
Venerdì 18, ore 17,30 presso la Società degli Operai - via 20 settembre n. 80 Cagliari -
Presentazione a cura dell’ANPI del libro di
Vincenzo Calò, Cuore partigiano. I perché di una scelta attuale, 4 Punte Edizioni, 2026.
con Lidia Roversi, Gianna Lai e Piero Carta
Presente l’Autore

Ecco una recensione di Gianna Lai
Vive intensamente le vicende del suo tempo il protagonista, fin dagli anni del liceo interprete dell’inquietudine giovanile fra i ragazzi allevati secondo i dettami del fascismo. Nel bel libro di Vincenzo Calò intitolato Cuore partigiano “la forza della testimonianza in una cornice da romanzo”: biografia e formazione intellettuale del combattente, secondo un’ampia e precisa ricostruzione storica che dimostra l’attualità di una scelta affatto scontata.
Figura reale Ferdinando, antifascista e partigiano nato a Roma, nella trasposizione letteraria la sua vicenda si colloca fra la guerra di Spagna, le leggi razziali e il prestigio di Matteotti e di Gramsci. Un quadro non a carattere didascalico certo, ma così profondamente intrecciata alla vicenda, la storia del tempo, da condizionare perfino i sentimenti dei personaggi. A partire da quell’amore adolescenziale che l’indottrinamento fascista non può ostacolare e che invece attraversa l’intera narrazione, dando ogni volta spessore alla figura del partigiano, ai suoi pensieri, alla sue continue nuove speranze. Ed alla capacità stessa di interpretare il reale, il mondo nuovo che si apre agli occhi del giovane combattente, la clandestinità e gli uomini e le donne che combattono insieme per affermare libertà e giustizia.
Dal carcere di La Spezia, Ferdinando tra i ribelli verso il territorio di Fosdinovo, a nord della linea gotica: la vita del partigiano in montagna per mettere in pratica ciò che ha appreso in quegli anni. Al centro un giovane e la sua storia contro il tentativo di offuscare la Resistenza e farne esperienza distinta dalla Carta costituzionale. Al centro il mondo dei partigiani, che Vincenzo sa ritrarre così bene nello scenario della montagna, nell’articolazione organizzativa della brigata, nell’umanità infine che caratterizza i rapporti segnati dall’intesa con le popolazioni del territorio.
Gli eventi incalzano, sembrano imporsi alla coscienza di Ferdinando, coinvolgendo il lettore stesso in questa attesa che non può non avere un unico sbocco. E se amicizia e conoscenza e condivisione delle idee han caratterizzato la vita dello studente, ora la solidarietà tra i partigiani sembra esserne la continuazione, il tempo cadenzato dalle nuove regole della brigata Falco, nell’accampamento militare. L’uso delle armi, i compiti e i turni di guardia a difesa della Rocca di Tenerano e il tribunale di distaccamento e di brigata, presieduto dal commissario politico Lutgardo, già giudice al tribunale militare di Lucca.
Ricostruzione storica attenta e particolarmente curata in quei passaggi che esaltano la funzione del protagonista e ne spiegano l’adesione alla lotta clandestina, la Resistenza è vista attraverso gli occhi dello studioso contemporaneo che contestualizza gli eventi nell’Italia mussoliniana della conquista imperiale, ora devastata dall’occupazione tedesca: presidio unico di salvezza il movimento partigiano, ad assicurare il riscatto del Paese, i giovani in primo piano. E, insieme alla narrazione, il pensiero della guerra attraverso i testi poetici che, non certo a caso, irrompono con il corsivo nello scritto, brevi e dense figure e immagini e impressioni, metafore di una condizione altrimenti indicibile, come se l’autore volesse concedersi una pausa per dare ordine al disordine della violenza che domina l’uomo.
