Una brutta storia di P. Pulixi a Miele Amaro

18 Maggio 2012
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Gianna Lai

Piergiorgio Pulixi, Una brutta storia, edizioni e/o

Distruggeva le macchine al tempo del luddismo il sabot, lo zoccolo lanciato negli ingranaggi dall’ operaio esasperato. E si chiama Collettivo Sabot quello creato a Cagliari da Massimo Carlotto con i suoi giovani allievi, tra cui Piergiorgio Pulixi, che ha presentato recentemente il suo libro ‘Una brutta storia’, al Caffè Savoia, per l’Associazione dei lettori denominata Miele Amaro. Racconto appassionante del paese e dei tempi in cui siamo, di storia vera si tratta, ricostruita sugli articoli di giornale, seguendo la notizia dell’arresto di alcuni poliziotti corrotti, insieme a numerosi criminali ceceni. Dice Piergiorgio che i Sabot partono da una riunione del gruppo per parlare di trame, condividere esperienze e sensibilità su un progetto collettivo, o singolo che sia, come nel caso di questo libro. E scatta l’interesse di tutto il gruppo, quando si legge sui giornali dell’arresto di 16 poliziotti, ma questo non è un libro contro la polizia, aggiunge. La stragrande maggioranza dei poliziotti è gente seria, piuttosto mi interessava infrangere il tabù della corruzione tra loro, di cui si parla molto negli altri paesi mentre, qui in Italia, sembra voglia dire macchiare il Corpo di Polizia. Interessante vedere come, tra legge e divisa, vive un uomo complesso, vederne le debolezze, vedere come lavora il personaggio in termini psicologici, vedere come la corruzione ‘lavora’ questa famiglia. Vedere, insomma, come agiscono le persone. E a chi gli chiedeva come il processo di scrittura sia stato influenzato dalle sue letture, dalle atmosfere delle sue letture, l’autore ha risposto che il libro è un esperimento, con i suoi tanti personaggi e i tanti colpi di scena e gli intrighi segreti, secondo il modello di Dumas. Ancor di più sottolineato dagli elementi della tragedia shakespeariana, dal carattere epico dello scontro tra pantera e lupo, tra il poliziotto e il ceceno, due personaggi in contrapposizione dentro una guerra per bande. E conta la suggestione del cinema, ha aggiunto, perchè lo scrittore sta al passo con le altre espressioni narrative.
Così a chi chiedeva dei personaggi, predestinati e tragici, se fossero scelta letteraria o rappresentazione della società, ha risposto che di individui reali si tratta, perchè è la verosimiglianza del personaggio e, insieme, la sua rappresentazione psicologica, a coinvolgere il lettore. E’ facile capire come il peso della scelta determini sempre la nostra esistenza. I poliziotti tra famiglia e onore, tra l’appartenenza al branco e le scelte personali. Sei libero di scegliere, dice l’autore, non libero delle conseguenze delle tue scelte, perciò ho voluto raccontare il peggio dell’individuo, umanizzando il personaggio dentro le esperienze d’amore, il sesso, e i sentimenti. In un libro sulla vendetta e sul caos, come esito del destino, c’è un sostrato emotivo fortissimo perchè, per dare al noir una modalità propria di altri generi, lo scrittore ha sentito il bisogno di descrivere emozioni amori, crisi, tradimenti del partner. Resta volutamente insoluto, sfumato, il passaggio tra bene e male, mentre i personaggi ne escono rafforzati, non si appiattiscono nella storia, come faceva notare qualcuno dei presentatori del libro, resi semmai ancor più vigorosi da una colonna sonora che, in 29 canzoni, attraversa tutto il testo. E nel capolavoro struggente dei Led Zeppelin, che mi ha influenzato, dice ancora l’autore, mi ha aiutato a tratteggiare alcune scene, ‘Baby, son destinato a lasciarti’, sintetizza il branco, la famiglia di poliziotti con regole particolari, loro da una parte, il mondo fuori. Sposare musica, immagini e parole migliora lo stile della scrittura. La musica irrompe nel romanzo a descrivere l’ombra che rappresenta la proiezione, i sentimenti, la sofferenza dei personaggi. E se per Piergiorgio Pulixi lo scrittore non è un giudice, e resta sempre molto sottile il confine tra bene e male, la lotta dei buoni, raccontata in quel contesto, vede i cattivi ‘giocarsela’ alla pari con i buoni che, per fermare i cattivi, superano a loro volta la linea. Per catturare il mostro, devi a tua volta diventarlo, ecco la linea tra bene e male, il vero scheletro nell’armadio. E non puoi tornare più indietro, quando salvare la famiglia diventa la regola che ti fa superare il limite.
Si conclude riprendendo le esperienze del Collettivo il dialogo fra l’autore e i lettori, per capire come lo scrittore, abituato a esprimersi nel gruppo, ora abbia lavorato da solo. In realtà il Collettivo c’è sempre stato, nella fase della stesura e del componimento. Non mi sono mai sentito solo, dice Piergiorgio, anche noi abbiamo spirito di branco, rafforzato dalle pubblicazioni e dalle uscite in collettivo, dai diversi romanzi collettivi. Pur vivendo in città diverse, la condivisione, la volontà di stare assieme, è forte anche per quello di noi che lavora al suo romanzo: la cultura in rete pone lo scrittore in contatto con gli altri del gruppo, attraverso mail, videoconferenze, ecc. Semmai adattare il metodo di lavoro al progetto, è la prima regola che ci siamo posti. La storia narrata ci costringe a riorganizzarci ogni volta, amici e colleghi si mettono al servizio della storia, esprimendo quel vero e proprio bagaglio professionale ed umano che noi siamo divenuti, col tempo, nel nostro collettivo.
Buona lettura del libro di Piergiorgio Pulixi, Una brutta storia, edizioni e/o.
Il prossimo incontro di Miele Amaro, proprio con Massimo Carlotto, il creatore dei Sabot, e il suo ‘Respiro corto’. Al Ghetto degli Ebrei, martedi 22 maggio.

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