La ricetta per l’Europa degli apprendisti stregoni

18 Maggio 2012
Nessun commento


Alfiero Grandi

Sono state fatte affermazioni incredibili da parte di autorevoli responsabili europei e non solo. A partire dalla notizia, fatta ovviamente trapelare ad arte, che il FMI - istituzione non europea - starebbe calcolando le conseguenze di un’uscita della Grecia dall’Euro.
Da tempo c’è un partito revanscista che sogna la fine dell’Euro, o almeno la sua rottura in due parti: un euro della Germania con i suoi satelliti e un altro del Sud Europa, compresa la variante che ogni paese torni alla sua precedente moneta nazionale.
Di questo fronte aggressivo e potente fanno parte settori dell’economia e della politica tedesca (gli argomenti sono simili a quelli della Lega) ed europea, esponenti di paesi ammessi forse frettolosamente nell’Euro e provenienti da storie che non hanno memoria della faticosa, pluridecennale costruzione dell’attuale Europa. A questi si aggiungono ambienti finanziari americani, e non solo, che non hanno mai digerito il pericolo che l’Euro rappresenta per il signoraggio del dollaro. La crisi generata dalla crescita a dismisura dei capitali finanziari, slegati da qualunque attività economica, ha spinto sull’acceleratore delle difficoltà dell’Europa. La notizia di questi giorni è che il volume dei capitali finanziari nel mondo ha già superato la mole precedente la crisi in corso e ancora nessuna regola è stata adottata e anzi ne è stata consentita l’ulteriore crescita. Parafrasando Sraffa si potrebbe dire che si è prodotta finanza attraverso la superfetazione della finanza. Se poi alla finanza non corrisponde nulla non è importante, perché i guadagni relativi agli aggi e le remunerazioni dei finanzieri sono concretissimi e gli effetti sull’economia reale e sull’occupazione devastanti. Le “armi finanziarie” di distruzione di massa, di cui ha parlato Warren Buffet, sono queste e la responsabilità dei governanti europei è di averle lasciate proliferare senza controllo. Anche la Tobin Tax, di cui si parla da tempo, non è ancora stata adottata perché la signora Merkel l’ha rinviata all’accordo di tutti, cioè al mai.
C’è chi si meraviglia che Moodi’s declassa le banche italiane, evidentemente dormiva quando veniva chiesto di mettere le agenzie di rating in condizioni di non nuocere, visto che sono il puntatore laser della speculazione finanziaria.
Nulla è stato fatto e ora la situazione precipita.
I comportamenti tedeschi non sono solo legati al timore dell’inflazione perchè in realtà la Germania ha ridotto dal 2,8 all’1,4 % il costo del collocamento del suo debito pubblico, cioè zero, e quindi non ha problemi a finanziare le sue imprese e le sue banche in difficoltà (300 miliardi di euro), mentre pagano i paesi che hanno lo spread più alto, a partire dalla Grecia, Italia compresa.
Il buffo, se non fosse tragicamente pesante per l’Italia, è che dopo avere preteso il risanamento dei conti pubblici, imponendo tagli e tasse come in Italia, i ben noti “mercati” oggi mettono in croce gli stessi paesi perché non hanno crescita economica. Come potrebbero? Visto che il risanamento, cioè i tagli e l’aumento delle tasse comprometteno lo sviluppo e portano alla recessione? Anche le tanto invocate riforme strutturali servono a poco? I mercati sanno benissimo che con lo sviluppo c’entrano ben poco e nella migliore delle ipotesi se ne riparlerà tra anni. Veramente qualcuno pensava che modificando l’articolo 18 o tagliando le pensioni, oppure modificando l’articolo 81 della nostra Costituzione - su ispirazione ideologica dei neoliberisti europei e nostrani - lo spread sarebbe andato a posto e l’Italia si sarebbe tolta dai guai ?
Avere inseguito la signora Merkel non ci ha aiutato, ci ha fatto perdere tempo nell’identificare il vero problema. Anzi ha portato a dipingere la Grecia come lo spauracchio, lo scolaro indisciplinato, a cui erano state inferte severe ma giuste punizioni.
La Grecia è precipitata nel baratro per la cecità e il furore ideologico dei rigoristi ad ogni costo, che ora parlano apertamennte della sua uscita dall’Euro (speriamo che non accada) e spingono verso una dinamica fuori controllo, con effetti devastanti su tutta l’Europa, a partire dai paesi più esposti come l’Italia.
L’Italia dovrebbe oggi mettersi alla testa di una campagna di solidarietà verso il popolo greco, per aiutarlo a restare ad ogni costo nell’Euro, altrimenti è l’edificio dell’intera Europa che potrebbe precipitare. Verso la Grecia stremata e con il rischio dell’ingovernabilità occorre tendere la mano e accettare di ridiscutere le condizioni imposte dall’Europa e dal Fmi. Non si può essere appagati solo dal risanamento finanziario, occorre offrire alla Grecia le condizioni per riprendersi. Non è solo solidarietà ma difesa dei nostri interessi. Quelli che fanno i conti sull’uscita della Grecia dall’Euro sono degli apprendisti stregoni che maneggiano esplosivi senza consapevolezza.
Anche su sviluppo e occupazione non è più tempo di tentennamenti. Il Governo deve schierarsi senza se e senza ma con Hollande, che non a caso ha visto schierarsi in modo nuovo altri esponenti di Governi europei finalmente incoraggiati da uno dei paesi leader ad imboccare un’altra scelta in Europa.
Il suggerimento dei soliti benpensanti di mettersi a mediare tra Merkel e Hollande ci porterebbe diritti a un ulteriore peggioramento della recessione. Il 2012 si chiuderà - purtroppo - con una diminuzione del Pil a fine anno maggiore del previsto. Occorre un cambio di marcia deciso. Dobbiamo evitare di fare la fine dell’ammalato che avendo subito un intervento ben riuscito era purtroppo deceduto.

0 commenti

  • Non ci sono ancora commenti. Lascia il tuo commento riempendo il form sottostante.

Lascia un commento