Il “benicomunismo”, un nuovo “assalto al cielo”?

6 Agosto 2015
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Andrea Pubusa 

Sotto l’ombrellone, per sfuggire alla tristezza della cronaca politica quotidiana, ho letto d’un sol fiato “il benicomunismo e i suoi nemici”, Einaudi, di Ugo Mattei cercandovi risposte ai miei tanti interrogativi giuridi e politici. E certo questo libro qualche risposta tenta di darla, anche se alla fine non so se prevalgono i dubbi o le certezze. Ma questo è il bello dei libri che fanno pensare. E questo fa pensare.
Anzitutto cosa sono i beni comuni e cos’è il benicomunismo? Ce lo dice in più parti l’autore e in sintesi la presentazipone del libretto. “I beni comuni emergono nelle lotte contro la privatizzazione, ossia la sottrazione di spazi e il diniego dell’accesso a luoghi comuni (fisici o simbolici) che alcuni detentori di potere concentrato perpetrano nei confronti di tutti gli altri. A partire da essi si è sviluppato un insieme di idee che si sono tradotte in azione politica. L’espressione «benicomunismo» inaugurata dispregiativamente da qualcuno, è stata invece adottata con orgoglio ed è evocativa di una teoria che in nome dei beni comuni articola una critica radicale al modello neoliberale. La critica teorica benicomunista si articola tanto contro il settore privato quanto contro il settore pubblico e vuole ridurre a unità teorica le varie prassi di lotta che hanno come obiettivo la difesa dei beni comuni. Questo volume fa il punto sullo stato della teoria e replica alle obiezioni e critiche sollevate in questi anni”.
Più specificamente “il benicomunismo” è una nuova versione del comunismo, privato della statualità e del partito. Un movimento che cambia lo stato di cose presente, come diceva il vecchio Karl, ma lo fa dal basso, senza leader carismatici, attraverso una spinta collettiva che in punti importanti della società o in relazione ai beni essenziali avvia pratiche di gestione collettiva senza gerarchie, con perfetto egualitarismo. C’è un richiamo alla indimenticata Comunhe di Parigi e non a caso i protagonisti di queste esperienze sono chiamati da Mattei “comunardi”. La prospettiva è una rete di esperienze che si allargano e che, a un certo punto, formeranno una  “comunità di comunità”, che sempre in forma partecipata e pervasivamente democratica organizzerà il movimento. C’è nella prospettiva delineata da Mettei insieme spinta rivoluzionaria e acquisizione graduale di nuovi spazi comunitari, a riprova che il benicomunismo non è utopistico o velleitario, ma unisce gradualismo a sbocco rivoluzionario.
C’è in tutto questo l’eco della scomparsa dello Stato in Marx e la critica radicale alla rappresentanza negli attuali sistemi occidentali, sempre più fondata su regole maggioritarie, che rendono i governanti del tuitto indipendenti e contrapposti alla grande massa degli elettori. Insomma, una traduzione in chiave moderna dell’unico sperimento storico in cui la massa ha distrutto le strutture statuali borghesi ed ha veramante gestito il potere senza intermediari, la Comune di Parigi, durata però troppo poco per indicarci soluzioni, ma abbastanza per evocare una via verso la liberazione. Il benicomunismo vuole essere un nuovo assalto al cielo.
 

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