Taglio del parlamento, Bonomi, Conte, Lagarde, uno sguardo di insieme

22 Giugno 2020
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Alfiero Grandi

Gli stati generali – al di là del nome altisonante – possono essere utili a condizione che governo e maggioranza siano in grado di tradurre il lavoro in progetti precisi di governo. La sede di confronto c’è, le opinioni espresse fanno comprendere pregi e limiti delle diverse posizioni, le differenze sono evidenti. Colpisce la ruvidità eccessiva del neo presidente di Confindustria, che usa toni ultimativi alla Brenno, il cui unico obiettivo è ottenere per le imprese tutto: soldi senza condizioni, il riconoscimento di un ruolo di lobby senza precedenti puntando a condizionare il governo e di metterlo sotto tutela, con richieste e proposte del tutto al di sotto del ruolo che le imprese dovrebbero svolgere. Ad esempio la nuova direzione di Confindustria non affronta il problema di come garantire la salute di fronte ad una pandemia non risolta, l’unica vera aspirazione sembra fare in modo che le imprese abbiano un salvacondotto sulle misure anticovid. Un po’ poco, per questo Conte ha invitato a volare più alto, con quanta fortuna si vedrà.
L’opposizione politica purtroppo continua ad essere egemonizzata da Salvini che ha l’unico obiettivo della caduta del governo, prima possibile. L’ennesimo tentativo di arrivare alle elezioni anticipate, per ora è stato rintuzzato. L’opposizione ha scelto di non candidarsi come una vera alternativa politica, semplicemente dice il contrario a tutto e su tutto. In questo può esserci anche la furbizia di Forza Italia, oggi troppo debole per contendere la leadership a Salvini, a cui forse non dispiace che la Lega continui ad indebolirsi in una posizione inefficace. L’aspetto curioso, quasi da contrappasso, di questo atteggiamento pregiudiziale verso il governo Conte è che la parte più movimentista della destra sociale si erge a paladina del ruolo delle assemblee rappresentative, in particolare del parlamento. E’ vero che la critica agli incontri a Villa Pamphili in nome di un confronto nella sede parlamentare è stata miseramente contraddetta dall’abbandono dell’aula appena il governo si è presentato. Tuttavia, la richiesta delle destre di un confronto in sede parlamentare pone, seppure da un pulpito poco credibile, un problema che sarebbe sbagliato lasciare cadere. Salvini e la Lega hanno una cultura istituzionale che ricorda più gli Unni che posizioni civilizzate, ma una parte della destra può essere interessata al rilancio del ruolo del parlamento e se questo avvenisse sarebbe un bene per la democrazia italiana. Del resto gli appelli di Conte alla responsabilità dell’opposizione potrebbero trovare proprio in sede parlamentare un modo per realizzarsi, a condizione che anche la maggioranza attribuisca al parlamento il ruolo che deve avere e su questo sappiamo che che ci sono problemi seri con comportamenti incoerenti. Può essere che le ragioni della destra siano tattiche, ma se sente il bisogno di usare una tattica che difende il ruolo delle assemblee rappresentative non si può negare che questo è importante, anzi diciamolo con chiarezza: molto utile alla nostra democrazia, di cui si avvertono preoccupanti scricchiolii.
La maggioranza e il governo non hanno colto questa novità, con la vista annebbiata dal poco edificante episodio del taglio del parlamento, invece farebbero bene a rifletterci, perché l’obiettivo non può essere quello di sedere al governo, ma semmai di governare al meglio per dare un futuro al nostro paese, squassato da una crisi sanitaria ed economica senza precedenti e che purtroppo potrebbe non essere finita. Molte scelte per fronteggiare l’emergenza sanitaria sono state giuste, ma la loro attuazione è avvenuta spesso attraverso un restringimento delle modalità rappresentative, esaltando il ruolo del governo e in particolare concentrando le scelte nella Presidenza del Consiglio. Se oggi viene avanzata la richiesta di ridare un ruolo al parlamento, correggendo anche qualche titubanza di troppo di settori dei parlamentari sul ruolo che dovevano svolgere, proprio mentre il personale sanitario si esponeva al pericolo e in troppi casi pagando un prezzo pesante. Essere parlamentari non è un obbligo, dimostrarsi all’altezza del ruolo dopo avere accettata la nomina invece lo è. Quando si entra a fare parte del parlamento si deve rispondere dei propri comportamenti e correre anche i rischi relativi, altrimenti ci si può dimettere. Consapevolezza del ruolo e comportamento responsabile fanno parte integrante del ruolo di parlamentare. Una parte della destra solleva il ruolo del parlamento e chiede che questo conti di più? Bene, per fortuna. La maggioranza dovrebbe cogliere al volo questa opportunità e dovrebbe fare altrettanto per valorizzare il parlamento, di più se possibile.
