Carbonia. Nelle campagne rottura del latifondo, ma le cooperative dei decreti Gullo cessano di esistere. Il movimento contadino diviso, non danno esito i tentativi di sconfiggere familismo e sfiducia

26 Maggio 2024
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Gianna Lai

Più dura la repressione nelle campagne, “data la maggior forza del movimento operaio rispetto a quello contadino”, dove la lotta per la terra si concluderà insieme al varo della Legge stralcio. Dice Vittorio Foa che, se la riforma agraria rompe il latifondo e apre all’azienda capitalistica, dà tuttavia origine “a medio termine, all’esodo di massa dalle campagne”. Mentre la Cassa per il Mezzogiorno crea “un nuovo mercato per l’industria del Nord” sicché nel Sud, il cambiamento, tende ancora ad “accentuare le differenze al suo interno, e dell’intero Mezzogiorno, nel rapporto col resto del paese”. Così anche secondo lo storico Giorgio Candeloro, “la legislazione agraria e meridionalistica del 1950 non modificò la scelta industriale e nordista” della politica economica italiana, “ma fu anzi funzionale ad essa… Si può affermare che la maggior parte dei contadini poveri meridionali rimase senza terra o con pochissima terra a disposizione, tanto è vero che moltissimi di loro poterono sopravvivere soltanto con l’emigrazione”. Ed inoltre, se “comunque decadde e si sgretolò il vecchio blocco agrario, guidato dalla proprietà latifondista”, tuttavia nuovi pesanti centri di potere all’orizzonte, con la formazione di “un nuovo blocco di forze intorno alla Democrazia cristiana”, come già denunciato dalla professoressa Maria Luisa Di Felice, in riferimento alla regione Sardegna. E dal prof. Sotgiu, che così chiarisce gli esiti della riforma nell’isola, “L’Etfas divenne subito feudo gelosamente custodito dei gruppi dirigenti della Democrazia cristiana di Sassari sulla cui azione, da posizioni di governo sempre più autorevoli, vigilava da Roma Antonio Segni”. Mentre “i nuovi assegnatari, indifesi, facevano le prime non facili esperienze”, non essendo venuta meno “la fame di terra, malgrado le assegnazioni”.
E lo storico Valerio Castronovo: la riforma Segni “non bastò a far fronte all’intensa domanda” e a “assicurare un reddito apprezzabile”, in particolare al Sud, “nelle campagne non riuscirono ad affermarsi né una figura di piccolo imprenditore autonomo né una rete di solide cooperative contadine”. Così anche con la creazione, nell’agosto del 1950, della Cassa per il Mezzogiorno, “un programma decennale di spesa pubblica dell’ordine di mille miliardi.” I cui investimenti contribuirono, in realtà, “a predisporre una più larga base di utilizzazione del mercato interno per l’industria del Nord e a creare così condizioni favorevoli per un più intenso dinamismo del reddito e dell’occupazione delle zone già sviluppate”

E poi lo storico Paolo Ginsborg , “dal punto di vista delle aspirazioni dei contadini, e da quello delle richieste formulate sull’onda della strage di Melissa, la riforma fu un’amarissima delusione. La terra espropriata non fu sufficiente a soddisfare i bisogni dei contadini… Coloro che furono abbastanza fortunati da ottenere una piccola proprietà si accorsero presto, sopratutto nelle zone più povere dell’interno dove maggiore era stata la protesta contadina, che non vi era modo di renderle autosufficienti e che una grande quantità degli aiuti statali veniva dirottata altrove”. Ed ancora, “i problemi cruciali della riforma dei patti agrari, di un piano nazionale di bonifica, di migliori salari e condizioni di lavoro, non vennero né affrontati, né risolti, con grave danno dei contadini poveri”. Mentre “la riforma spezzò quei tentativi di aggregazione e di cooperazione che, pur con tutti i limiti, erano stati i motivi ispiratori delle agitazioni contadine del 1944-50… Le cooperative che dopo i decreti Gullo si erano moltiplicate, cessarono di esistere. Il movimento contadino si divise in modo irreparabile… I tentativi di sconfiggere familismo e sfiducia, portati avanti dal movimento,… vennero definitivamente emarginati. Nella successiva storia del Meridione non si incontrerà più un analogo tentativo di costruire un ethos politico così alternativo. Quella del 1950 fu una sconfitta di dimensioni storiche che determinò i valori della vita meridionale contemporanea”.

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