La regione Lazio impugna il decreto-truffa

7 Marzo 2010
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Amsicora

Che la vicenda del decreto truffa non fosse conclusa con la resa del Presidente Napolitano era evidente. A garanzia della Costituzione c’è pur sempre la Consulta. E così la giunta regionale del Lazio ha votato all’unanimità una delibera contenente il ricorso alla Corte Costituzionale per chiedere l’illegittimità del decreto legge varato venerdì sera dal Consiglio dei ministri.
Nella delibera si invita il vicepresidente della giunta Esterino Montino «a promuovere, ai sensi dell’art. 41 dello Statuto, l’impugnazione del citato decreto legge, previa sospensione cautelare, mediante ricorso avanti la Corte costituzionale, dandone comunicazione al Consiglio regionale».
Il decreto salva-liste, ha spiegato Montino, «è illegittimo perchè invade le prerogative della Regione, in particolare di quelle che hanno già legiferato» sulla materia elettorale. Il vicepresidente ha ricordato come la legge a cui fa riferimento il dl è la 108 del ‘68, precedente all’istituzione delle Regioni. Nel ‘99, ha aggiunto, c’è stata la riforma delle Regioni, che ne ha definito le varie competenze, tra cui la materia elettorale. «Ci sono quattro sentenze – ha proseguito – che riaffermano lo stesso principio». Ora, «noi abbiamo votato una legge elettorale nel 2005. Se c’è un’interpretazione da fare, questa va fatta dalle singole Regioni».
«Questa delibera non è una scelta politica ma istituzionale, che riafferma il principio del rispetto delle prerogative della Regione. Secondo Montino la legge elettorale «non ha mai avuto bisogno di interpretazioni in tanti anni, ma la si interpreta solo adesso. Renata Polverini – ha concluso – ci critica perchè lo relega ad atto politico contro una forza politica: è invece un intervento di carattere istituzionale e di difesa delle prerogative delle Regioni che tutti dovrebbero avere a cuore».
Ora, la Corte costituzionaloe dovrà preliminarmente verificare se la materia “interpretata” dal decreto truffa è stata disciplinata dalla Regione Lazio oppure no. Le Regioni infatti possono impugnare le leggi statali solo per difendere la loro sfera di competenza, ossia nel caso in cui assumano che la legge statale ha invaso la sfera legislativa loro riservata dalla Costituzione. In ogni caso è probabile che l’iniziativa della Regione Lazio venga seguita da altri ricorsi alla Consulta. Com’è noto, in materia elettorale la legittimazione a ricorrere spetta a qualunque elettore. Una volta conosciuti i risultati delle elezioni è quindi certo che qualcuno, nel Lazio e nella Lomardia, impugnerà l’atto di proclamazione degli eletti davanti al Tar, e in quella sede solleverà la questione di legittimità costituzionale. In questo caso l’impugnazione del decreto truffa si estende a tutti i vizi di legittimtà costituzionale e non solo alla questione di competenza, che vale invece per il ricorso in via principale della regione Lazio.
Ancora una volta la difesa delle garanzie democratiche, non assicurata da Napolitano, è nelle mani del giudice delle leggi. La Consulta già altre volte ha reso giustizia, annullando le leggi ad personam di Berlusconi. Qui ci sono tutti i presupposti giuridici per l’annullamento, primo fra tutti il carattere non interpretativo ma innovativo del decreto salvalistePdL.

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