C’è, in Cuore partigiano, una speciale attenzione dedicata ai documenti del tempo riprodotti nel testo, il Manifesto della razza, la Circolare Roatta dopo il 25 luglio, il documento dell’8 settembre e il proclama di Kesserling, gli Statuti delle Brigate, le lettere degli antifascisti e i testi dei canti partigiani, fino al documento che attribuisce alla città di Carrara la medaglia d’oro al valore militare. Ricerca, conoscenza storica e capacità descrittiva ancora a coinvolgere il lettore, quando la scrittura stessa prende un altro andamento e l’uso del corsivo ne sottolinea ancor più il significato di denuncia della guerra. E tuttavia, dice Ferdinando, mai diventare come i tedeschi, mai come la banda Koch o come quelli della X Mas, essere diversi, la giustizia contro le pulsioni della vendetta. Allo stesso modo risponde il codice della montagna in quel “corpo dei volontari della libertà, aderente al Cln, divisione lunense”, secondo una “legiferazione improvvisata ma leale”. Regole per limitare la barbarie della guerra, mentre guerriglia vuol dire attaccare, sganciarsi e poi arretrare, quando avanza il nemico. Vuol dire abbandono frettoloso del campo, come succede alla brigata Falco, presso Tenerano, che deve raggiungere il passaggio del fronte. “L’attraversamento del fronte” in una corsa forsennata sotto il fuoco nemico, per aver salva la vita, quando vien meno la possibilità di combattere.
Ora, come a voler riequilibrare le sorti della Resistenza, la ricerca indugia sulle repubbliche partigiane, ancora testimonianza di un ricco patrimonio che, insieme agli sbarchi alleati, prepara la liberazione. E Napoli e Roma e Genova e i partigiani che vengono a combattere al Nord una volta liberato il Meridione, fino agli scioperi degli operai organizzati dalla Cgil clandestina, avvenimento unico nell’Europa occupata dai nazisti. E si sofferma l’autore sulla resistenza delle donne, preciso e articolato il quadro generale, profonda la conoscenza storica, come nella descrizione dei popoli impegnati contro il nazifascismo in Italia: “tutte le anime della guerra” dice Ferdinando spaziando, il fenomeno, dai pellirossa agli indiani.
Ed infine a Roma, presso il sacrario dei deportati al Verano, una rosa appassita a testimoniare un amore adolescenziale, sentimento tutto platonico di un legame impossibile, che continua ad aprirsi tuttavia alla pienezza della vita, “un’astrazione dell’anima”, secondo le parole dell’autore. Mentre l’unità dei popoli vincitori sul nazifascismo si afferma in quell’immagine di soldati americani e russi che, insieme, percorrono la capitale liberata, sullo sfondo il mesto pellegrinaggio popolare alle Fosse Ardeatine.
Cuore partigiano è racconto della Resistenza secondo una dimensione esistenziale “affascinante e coinvolgente”, che riporta alla luce conoscenze e valori dal significato universale. Lo sguardo di un giovane, i capi partigiani che ancora affascinano i lettori descritti così, senza retorica alcuna, fino alla contemporaneità della Carta costituzionale. Fino a tutto il nostro discorrere sull’attualità del fascismo e sull’attacco revisionista degli anni Novanta contro la lotta partigiana e contro i comunisti, per voler negare l’alto legame tra antifascismo, Resistenza e nascita della Repubblica.
Imbracciare il fucile contro l’invasore, come ha fatto Ferdinando, cambia la vita dell’uomo e della donna, mentre la coralità di un mondo che l’autore riesce a riprendere così da vicino, finalmente restituisce valore a una storia di lotta partigiana, secondo le diverse interpretazioni. Resistenza armata e resistenza civile, resistenza armata e disarmata, il carattere di un’epopea che trascina il lettore in un processo di conoscenza ancora più ampio, alla luce delle nuove ricerche sulla capacità di partigiani e partigiane di affrontare in modi diversi l’invasore. Una vita avventurosa che espone a gravissimi pericoli e avrebbe reso ancor più trepidanti noi lettori se non avessimo saputo, già nell’incipit, del lieto fine: Ferdinando vive e diventa presidente dell’Anpi di Roma, per poter narrare ai giovani la storia della sua resistenza.



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