Vitalizi: inizia il tortuoso cammino dei ricorsi

16 Luglio 2018
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  •  Andrea Pubusa

Le vecchie forze e i notabili, di destra, cento e sinistra, si muovono compatti contro il ricalcolo, disposto da Fico, dei vitalizi e annunciano ricorsi. Ora, fermo restando che è diritto e facoltà di ciascuno difendere la propria sfera giuridica, appare tuttavia evidente, sul piano politico, quanto sia dirompente l’iniziativa del M5S. Si tratta, evidentemente, di una misura con fini di giustizia ed equità: ridurre un trattamento privilegiato, fra l’altro autodeciso dagli organi interni della Camera in favore di membri della Camera medesima. PD, FI, LeU e altri potranno svolgere tutte le argomentazioni che vogliono (anche quella fondata sulla paura: oggi ai parlamentari, domani a tutti!), ma non sposteranno di un millimentro il vasto consenso popolare di queste misure. In un momento di crisi del paese, dopo anni di attacco alle condizioni di vita dei comuni cittadini, questa misura si muove in senso contrario e pare ai più ragionevole.
Tuttavia, i parlamentari, che si oppongono, parlano di diritti quesiti, di loro intangibilità e annunciano ricorsi. Sennonché questa via non è agevole. Anzitutto, i regolamenti parlamantari  sono soggetti alla c.d. autodichia, ossia ad un sindacato di tipo giurisdizionale delle stesse Camere. Quindi non c’è ricorso diretto al giudice del lavoro o a quello amministrativo. I ricorrenti dovranno rivolgersi ad appositi organi, di primo e di secondo grado, della stessa Camera. E solo, dopo aver esaurito questi giudizi (presumibilmente con esito negativo, stante questa maggioranza), potranno rivolgersi alla Corte di Cassazione. A questo punto è prevedibile che la Presidenza della Camera sollevi un conflitto di attribuzione, rivendicando l’autonomia costituzionale delle Camere sulla materia. Deciderà la Corte costituzionale. Si porrà cioé davanti alla Consulta il quesito se l’autodichia conduca all’esclusione di ogni intervento della giurisdizione ordinaria, o se deve prevalere la “grande regola dello Stato di diritto ed il conseguente regime giurisdizionale”, ai sensi degli artt. 24, 112 e 113 Cost.. Finora la Corte costituzionale ha fatto salvo l’intervento giurisdizionale quando vengono messi in discussione “beni personali di altri membri delle Camere o beni che comunque appartengano a terzi”. “Infatti, anche norme non sindacabili potrebbero essere fonti di atti lesivi di diritti costituzionalmente inviolabili e, d’altra parte, deve ritenersi sempre soggetto a verifica il fondamento costituzionale di un potere decisorio che limiti  quello conferito dalla Costituzione ad altre autorità”. Questo perché, in via generale,  “l’indipendenza delle Camere non può […] compromettere diritti fondamentali”, quali il diritto di agire in giudizio di cui all’art. 24 Cost., “né pregiudicare l’attuazione di principi inderogabili”, come l’art. 108 Cost. (indipendenza della giurisdizione). In sede di conflitto, stando ai precedenti della Consulta, potrà essere quindi ristabilito, se è violato o non, nel caso del ricalcolo dei vitalizi, “il confine […] tra poteri legittimamente esercitati dalle Camere nella loro sfera di competenza e quelli che competono ad altri, così assicurando il rispetto  delle  prerogative  e  del principio  di legalità, che è alla base dello Stato di diritto”.
Quindi si preannuncia una lunga battaglia, ma, stando ai precedenti della Corte costituzionale, alfine un giudizio della Corte di Cassazione probabilmente ci sarà anche se non è certo che sia a favore dei ricorrenti. L’avv. Paniz, che si appresta a predisporre il ricorso, ha detto in TV che punta sul principio dell’irretroattività di disposizioni che incidono su diritti quesiti e sulla irragionevolezza delle disposizioni. Un campo scivoloso e discutibile, poiché nella Carta esiste anche il principio della solidarietà, e privo di ragionevolezza può apparire il trattamento originario a favore dei deputati, autodeciso a suo tempo dagli organi della Camera, anziché la rimodulazione e il ricalcolo effettuato dagli stessi organi sotto la presidenza Fico. L’alea è grande. Chi vivrà, vedrà, anche, se sul piano politico merita consenso ogni provvedimento volto a contenere trattamentu inutilmente privilegiati.

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