Riforme istituzionali: innovazione o restaurazione?

4 Novembre 2014
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Alfiero Grandi, presidente - Ass. per il rinnocvamento sinistra

A Roma il 30 ottobre scorso, alla sala delle Colonne,  l’Ass. per il rinnovamento della sinistra ha tenuto un interessante Convegno  su “Riforme istituzionali e legge elettorale: innovazione o restaurazione?  Pubblichiamo uno stralcio dell’introduzione di Alfiero Grandi, che ci pare un contributo importante alla riflessione della sinistra sul tema. Di rilievo pratico la proposta conclusiva di creare insieme all’ANPI un presidio permanente di difesa della Costituzione e un Osservatorio sulle modifiche istituzionali.

Purtroppo l’attenzione dell’opinione pubblica su argomenti decisivi come la modifica della Costituzione della nostra Repubblica e la nuova legge elettorale resta a livelli troppo bassi. Il nostro paese, colpito da una crisi grave e lunga, tuttora in recessione, è concentrato su disoccupazione, perdita di reddito, assenza di prospettive per i giovani, per ricordare solo alcuni dei punti che erano al centro della manifestazione della Cgil di sabato scorso.
Per questo sarebbe un errore imperdonabile non reagire a scelte politiche sbagliate su Costituzione e legge elettorale, criticando, facendo controinformazione e chiarendo che la scelta non è tra cambiamento e conservazione, ma tra due possibili scelte, di cui quella del governo avrebbe certamente come risultato il rattrappimento ulteriore del ruolo del parlamento e della rappresentanza e l’accentramento delle decisioni nelle mani del governo, per di più togliendo poteri alle regioni.
Semmai è questa scelta accentratrice che sa di ritorno al passato. […]
Sulla legge elettorale vengono annunciati cambiamenti di orientamento del Governo di non poco conto ma non risulta che ci siano state nel merito discussioni nelle sedi politiche collettive del Pd. La prima versione della nuova legge elettorale presentata dal Governo riguardava anche il Senato, poi la decisione di non fare eleggere i senatori ha portato a cancellare quella parte, ora se ne riparla, forse in previsione di elezioni che potrebbero esserci prima della definitiva approvazione delle modifiche costituzionali. Vedremo. Sembra invece certo che il Governo voglia modificare la natura del soggetto beneficiario del premio di maggioranza passando dalla coalizione al partito. Il condizionale è d’obbligo perché per ora non ci sono atti parlamentari che lo confermano, ma la convergenza di Berlusconi porta a ritenere che abbia un fondamento il passaggio da coalizione a partito. Questa modifica avrebbe implicazioni enormi perché andrebbe oltre il tentativo di forzare verso il bipolarismo, imponendo di fatto un bipartitismo che in Italia non esiste, infatti lo spareggio tra i 2 partiti finalisti spingerebbe prepotentemente in questa direzione. In altre parole questa è la pietra tombale sulla stagione dell’Ulivo e su tutta l’esperienza del centro sinistra italiano iniziata da Prodi, non a caso è stata lanciata una campagna contro i piccoli partiti messi all’indice come i responsabili del mancato funzionamento del sistema, come del resto ha sempre affermato Berlusconi: non mi hanno lasciato lavorare. Argomento che oggi non è più appannaggio solo di Berlusconi. […]
Sulla proposta di legge elettorale approvata dalla Camera le osservazioni si possono concentrare su alcuni punti:

1) non sono accettabili forzature allo scopo di obbligare le forze minori ad aggregarsi

2) il premio di maggioranza per la governabilità, se proprio è ritenuto necessario, deve scattare a una soglia molto più alta dell’attuale. Anche il 40 % è un livello troppo basso, tanto più in presenza di una crescita vertiginosa dell’astensionismo (non va dimenticato che il 40,8 % di Renzi alle europee vale comunque un milione di voti in meno di quelli presi da Veltroni nel 2008)

3) il premio di maggioranza, che potrebbe essere ridotto a ben poco visto che dovrebbe essere di norma il risultato di uno spareggio, deve comunque avere un contrappeso in una soglia di sbarramento molto più bassa di quella oggi prevista per i partiti minori, coalizzati o meno, al fine di consentire la loro rappresentanza in parlamento; in ogni caso deve sparire la donazione di sangue gratuita al partito più grande da parte dei piccoli partiti coalizzati, che nell’attuale versione della legge elettorale non avrebbero diritto a rappresentanza ma vedrebbero conteggiati i loro voti a favore del partito dominante

