta la discesa per 8 ore al giorno, sei giornate la settimana, ai più anziani; giovani trentenni undici di essi, ultraquarantenni gli altri cinque, tre i ragazzi che appena da poco hanno superato i vent’anni. A rappresentare tutti gli operai deceduti in ospedale nei giorni successivi gli incidenti più gravi, sui quali ancora si lavora dentro gli archivi, come su quelle centinaia e centinaia di morti per malattie professionali contratte in miniera, addirittura allora neanche riconosciute.

Vittime, prima di ogni altra forma di repressione, dei colpevoli sistemi di lavoro arretrati, imposti loro da una dirigenza non in grado di gestire quella attività estrattiva e da un governo ormai orientato verso lo smantellamento dei cantieri, si trattava di operai consapevoli dei loro diritti, perché informati politicamente, grazie alla presenza continua di quadri sindacali e di partito, molto preparati, e alla diffusione della stampa, nelle leghe e nelle sezioni cittadine. L’Unità in particolare, ora che iniziano, col nuovo anno, le corrispondenze di operai e tecnici dai cantieri cittadini. E sempre difesi e tenuti in grande considerazione, i lavoratori di Carbonia, anche a livello nazionale, movimento forte di opposizione alla stretta governativa del dopoguerra, in ordine ai temi del dibattito in miniera e alle lotte per il lavoro, per la sicurezza e per le libertà. Ora sopratutto che i 72 giorni disvelano il mito delle “felici condizioni di vita presso la SMCS, alimentato dagli “agenti governativi”, si legge su L’Unità del 12 gennaio 1949, e che gli stessi contadini del territorio si son potuti rendere conto delle condizioni reali in cui vivono invece gli operai di Carbonia. E muoiono, a partire dalle 38 vittime della miniera nell’appena chiuso biennio 1947-1948. A Carbonia la crisi costa licenziamenti di massa che fanno ripiombare nella miseria centinaia di famiglie, a Carbonia tutto costa più caro, gli approvvigionamenti dei generi di prima necessità provenendo esclusivamente dalla Penisola, gestiti dall’Acai con le sue navi prese in affitto. E anni di galera costano le lotte di Carbonia, il 1949 l’anno dei processi sui fatti Rostand del 1947 e sulla protesta contro l’attentato a Togliatti del luglio ‘48: a decine gli imputati rinchiusi da mesi nelle carceri di Cagliari.

Così si apre il biennio cruciale per la salvezza delle miniere, nel contesto di una politica portata avanti dagli operai di Carbonia ma finalizzata allo sviluppo dell’intera Sardegna, il Congresso del Popolo sardo, promosso da CGIL e sinistre nel gennaio del 1950, il primo significativo appuntamento. La nascita della Regione e il movimento di occupazione delle terre a far da cornice in Sardegna, la Guerra fredda e il Patto Atlantico a livello internazionale, mentre si avvia l’unità europea con la nascita del Consiglio d’Europa proprio nel 1949. I problemi restano in Italia quelli comuni all’intera Europa occidentale, “ridefinizione degli equlibri politici interni,… la fame, il rischio della paralisi economica, il pericolo di forti rivolgimenti sociali”, leggiamo a proposito di questo significativo momento di passaggio, insieme a “una diffusa voglia di cambiamento di cui si facevano portavoce i partiti di sinistra, usciti rafforzati dal crollo delle vecchie classi dirigenti maggiormente compromesse con il fascismo e il nazismo”. Mentre risultavano particolarmente urgenti da risolvere “anche i problemi legati all’inflazione e alla svalutazione della moneta e alla necessità di profonde riforme sociali”, da attuare in modo diffuso su tutti i territori.

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