Lo stucchevole balletto sulla data del voto in un unico giorno, fino all’ultima farsa in Senato, è la conferma che ha prevalso nel governo un interesse di bottega di chi è convinto che votare insieme per le regionali, le comunali, le suppletive porterà più votanti e più voti per l’approvazione del taglio del parlamento. Si vedrà se sarà così, ma intanto si può dire che un atteggiamento come questo è al di sotto del livello richiesto dalla partita istituzionale che si pure si dichiara di volere giocare. Il taglio del parlamento è importante? Il M5Stelle ne ha fatto una bandiera? Abbia il coraggio di rivendicarla e di dare battaglia per fare capire le sue ragioni agli elettori, dando modo a chi non è d’accordo di fare altrettanto, altrimenti, come dice una pubblicità, vuole vincere facile.
La richiesta di votare la riduzione dei parlamentari dovrebbe essere la sfida centrale di chi come il M5Stelle ha voluto ad ogni costo il taglio del parlamento, senza preoccuparsi dello sbrego istituzionale conseguente. Altri nella maggioranza hanno la responsabilità di avere accettato l’imposizione del M5S e hanno sbagliato, ma chi l’ha voluta si è contraddetto. Se la scelta è importante non dovrebbe avere bisogno del soccorso di altri argomenti per convincere gli elettori ad andare a votare. Non è così e la preoccupazione è talmente forte che l’election day è stato l’unico punto fermo di tutto il balletto poco edificante, con il finale già scritto, di arrivare al voto di fiducia.
Faremo come Pier Capponi e proveremo a suonare le nostre campane, compresi i ricorsi in sede giudiziale per denunciare una forzatura che ha mischiato gli argomenti di voto. In questa scelta c’è troppa sottovalutazione dell’importanza del ruolo del parlamento e del grave errore che rappresenta tagliare il parlamento, per questo non hanno capito che la proposta della destra andava presa sul serio nell’interesse della democrazia. Le posizioni sono talmente di parte che sottovalutano il problema dello squilibrio che il taglio del parlamento porterà tra i poteri dello stato, esaltando il ruolo del governo. Per questo occorre rilanciare con decisione le posizioni del No combattendo a viso aperto contro questa scelta sciagurata, facendo appello a tutte le energie disponibili.
Agli stati generali va fatta un’osservazione. Nei lavori c’è stata una sottovalutazione della voce dal sen fuggita della Presidente della Bce Lagarde. Dal 1° luglio la presidenza tedesca dell’Unione potrebbe essere un’opportunità da sfruttare per porre a livello europeo esattamente il punto che la Lagarde ha messo in luce. Qualunque siano gli strumenti di finanziamento per paesi come l’Italia che hanno bisogno dell’ossigeno degli aiuti europei, a fondo perduto o con interessi al minimo, resta irrisolto. Se le norme dei trattati per ora sospese dovessero rientrare in funzione, come tra un certo periodo potrebbe accadere, il problema non sarà più la natura dello strumento richiesto per finanziare gli interventi in Italia ma i conti pubblici fuori regola in quanto tale, sia per l’aumento del deficit che per l’aumento dello stock del debito. La Lagarde ha il merito di avere sottolineato che il cambio dei trattati è il problema da affrontare prima che le regole tornino in funzione, legando la loro modifica alla sospensione delle regole vigenti. Occorre quindi modificare i trattati, introducendo regole diverse da quelle dell’austerità e con un orizzonte europeo rafforzato. Il semestre tedesco può essere quello giusto per questa discussione perché solo la Germania, non da sola ovviamente, può iniziare un nuovo percorso. Basta pensare alle difficoltà che sta affrontando il varo del progetto del recovery fund.
Per questo ha poco senso il balletto sul Mes e sul Recovery fund perché tutti gli strumenti dovrebbero essere agganciati ad una prospettiva di riforma dei trattati in vigore, facendo terminare la sospensione attuale solo quando i trattati europei saranno stati modificati.

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