4) i parlamentari debbono tassativamente essere eletti dai cittadini e non più nominati, come con il porcellum e con l’italicum, nemmeno parzialmente attraverso i capilista; questa è questione dirimente, i cittadini hanno diritto di decidere i loro rappresentanti; infatti è già discutibile che un parlamento di nominati, che è stato eletto con una legge dichiarata in buona parte incostituzionale dalla Corte sia autorizzato a modificare la Costituzione e sarebbe addirittura incredibile che decidesse di continuare ad impedire agli elettori di eleggere i loro rappresentanti

Sulla legge elettorale come sulla Costituzione è stato stabilito da Renzi un rapporto privilegiato con Berlusconi, che - malgrado sia un condannato senza diritti politici, per di più dichiarato decaduto dal Senato - entra ed esce dalle sedi istituzionali e viene considerato un referente politico fondamentale, in altre parole è stato per l’ennesima volta riabilitato. Letta aveva sbagliato per ottimismo quando aveva dichiarato concluso un ventennio, non aveva previsto non solo “lo stai sereno” ma anche che Renzi rimettesse in campo Berlusconi, capovolgendo le precedenti posizioni del Pd, e aprendogli la strada per atteggiarsi a padre della patria.
Del resto non è casuale che un provvedimento di legge approvato con larga maggioranza alla Camera, con i voti del Pd e di Forza Italia, sia un condono per gli esportatori di capitali all’estero, esteso anche agli evasori non esterofili per “ragioni di equità”. […]
Veniamo alla modifica della Costituzione. I tentativi di modifica della Costituzione sono stati numerosi, finora senza esito. Tuttavia questa volta la modifica della Costituzione del 48 potrebbe andare in porto, stravolgendola in profondità ed è per questo che è bene essere chiari e netti.
La battaglia va fatta per tentare di impedire stravolgimenti della carta costituzionale, tuttavia se questo non dovesse essere possibile occorre prepararsi per tempo alla battaglia in sede di referendum confermativo. Il Governo dichiara di volere in ogni caso sottoporre al voto le modifiche, gli va ricordato che grazie alla battaglia coraggiosa fatta al Senato da un gruppo di senatori, anche del Pd, l’approvazione delle modifiche costituzionali non ha avuto la percentuale richiesta dei 2/3, necessaria per evitare il passaggio referendario, quindi non è una concessione del Governo. Non possiamo dimenticare i toni offensivi e ricattatori tenuti verso i senatori dissenzienti, è una brutta pagina della vita politica italiana.
Occorre che anche nei futuri passaggi parlamentari l’approvazione, se ci sarà, delle modifiche della Costituzione avvenga con meno dei 2/3 dei voti, in modo da avere la certezza che ci sarà il referendum confermativo, ricordando che già la proposta di Berlusconi, più volte sbandierata come simile dal protagonista, è caduta proprio in sede di referendum confermativo. Non deve ripetersi l’obbrobrio della modifica della Costituzione alla chetichella, all’insaputa degli elettori, evitando il referendum confermativo, come è avvenuto per l’articolo 81 della Costituzione, che ha stabilito rigidi vincoli al bilancio dello Stato, perfino più di quelli già pesanti che chiedevano gli accordi europei fondati sull’austerità. Per questo va appoggiata pienamente la legge di iniziativa popolare che propone la modifica dell’articolo 81. […].
Per tutte queste ragioni la proposta che avanziamo a quanti hanno a cuore il futuro della nostra democrazia, di cui la Costituzione è un presidio fondamentale e di cui la legge elettorale dovrebbe essere degno coronamento, di dare vita ad una sede di confronto di tutti i soggetti che vogliono potersi esprimere su scelte che decideranno del futuro dell’Italia e del suo ruolo in Europa. Chiediamo all’Anpi nazionale di dare vita ad un osservatorio permanente sulle modifiche costituzionali e sulla legge elettorale nel quale raccogliere tutte le soggettività che vogliono esprimere un loro punto di vista sulle proposte del Governo e sulle decisioni del parlamento.

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