Martina non salva neanche l’onore, si genuflette davanti a Renzi

3 Maggio 2018
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Red

Questo Martina umiliato da Renzi, via Fazio, sembrava volesse difendere almeno la sua dignità. E invece neanche quella. Ha ripetuto in direzione il mantra di Renzi: “No a un governo con M5s ma anche al dialogo con il centrodestra”. E dire che era partito bene: “Questa direzione - ha detto all’esordio - ci chiama a un confronto franco, sincero, a due mesi dal voto che ci ha consegnato una delle sconfitte più nette mai accadute nella nostra storia. Il voto ci pone domande cruciali sul destino del campo del centrosinistra”. “Non possiamo rimuovere quel che è accaduto: dobbiamo capire per cambiare”, aggiunge. “Non ce la caveremo solo con qualche mossa tattica”.  Bene dopo questa promettente premessa, conclude come l’asino di Buridano “né biada né acqua“. Ossia la morte per sete e fame. Morte lenta e di stenti.
Rimane una speranza. Che sia Mattarella a smuoverli? “Lunedì - ha detto Martina - si terranno nuove consultazioni e dovremo avere atteggiamento costruttivo verso la presidenza per affrontare questo nodo complesso”. Insomma, loro delegano il Capo dello Stato a dirgli cosa devono fare. Modo davvero originale per rilanciarsi, dopo la sconfitta!
La insensatezza della posizione fa sorgere il sospetto che, al di là della facciata, dietro le quinte, si mediti qualche manovra sulla testa degli italiani, come quando all’inizio della scorsa legislatura fu fatto fuori Bersani. Il voto una cosa l’ha detta e la dicono anche le consultazioni  recenti: B. e Renzi hanno fatto il loro tempo, il futuro può e deve essere costruito senza di loro. Dire che nei futuri assetti non ci dev’essere B. e neppure Renzi non significa porre un veto personale. Si tratta della presa d’atto d’una volontà politica espressa dagli elettori; e, del resto, un cambiamento è impensabile con gli artefici dello sfascio attuale. Bisogna essere vigili perché c’è il rischio di un esecutivo in continuità con quelli degli ultimi 7 anni, non eletti ma nominati non si sa dove e imposti ad un parlamento di nominati. Sarebbe un ennesimo attacco alla rappresentanza e alla sovranotà popolare. Dobbiamo sventarlo.

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